Roberto Baldini recensisce “Tranne il colore degli occhi”

La storia di Michela e Annamaria.

Una nuova bellissima recensione per il mio romanzo Tranne il colore degli occhia firma di Roberto Baldini, sul sito Il giornale di Roberto B, un blog fatto di “recensioni, commenti, storie, poesia, libri, racconti di esperienze, reading, presentazioni”.

Non sarò mai sufficientemente grata a chi sceglie di dedicare tempo alla lettura e alla recensione di romanzi di autori esordienti. È il passaparola della rete. Leggere e consigliare. Quello che qualche decennio fa si faceva a voce, da amico a amico, da lettore a lettore.

Ci si scambiava i libri con la raccomandazione di restituirli, di trattarli bene. Qualche volta tornavano, qualche altra no.

La fatica, di chi come me ha decido di dedicare l’anima a una passione tanto ingrata come la scrittura,  è quella di farsi conoscere per arrivare al cuore del lettore.

Io e i miei amici autori abbiamo una sola pretesa (brutta parola); un solo desiderio (così va meglio): essere letti. E le recensioni che ricevo mi comunicano proprio questo: un lettore ha dedicato tempo al mio libro e ha speso buone o cattive parole per descriverlo, parlandone ad altri, favorendone la sua diffusione.

In ogni caso ne ha parlato!

Puoi leggere la nuova recensione QUI.

Grazie Roberto Baldini!

 

 

 

Alla ricerca di nuove avventure

Le nuove avventure non finiscono mai, basta cercarle! O, a volte, sono loro che cercano noi.

C’è una domanda che mi sento rivolgere spesso: «Ma dove trovi il tempo per fare ciò che fai?» Premesso che io non sono un genio, anzi una persona normalissima che fa delle sue giornate un impasto di tanti ingredienti, io credo che la risposta alla questione annosa “non ho tempo” sia da ricercare proprio in mezzo a quegli ingredienti.

Se faccio la crostata, so che tutto quello che userò per impasto, farcitura, decorazione, sarà qualcosa che amo così tanto da non poter resistere. E, ovviamente, la mangerò in pochissimi giorni.

Se invece preparo un panino con la sottiletta o il formaggino, inizierò a storcere il naso, a sbuffare e a dire che non ho fame. Conclusione, rovisterò nel frigorifero alla ricerca di un pezzettino di parmigiano.

La vita è un autoscontro fra le cose che lei ci propone e ciò che ci fa sentire vivi. Ecco, il punto è tutto qui: sentirci vivi. Qualcuno dice che quando parlo dei miei libri e di scrittura si nota che è una cosa che amo. E sono contenta di questo perché, risultati a parte, quando leggo e scrivo io sono felice, anche se quello che sto facendo mi fa stare male. Un mio caro amico ha affermato, durante L’ora del tè: “scrivere non fa meno male che ricevere un pugno” (intervista completa qui). Parole sacrosante Piero De Fazio!

Scrivere è un processo di maturazione e di crescita. Peggio di una seduta di psicoterapia. Quando risorgi dalla pagina bianca (quando ormai bianca non lo è più), non puoi fare a meno di raccogliere i pezzi di quello che è rimasto di te. Scrivere è un processo e quando inizi non sai chi vincerà alla fine.

C’è un’avventura nuova, che è venuta a cercarmi, e alla quale ho risposto “Sì”. Riguarda la scrittura, il mio lavoro, le persone che mi circondano ogni giorno e nuovi amici.

Non ne parlerò ora per semplice scaramanzia (in cui non credo) ma anche per tenervi sulle spine. Un po’ ci sta, concedetemelo!

Vi aggiornerò e, se tutto andrà bene, ne parlerò ancora qui.

Buona lettura del mio BLOG!

L’ora del tè; chiacchierando in salotto con Chiara Parenti

Toscana di nascita, Chiara Parenti inizia a scrivere per scommessa (fra poco ce lo racconterà lei), pubblica tre romanzi ebook con Rizzoli, nella collana Youfeel, ed esordisce nel 2017 in libreria con La voce nascosta delle pietre, edito da Garzanti.
C’è un luogo, a Rimini, la mia città, dove si beve un ottimo caffè, puoi sfogliare dei bellissimi libri e chiedere qualche consiglio di lettura ad Alice, la simpaticissima libraia. Se poi il libro lo acquisti, ricevi in omaggio un caffè molto buono.

Perché ti racconto questo?
Perché è lì, nel bar di Alice, che ho sfogliato per la prima volta il libro di Chiara Parenti; è lì che Chiara lo ha presentato e ha scritto sulla mia copia una bellissima dedica.

Segui le pietre e continua a brillare.

Queste parole mi colpirono, il perché lo capirai durante l’intervista, e quando iniziai a leggere la storia di Luna, venni catapultata in un’altra dimensione e non riuscii a staccarmi dal romanzo fino all’ultima pagina. Un giorno di lettura, tutta d’un fiato.
Come ogni toscano che si rispetti Chiara Parenti è solare, allegra e socievole.
Io ho voglia di parlare con lei, intrufolarmi nella sua vita, nelle sue giornate e conoscerla meglio anche come scrittrice.

Te la presento!

 

 

Ciao Chiara, benvenuta nel mio salotto. Sono molto felice di averti qui oggi.
Prima di iniziare chiedo anche a te, come faccio sempre, cosa posso offrirti. Un tè, un caffè, una tisana? Biscotti, ciambella, crostata?

Per me caffè e biscotti, grazie!

 

A questo punto, siamo pronte per iniziare. Pronti, via!
A che età hai iniziato a scrivere?

Ventotto anni.

 

Quali sono, se ne hai, le tue manie quando scrivi?

Ogni cosa sulla mia scrivania deve essere disposta in un determinato modo.

 

Il luogo in cui preferisci ambientare le tue storie?

In Italia.

 

Il libro più bello che hai letto?

Il cavaliere d’inverno di Paullina Simons.

 

Il luogo più strano in cui scrivi?

Scrivo solo alla mia scrivania.

 

Eccoci qua, Chiara. A parlare di libri e scrittura. Un tema che amiamo molto. Sono sempre impaziente di approfondire la conoscenza con gli autori che ospito nel mio salotto. Mi piace sapere della loro evoluzione come persone e come autori. Io ti conosco attraverso La voce nascosta delle pietre, di cui non ti ringrazierò mai abbastanza e per questo ho voglia di entrare un po’ di più nella vita di Chiara, come autrice e come donna.
Raccontati e presentati.
E poi svelaci qual è stata la scintilla, se c’è stata, che ti ha fatto innamorare della scrittura.

Allora, mi presento:

Sono Chiara, ho 37 anni e sono nata a Lucca dove vivo insieme a mio marito, mio figlio di 17 mesi e due gatti combinaguai. Sono laureata in Filosofia, sono giornalista pubblicista e lavoro nell’ambito della comunicazione. Le parole, insomma, sono il mio lavoro e soprattutto la mia più grande passione.

In generale posso dire di essere una ragazza solare, sensibile e sognatrice. Amo leggere, disegnare e viaggiare (sia sul serio che solo con la fantasia). Al tempo stesso però, so anche essere testarda, pragmatica e molto determinata.

Credo però che in fondo abbia ragione nonno Pietro, uno dei protagonisti de La voce nascosta delle pietre, quando dice che siamo tutti dei cristalli dalle mille sfaccettature, abbiamo lati tutti diversi che non si finiscono mai di scoprire e che spesso restano sconosciuti perfino a noi stessi.

Come autrice, quindi, sono tutto questo ma anche molto altro. Sono una ragazza che si è presa una sbornia colossale all’addio al nubilato della sua migliore amica, o la proprietaria di un negozio di pietre dure con il cuore ferito. In ognuna delle mie protagoniste c’è un po’ di me e, alla fine di ogni storia, in me resta un po’ di loro.

Ho sempre adorato inventare storie ma l’idea di scriverle è nata per caso: per gioco, in realtà. Un pomeriggio d’estate del 2008, scherzando con mio marito sul mutuo da pagare, mi disse che avrei dovuto mettermi a scrivere le mie storie, così sarei diventata famosa come la Rowling e ci saremmo trasferiti in un castello senza più il mutuo da pagare. Ora, ovviamente non abitiamo in un castello (e il trasferimento non pare neanche tanto imminente, per la verità) e la rata del mutuo arriva puntuale ogni mese, però ho scoperto che scrivere mi piace sopra ogni cosa.  Così, quell’esperimento nato per caso è diventato una vera passione da coltivare con cura, pazienza (tanta!) e amore.

 

Raccolgo dalle tue parole lo spunto per parlare di una cosa che mi sta particolarmente a cuore: i sogni.
Noi tutti abbiamo almeno un sogno chiuso in qualche cassetto di casa, sotto chiave oppure no, dimenticato sotto altri oggetti e lasciato lì, spesso per sempre.
Ti sei definita sognatrice: considerando che la passione per la scrittura è nata per caso e in età adulta, qual è il tuo sogno chiuso nel cassetto, quello che nascondi lì da sempre?
Gli autori sono sognatori di natura, sempre con la testa fra le nuvole, la mente nella storia e impegnati a chiacchierare con i personaggi. Capita anche a te che qualcuno ti parli e tu non senti perché hai la testa nella storia che stai scrivendo?

A parte la scrittura, non ho un sogno in particolare nel cassetto: ne ho tanti. Poter viaggiare in lungo e in largo per il mondo, andare a vivere a New York, prendere una seconda laurea: sono solo alcune delle mie aspirazioni. So per certo che molte di queste non si realizzeranno, ma immaginare realtà possibili è bellissimo e in fondo è quello che amo fare, e già solo questo mi basta. Poi se qualche sogno si realizza, tanto meglio.

Per quanto riguarda la seconda domanda: sì, mi capita molto spesso (forse troppo!). Quando sono nel bel mezzo della stesura di un romanzo, è come se con la testa fossi costantemente insieme ai miei personaggi e succede che i miei sfortunati interlocutori (in genere mio marito) debbano ripetermi qualcosa due volte (facciamo anche tre) per farmi tornare sul pianeta Terra. Ma questo è il bello di creare storie: viverle.

 

«Sapete che cos’è il vero amore, ragazzi?» ci chiese, ma poi fu lui stesso a darci la risposta. «È la persona che ci fa brillare.

L’unica in grado di smussare gli angoli, in modo che la luce esalti tutta la nostra bellezza.» Passò lo sguardo prima su Leo e poi su di me. «Sa tirare fuori la bellezza che abbiamo dentro, perché è la sola che riesce davvero a vederla. Per questo è così raro.» Il nonno prese un respiro profondo, come se quelle sue parole avessero un peso particolare per lui, che noi non riuscivamo a cogliere fino in fondo. «La vita con le

sue difficoltà trasforma le persone. Come diamanti grezzi, ci taglia, ci smussa, ci lucida. Ma è solo l’amore che ci fa brillare».

(estratto da La voce nascosta delle pietre)

 

 Scendiamo nel pratico, nella quotidianità di Chiara.
Hai un metodo di lavoro particolare quando scrivi? Quali strumenti utilizzi? Come organizzi le tue giornate, la tua agenda? Sei metodica? Rigorosa? Ti obblighi a un tot di parole al giorno come consiglia il maestro King, sabato, domenica e giorno di Natale compresi?

 Prima di cominciare la stesura del testo, di solito mi faccio uno schema di tutti i capitoli, uno scheletro abbozzato di come si svilupperà la storia, che andrò a riempire, man mano, di parole.

Scrivo subito al computer, ma se quando sono in giro mi viene qualche idea, la blocco al volo su un pezzo di carta o qualsiasi cosa abbia a disposizione in quel momento. Spesso mi scrivo appunti sulle mani.

Non sono rigorosa, ahimè, e il maestro King mi darebbe tante belle bacchettate perché scrivo solo quando sono ispirata. Se un giorno non mi va o vedo che non mi viene niente di buono, spengo il computer e faccio altro, aspettando che l’ispirazione ritorni.

  

Le bacchettate del maestro King non credo siano molto piacevoli, per fortuna non è qui ad ascoltarci.
Io sono del parere che la verità stia nel mezzo; ogni autore deve trovare il suo metodo di lavoro ideale. È ovvio che scrivere tremila parole ogni giorno sia un’ottima e sana abitudine, ma è anche vero che nessuno di noi è scrittore a tempo pieno e a volte si rende necessario trovare un compromesso fra tutte le attività che compongono le nostre giornate.
E ora parliamo del tuo ultimo romanzo La voce nascosta delle pietre. Vogliamo invogliare i lettori de L’ora del tè affinché lo comprino subito.
Un romanzo d’amore con la A maiuscola. Senza troppo zucchero. Ricco di pathos. Io l’ho letto in un week-end. Non riuscivo a staccarmi da Luna per nessun motivo, giorno e notte (LA MIA RECENSIONE QUI).
Fingi che io sia una persona che non ti conosce e parlami del tuo libro, convincimi a comprarlo e a leggerlo.

Oddio, io non sono molto brava a promuovere me stessa e i miei libri. Comunque ci provo!

Allora, questo è un romanzo che parla d’amore. Non solo l’amore romantico, che pure è al centro della storia, ma anche altri tipi di amore: quello tra madre e figlia, tra nonno e nipote, amore per le pietre, per i viaggi, la scoperta, l’avventura, ecc. Pagina dopo pagina, il protagonista è l’amore, che appare nelle sue molteplici sfaccettature, proprio come una pietra preziosa. Quindi se avete voglia di scoprirne i lati più nascosti, questo è il romanzo che fa per voi!

 

«Sono davvero rari i cristalli di valore, e hanno bisogno di condizioni particolarissime per formarsi. Occorrono un ambiente chimicamente e fisicamente adeguato e un tempo giusto per lo sviluppo, altrimenti il cristallo non solo cessa di crescere, ma può addirittura iniziare a dissolversi. Ma, cosa più importante, i cristalli hanno bisogno di spazio.»
Il nonno ci prese le mani e le strinse tra le sue. «E questo vale anche per voi, ragazzi. Dovrete viaggiare molto, allargare i vostri orizzonti, scoprire posti nuovi. Un giorno dovrete staccarvi dalla roccia madre e ritagliarvi lo spazio che vi occorre. Perché voi due siete dei diamanti.»

(estratto da La voce nascosta delle pietre)

 

Devo confessare che ho amato particolarmente il tuo romanzo perché le pietre dure sono una delle mie grandi passioni. Una passione che, per un motivo che ignoro, mi aveva abbandonato e che ho riacceso grazie a Luna, la protagonista della tua storia. Vorrei che ci raccontassi un po’ perché hai scelto le pietre come tema di base, se è un argomento che conosci bene oppure ti sei dovuta documentare. E poi illuminaci anche su come sono nati i personaggi che gravitano attorno a Luna. Parlaci un po’ di loro, a chi ti sei ispirata, chi ti è più simpatico e chi no, chi ti ha emozionata di più descrivendolo…

Mi piace pensare che, come dice nonno Pietro nella storia, siano state le pietre a chiamarmi, e che il nostro non sia solo un “incontro” nato per caso. Mi sono avvicinata alle pietre nel giugno del 2015, quando persi un anellino con uno zaffiro a cui ero molto affezionata perché me lo aveva regalato mio marito. Qualche tempo dopo, mi venne in mente di cercare su internet “anello di zaffiro” pensando di prenderne un altro. Il primo risultato che trovai però fu la descrizione delle proprietà di questa pietra, che è la pietra della saggezza ma anche simbolo di amore e fedeltà. Ne restai talmente affascinata che sospesi le mie ricerche per mettermi a leggere anche i significati delle altre pietre. Uno, in particolare, mi colpì, quello della pietra di luna, la pietra femminile per eccellenza, legata alla fertilità. Lessi che dovrebbe essere indossata dalle donne che desiderano avere un figlio e durante la gravidanza, per protezione. In quello specifico momento della mia vita il significato di quella pietra che trae il suo potere dalla luna mi restò particolarmente impresso.

Qualche giorno dopo partii con mio marito per un viaggio in Malesia e lì, in un centro commerciale di Kuala Lumpur, trovai un negozietto carino di pietre e cristalli: il profumo di incenso e le luci soffuse gli regalavano un’atmosfera davvero suggestiva… quasi magica. Così comprai un anellino con la pietra di luna e pensai: “Provare non costa niente…”.
Quando, una volta tornata a casa, scoprii di essere incinta, non riuscivo proprio a crederci. Da quel giorno non mi tolsi mai quell’anello dal dito, tranne nelle notti di luna piena, quando lo mettevo sul davanzale della finestra per farlo “caricare” alla luce della luna. Parallelamente, iniziai a scrivere la storia di una ragazza che aveva un negozio di pietre e che conosceva uno a uno i significati di gemme e cristalli e gli straordinari effetti che possono avere sulle persone.

Mentre la storia di Mezzaluna si dipanava nella mia mente, in parallelo studiavo le pietre, con le loro caratteristiche, le proprietà e le leggende ad esse legate. Quando ne trovavo una particolarmente interessante e “utile” per lo sviluppo della storia di Luna, la inserivo proprio dove sentivo che le sarebbe servita, per aiutarla ad andare avanti. Diciamo che nello scrivere la sua storia, ho fatto quello che Luna e suo nonno sanno fare meglio: trovare la pietra giusta per ciascuno dei miei personaggi, quella che guida verso la felicità.

Ho poi conferito ai protagonisti di questa storia le caratteristiche di alcune pietre: Luna e Leo, spigolosi e testardi, sono i diamanti, Giulio è dolce e gentile come un quarzo rosa, Giada è… una giada, saggia e paziente come questa pietra.

Amo tutti i miei personaggi, ma forse quello a cui sono più legata è il nonno di Luna, Pietro, che mi ricorda uno zio (Piero) che ora non c’è più.
Come il nonno di Luna, anche lui mi ha vista crescere ed è stato come un secondo padre per me. Non era un cacciatore di gemme o un viaggiatore inarrestabile, anzi, credo non abbia mai messo piede fuori dall’Italia. Però era un gigante buono, un uomo forte e coraggioso, proprio come Pietro nel libro. Come lui, mi ha sempre spronata e sostenuta a seguire i miei sogni.
Ovviamente amo molto anche Luna, così sensibile ma al tempo stesso anche forte e determinata.

All’inizio del romanzo troviamo una Luna “oscurata”, che ha smesso di brillare a causa di un forte dolore che proviene dal passato. Il ritorno inaspettato di Leonardo la costringerà a una dura prova, in cui dovrà fare i conti prima di tutto con se stessa, con le sue paure e i sogni abbandonati di bambina. Ma è solo quando si è messi alla prova che si riesce a tirare fuori tutto ciò che abbiamo dentro e che a volte non sappiamo nemmeno di avere. Proprio come dice nonno Pietro: il dolore ci forgia come pietre preziose, tirando fuori tutta la bellezza che custodiamo nel nostro cuore.
Insomma, è quando il gioco si fa duro che i duri iniziano a giocare. Per Luna, almeno, è così.

 

Mettersi alla prova, affrontare le nostre paure e tirare fuori noi stessi.
Grazie, una grande lezione di vita!
Il libro di Chiara, La voce nascosta delle pietre, edito da Garzanti, è corredato, in ogni capitolo da una breve spiegazione delle caratteristiche e delle proprietà delle pietre. Un modo simpatico per avvicinare, tutti coloro che ne sono all’oscuro, al magico mondo dei cristalli e al loro utilizzo.
Ringrazio Chiara; la sua compagnia e le sue parole hanno impreziosito questa puntata de L’ora del tè e spero che verrà a trovarci al prossimo libro.
Per approfondimenti, il sito di Chiara è http://www.chiaraparenti.com/.

 

Clicca sull’immagine per acquistare il romanzo di Chiara, La voce nascosta delle pietre.

 

 

 

 

 

C’è una pietra, che non conoscevo, e che mi ha colpita profondamente. Più che colpita, mi sono affidata a chi me l’ha consigliata; l’ho indossata e non me ne sono più separata. È giunta a me in modo singolare, mi serviva un pretesto per riavvicinarmi alle pietre, qualcosa che sbloccasse il mio non sentire più la loro energia.
È un piccolo bracciale di pietre di fluorite verde e viola, alternate ad altre più piccole di ametista.
Che ci si voglia credere o no, da quel giorno io ho ricominciato a sognare tutte le notti. Come disse Chiara: “Provare non costa niente…”.
Eccola! Vi lascio con la mia pietra e vi auguro di trovare la vostra.

 

Fluorite

mde

È una pietra trasparente e lucida, che si trova in commercio in diverse varietà di colore: viola, verde, giallo, arancio, azzurro, rosa, bruno e nero.
Le pietre del mio braccialetto sono di fluorite verde e viola.
È un minerale molto diffuso, spesso usato per creare gioielli in sostituzione delle pietre preziose. Nell’antichità veniva usata per creare statue di immensa bellezza.
La varietà viola è di stimolo alla consapevolezza interiore e unisce l’emisfero razionale a quello spirituale. Ottima per le persone creative.
La varietà verde, che io amo particolarmente, infonde energia, spazzando via pensieri insistenti, blocchi e schemi mentali, crea il vuoto e lo prepara affinché possa essere riempito di nuova linfa vitale.

Se ci vogliamo credere, la fluorite è la pietra del sesto (terzo occhio) e settimo (corona) chakra.

 

«Correte, cadete, rialzatevi, e non abbiate paura di sporcarvi. I tesori più grandi sono ben nascosti, i diamanti affondano nel fango. Quindi sì, ci sarà da sporcarsi, ma non dovrete mai smettere di cercare! Cercate, cercate e, se non trovate quello che davvero volete, continuate a cercare ancora. Non arrendetevi, non è solo uno il sentiero che porta alla felicità. Voi seguite una strada che sia solo la vostra, seguite le pietre, loro vi indicheranno la via. E se vi perderete, vi riporteranno a casa.»

(estratto da La voce nascosta delle pietre)

 

Alla prossima puntata!

LA CORSA di Michela Belotti.

Un thriller mozzafiato.

Michela Belotti mi ha colpita subito per una serie di motivi e quando mi ha chiesto la recensione al suo libro, La corsa, ho risposto subito sì.

Michela Belotti mi ha colpita per la semplicità con cui si è avvicinata a me, con una sorta di educazione che mi ha commossa. Ho curiosato nella sua biografia, nella trama del suo romanzo che trovate QUI e non ho avuto dubbi nell’accettare la sua richiesta.

Mi sono presa tempo, le ho detto che avevo altre attività in priorità (ed era vero) e che avrei letto il suo romanzo appena possibile. Ma c’era qualcosa che mi stuzzicava in quel PDF che riposava nel mio kindle in attesa di essere aperto. E poi Michela, con questo nome che ogni tanto torna, nella mia vita, che ha studiato ragioneria, come me, che ama la scrittura… Insomma, c’erano molti nodi che ci legavano, e più curiosavo nella sua vita più quei nodi si stringevano.

Succede che quando prendo in mano un libro la prima cosa che faccio è sfogliarne qualche pagina, assaporare il gusto di quelle parole, studiare lo stile dell’autore. Apro la porta ed entro. Qualche volta resto, qualche altra passo, leggo e torno in un secondo momento.

Quando ho aperto La corsa, invece, non sono riuscita ad abbandonare la lettura. L’ho divorato in pochissimo tempo.

È una storia avvincente fin dalle primissime pagine. Un thriller che parte subito in medias res, con una scena mozzafiato: Sara, la protagonista, in preda al terrore e insanguinata, fugge da non sa chi. Neanche i giorni successivi all’aggressione ricorderà cosa le è successo e dovrà ricostruire quelle due o tre giornate della sua vita che sono ricoperte da un velo nero.

Do un otto alla storia perché è ben articolata. Dall’incipit al finale, non c’è neanche un momento di appiattimento. Il lettore non ha tempo di annoiarsi perché Michela sa tenere alta l’attenzione sul suo personaggio e su ciò che le accade.

Assegno un nove alla struttura (che amo particolarmente) fatta di capitoli che si alternano sul piano temporale, l’attuale e il passato, un metodo difficile da implementare che rende importante anche il momento della lettura. È un metodo molto efficace, a mio avviso, per evitare che il lettore si addormenti. Un nove anche al finale, perché è come piace a me: sorprendente.

E poi dieci allo stile. Perché la scrittura di Michela è briosa, nuova e giovane. Adeguata al nostro tempo, ricca di tutto ciò che viviamo ogni giorno, in un linguaggio che caratterizza il nostro parlato quotidiano.

Ti ho convinto? Spero di sì.

Un ultimo minuto di attenzione. Il romanzo di Michela Belotti partecipa a un progetto sponsorizzato da Bookabook, una casa editrice che propone un nuovo modo di fare editoria. Quello che ti chiedo è di cliccare su questo LINK, accedere alla pagina de La corsa, leggere i commenti, la trama, scoprire chi è l’autrice e, se ti ho convinto, prenotare la tua copia del romanzo e leggerne l’anteprima.

Merita!

(Per leggere tutte le mie recensioni apri questa porta di accesso ed entra nel mondo dei libri che ho letto)

 

Ti raggiungo in Pakistan

Il mio secondo romanzo.

(Estratto da TI RAGGIUNGO IN PAKISTAN.)

Poi riporta l’attenzione al display del cellulare. Davide abbraccia la chitarra, accarezzandola con gesti teneri e delicati. La sfiora con la punta delle dita. Fa vibrare le corde sotto il tocco preciso ed esperto delle mani. Anna capisce cosa prova mentre suona, perché è esattamente quello che sente lei nella quiete del solaio, quando tutto si spegne e resta sola davanti al computer. L’energia dell’universo passa attraverso le parole e le note. La musica e la scrittura. Due volti dell’anima. Due voci alternate che esprimono in modo diverso la stessa passione.

Solo i veri talenti possono suonare così, e Davide lo è.

«Ma come fai?» chiede Anna. Questa volta è lei a guardarlo con occhi spalancati; fissa senza sbattere le palpebre quelle labbra che sembrano appese lì perché lei le colga.

La magia della musica ha cancellato tutto, anche la fisicità di Davide. Il profumo stordisce i sensi. I corpi sono troppo vicini e l’energia che emanano annebbia i pensieri. I cuori parlano con accelerazioni, rincorse e tripli salti mortali.

«Come fai a muovere le mani così velocemente?» la voce di Anna è un soffio.

Davide allunga la mano, Anna la prende e l’accarezza. Lui chiude il cellulare e lo appoggia sul tavolino. Con la mano destra le accarezza una guancia, mentre con l’altra afferra i capelli e li tende dolcemente. Anna inspira a fondo e Davide la imita, in apnea, prima di affondare la bocca nella sua.

 

La storia di Anna. Il racconto della sua vita, dei suoi amori e della sua immensa passione per le cose semplici e la scrittura.

Per leggere l’anteprima di TI RAGGIUNGO IN PAKISTAN o acquistarlo CLICCARE QUI.

 

L’ora del tè; chiacchierando in salotto con Federica D’Ascani

Se lo contendono in due, lo scettro della simpatia, dell’ironia acuta, travolgente, sana. Dopo Piero De Fazio (mio socio in “affari” e grande, grandissimo, in tutti i sensi, autore noir) ho l’onore di avere mia ospite Federica D’ascani, la regina dell’lgbt, del m/m, dell’adult romance.
Romana di nascita, Federica è autrice, soggettista e sceneggiatrice di fumetti, presso Editoriale Aurea (Lanciostory e Skorpio), editor freelance, collabora con numerose agenzie e riviste letterarie (Pink Magazine ad esempio). Ha pubblicato con Rizzoli e ha all’attivo oggi un numero di romanzi che neanche lei sa contare.
Ha scelto il selfpublishing per le sue nuove sfide in ambito lgbt con lo pseudonimo di C.K.Harp, identità che sta prendendo sempre più il sopravvento, anche se continua a essere autrice cosiddetta “ibrida” con la casa editrice Triskell edizioni.
Ha almeno un’altra identità sparsa per il pianeta libri e forse, la mattina, guardandosi allo specchio, anziché vedere se stessa, si ritrova davanti a uno sconosciuto che tanto sconosciuto non è.
Io sono impaziente di chiacchierare con lei perché so già che sarà un’esperienza esilarante e vorrei che tutti i miei lettori conoscessero Federica e leggessero i suoi libri.

 

Federica, benvenuta, entriamo subito nel vivo dell’intervista. In quanti modi ti possiamo chiamare? E quale di questi ti è più caro?

Ma grazie! Ciao a tutti da Federica, C.K. Harp ed Amy Clark (sembro una bella gatta da pelare per un qualunque esorcista, me ne rendo conto!). Li ho a cuore tutti e tre, com’è ovvio, ma con Federica ho macinato più strada e credo le sia davvero più affezionata…

 

Bene, ora ci rilassiamo (si fa per dire), ti chiedo cosa posso offrirti (tè, caffè, alcolici, biscotti, torta di carote, tramezzini o altro) e poi iniziamo l’intervista.

Mi sta bene tutto. Non farti problemi, sono un’ottima ospite da quel punto di vista!

 

E allora presentiamoti subito!

 

 

A che età hai iniziato a scrivere?

Credo a 7 anni. Mi sembra fosse quello il periodo. Scrissi un racconto basato su un incubo fatto. Era horror, parlava di gelatine aliene e stranamente lo ricordo molto bene. Forse non è tanto strano, in fondo…

 

Quali sono, se ne hai, le tue manie quando scrivi?

Non ne ho. Anzi, forse una: il titolo e la citazione iniziale.

 

Il luogo in cui preferisci ambientare le tue storie?

Non ne ho uno in particolare, dipende da cosa mi ispira in quel momento quella determinata storia.

 

Il libro più bello che hai letto?

Il più bello… Credo che risponderò sempre e per sempre IT.

 

Il luogo più strano in cui scrivi?

Accanto alla porta d’entrata di casa.

 

 Federica D’Ascani, una donna vulcano, esplosiva, vitale, ironica, generosa, affettuosa, nostrana e pacioccona. In quale di questi aggettivi-qualità ti riconosci di più? E se dovessi descrivere, invece, Federica D’Ascani-scrittrice con tre aggettivi o sostantivi o verbi, quali utilizzeresti?

La Federica D’Ascani normale direbbe esaurita, agitata e mai soddisfatta, ma la scribacchina… be’, quella è davvero vulcanica, esplosiva e ironica, anche se alla fine della fiera spesso e volentieri nei miei libri si piange e non si ride 😀

 

Non importa, che si rida o si pianga quello che conta sono le emozioni.
Ogni autore ha le sue motivazioni per scrivere, chi lo fa per vivere, chi per passione, chi per esigenza…
E allora ti chiedo: perché hai decido di “scrivere per vivere” anziché iscriverti a vulcanologia? Come sei arrivata alla scrittura? E poi raccontaci il miliardo di altre attività in cui sei impegnata ogni giorno. Hai mezz’ora di tempo!

Dio santo, solo mezz’ora? Mi devo impegnare! Dunque, vediamo… Ho iniziato a scrivere e ho pubblicato il mio primo romanzo nel 2008. All’epoca volevo solo scrivere per provare a me stessa di esserne in grado, per sfogare tutto il marasma horror che avevo nelle vene (a venti anni si ama questo genere di amore viscerale!) e per fare qualcosa che mi appagasse al di là del lavoro ufficiale che era quello di impiegata in un ufficio aeroportuale. Dopo i primi due, però, mi sono fermata, fagocitata dalla vita e da esperienze che mi hanno, malgrado tutto, fortificata. Ho ricominciato a studiare e a scrivere solo 4 anni fa, complice la gravidanza del mio primo (e non so se unico) cucciolino. Da lì è ripartito tutto e, presa da un istinto folle di imprenditoria kamikaze, ho mollato il lavoro che avevo all’epoca (che non mi manca neanche un po’) e mi sono messa d’impegno per diventare una buona editor. In effetti, il mestiere ufficiale, quello che finora mi ha consentito di contribuire alle spese di casa, è proprio quello. Non la scrittura, che in ogni caso rimane ciò che desidero fare sempre e comunque. Ultimamente molte cose stanno cambiando, non ultima la mia entrata nelle forze dell’Editoriale Aurea (editore di Lanciostory e Skorpio, fra gli altri) in qualità di soggettista e sceneggiatrice. Non mi sognerei mai di dire che sono fumettista, sono autodidatta con l’immensa fortuna di aver conosciuto Enzo Marino (direttore) dal quale continuo ad assorbire informazioni come ne dipendesse della mia vita.
Insomma, perché scrivo? Perché sarei fare tanto altro, ma preferisco fare questo 😉

 

 

Ogni autore ha una cassetta degli attrezzi che rifornisce di tutto ciò che gli serve per progettare, fare ricerca, scrivere, revisionare, correggere. Ogni autore ha un suo metodo di lavoro, un modo personale di trovare l’ispirazione, costruire i personaggi, farcire le storie di eventi realmente accaduti oppure di pura fantasia.
Ogni autore ha una sua metodologia di approccio alla scrittura.
Ci racconti la tua, se non è protetta da segreto professionale inviolabile?
E poi vorrei anche sapere come nasce il tuo amore per la scrittura erotica e in particolare m/m (spiegaci anche cos’è).
Vai! A te la parola!

Uhm, domanda bella complicata. Però io sono per le cose semplici e ti risponderò di conseguenza: scrivo quando posso, se posso, ma anche quando non posso, a costo di svenire sulla tastiera. Se sono sotto stesura di romanzo, ho una tabella di marcia ferrea quotidiana che non mollo a meno che non ci siano eventi straordinari (e non conta Natale, Pasqua o vacanza, per capirci). Non ho riti propiziatori o chissà che altro: mi siedo e parto. Non importa dove sia rimasta, se prima di sedermi abbia o no le idee chiare. Io parto, chi c’è c’è! L’ispirazione può arrivare in qualsiasi momento, ma spesso e volentieri la sprono e la piego al mio volere. Non è semplice, richiede esercizio e esperienza, ma se si deve lavorare si impara a farlo. E poi… Be’, sai, l’ultima domanda è un po’ difficile. Io scrivo quello che voglio, che sia erotico o meno. Non ho un genere prestabilito: dipende dalla storia che devo narrare. Vero è che ormai le mie sono solo storie a sfondo lgbt, ovvero che presuppongono storie d’amore tra persone dello stesso sesso, specialmente uomini. Perché? Perché il mio cervello al momento non concepisce altro. Non riesco proprio a vedere altre situazioni, anche se amo leggere romanzi etero. Non saprei dirti come mai, forse è solo la mia indole.

 

Oltre a scrivere sei anche editor, quella strana figura che bazzica nelle case editrici (o freelance), che gli autori guardano con sospetto: è colui (o colei) che mette le mani e la testa nella loro creatura e cambia qui, cambia là, toglie qui, toglie là.
Guai eliminare anche una sola parola!
Guai cambiare il senso di quella frase, perfetta così com’è!
Guai anche solo pensare che quel personaggio non sia il miglior personaggio mai ideato.
Siamo antipatici, scontrosi e insopportabili, noi autori. Non abbiamo mai provato a metterci dall’altra parte della barricata e guardare per davvero con occhi nuovi. Io sto lavorando per diventare anche editor di me stessa e so che molti altri autori lo fanno.
Ci racconti come si sta dall’altra parte del muro e cosa vedono, per davvero, gli occhi del nostro editor? Quali mostri deve combattere? Quanto è difficile il rapporto autore-editor?

Domanda complessa, per alcuni versi quasi impossibile da affrontare. Il discorso è che per essere un buon editor bisogna riuscire ad approcciarsi al testo che si ha davanti con il distacco adatto, giusto, ma leggere comunque il romanzo come se si fosse un lettore. Cosa vede l’occhio dell’editor? Tutto: dalla coerenza dei personaggi alla struttura, dalla trama e la sua effettiva “consistenza” alla forma impiegata per trasporla su carta. Un lavoro complesso che chi è dall’altra parte della barricata, o non ci ha mai avuto niente a che fare, stenta a comprendere. Ho sentito persone che si facevano “editare il romanzo da mio marito che di mestiere fa l’impiegato in una società di macchine” per dire… oppure la solita cugina (solo io ho parenti che non mi guardano neanche da lontano, figurarsi leggere testi miei?!) e la beta. La beta, questa figura onnipresente e onnisciente che sembra detenere tra le mani il futuro del mondo…
Senza dubbio quello dell’editor è un mestiere, nel 2017, difficile e controverso, soprattutto perché ci si improvvisa senza averne le facoltà (e facendo danni inenarrabili). Per lavorare con un autore non basta aver studiato, aver conseguito la famosa laurea (non è neanche indispensabile, quella, se si sono condotti gli studi giusti), ma serve anche saper “sentire” il testo, saperci parlare, sapersi immedesimare nello scrittore e capirlo. Una sorta di psicologo? A volte. Il rapporto con il romanzo è particolare, quello con l’autore sacro. E due cose sono basilari in questa relazionenonrelazione: il rispetto e la fiducia da ambedue le parti. Se queste vengono a mancare, non ne uscirà niente di buono.
Ovviamente parlo da freelance, lavorare in una casa editrice implica mille altre cose in più, anche se per alcuni aspetti è più semplice. Discorso lungo e complesso (ma vi annoierei e… no, non posso, ho un cuore, nonostante tutto!).

 

 

«Ok, allora io vado» disse schiarendosi la gola per non apparire ancora più impacciato di quello che in effetti era, e vide il mezzo sorriso sulle labbra di Richard comparire di nuovo. Era divertito? Tyrone si morse il labbro e fece per voltarsi, pronto a darsela a gambe, quando un braccio dell’uomo scattò in avanti e ne bloccò la fuga.
«Non farlo…»
«Cosa?» domandò di getto, sentendo una goccia di sudore imperlargli la fronte prima di scendere giù, verso la tempia, in un rivolo fastidioso.
«Non morderti il labbro in quel modo. Potrei davvero non rispondere di me…»
«Non…» tentò Tyrone, ma quasi soffocò di nuovo, il respiro corto e i polmoni stretti in una morsa.
«Ci vediamo domani» gli promise Richard prima di voltarsi e andare via. E Tyrone rimase lì, in piedi, a osservare le spalle possenti di uno sconosciuto che era appena entrato a gamba tesa nella sua vita.

(estratto da Sono solo un ricordo)

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È giunto il momento di parlare delle tue creature, di fare conoscere i tuoi libri. Ne hai scritti e pubblicati diversi. Hanno tutti una base romantica, che in alcuni spazia nell’erotico o nell’m/m, ecc.
Innanzi tutto vorrei sapere da te quanti ne hai scritti e poi vorrei ci raccontassi qualcosa del tuo romanzo preferito (fra quelli che hai scritto): come è nata l’idea, come l’hai sviluppata, se i personaggi sono i tuoi vicini di casa o…
Poi, per finire (anche se non siamo ancora all’ultima domanda), vorrei ci raccontassi in due parole (Fede, due!) perché dopo aver pubblicato con case editrici anche importanti hai scelto il self.

Cominciando dall’ultima, perché è la più facile, le due parole (due!) sono: libertà pura.
Per quanto riguarda tutto il resto… è un altro paio di maniche. Dunque, diciamo che la base romantica è sempre presente perché, per quanto adori squartare gente su carta, ho scoperto che senza sentimento non riesco a concepire il realismo. Per me la realtà comprende tutto, per questo, per esempio, ho adorato la serie Dexter (non c’entra nulla, ma se vi capita recuperate le stagioni e guardatele, almeno le prime tre!).
Quanti ne ho scritti? Non tengo il conto. Sono una di quelle bestie rare che deve andare a controllare sugli stores e contare uno a uno i titoli a seconda dello pseudonimo utilizzato (e sono a quota tre identità, per ora… posso fare di meglio!) Diciamo che dovrei aver raggiunto la ventina, tra romanzi lunghi e brevi… Una volta ti avrei detto che IL libro era un romanzo non ancora pubblicato, che adoro e ho adorato per la tematica, e per alcuni versi rimane ancora quello, ma… Be’, Sono solo un ricordo è entrato nel mio cuore in maniera inaspettata, rievocando ricordi e sensazioni che non credo riuscirò mai a dimenticare. L’idea è nata tre anni prima della stesura, quando mio nonno ha iniziato a stare male davvero, ma forse ancora prima, quando mia nonna lo ha lasciato stroncata da un cancro e ho visto il dolore vero, la nostalgia pura. Volevo qualcosa che riuscisse a raccontare quell’amore che li aveva uniti, soffermandomi sul dopo e sul prima, non sul “durante”. Ho “ricevuto” la chiave di lettura quando ho iniziato a scrivere il male to male, trovando il mio mondo perfetto, e da lì… sono nati Ty e Richard. Nessuno dei due ha un volto predefinito, sono più anime che mi si sono presentate e hanno narrato ciò che dovevo scrivere.
Ecco, Sono solo un ricordo è il mio preferito, si può dire 😉

 

Non mento quando ti dico che sei stata la cosa migliore del mio vivere, perché me ne rendo conto una volta di più adesso che non posso guardarti.
Stare senza parlarti è un aspetto sul quale avevo riflettuto: avrei potuto sopportarlo.
Stare senza vederti camminare al mio fianco, magari spingendo una carrozzina, era un altro aspetto sul quale avevo meditato abbastanza: avrei potuto accettarlo.
Ma sapere di non poterti più avere, come se Dio ti avesse strappato a forza dalle mie braccia, no: non posso proprio tollerarlo.
Se potessi esprimere un desiderio, uno solo, di certo non sarebbe quello di non averti mai conosciuto. Sarebbe stato più facile, più semplice, non sapere nulla della tua esistenza, ma io avrei vissuto senza vivere, avrei camminato senza sapere dove stessi mettendo i piedi. Perché sei la mia strada, il mio bastone, le mie certezze.
Ho paura. Ho paura di quello che sei stato e di quello che non sarai più. Ho paura di saperti senza me. Ho paura dei tuoi pensieri, del corso dei tuoi voli mentali, del freddo che potrai sentire senza il mio corpo accanto. Ho paura che tutto questo sia reale, che tu invece non lo sia. E sentirmi in questa maniera rende ancora più vivido il ricordo dei nostri giorni, del calore che mi infondi con un tocco. Dio, se potessi averti di nuovo sotto alle mie mani, a occhi chiusi solcherei le tua pelle, facendoti sentire tutto ciò che ho dentro, tutta la pena che cresce e aumenta. Ti bagnerei con le mie lacrime, ma solo per sentire il balsamo delle tue rassicurazioni, e dischiuderei le labbra per dirti che ti amo, e ti amo ancora, più di prima.

(estratto da Sono solo un ricordo)

 

Sapevo che mi avresti tolto il pane di bocca. Ma oggi sei tu la regina del salotto e ti è concesso tutto.
La prossima domanda sarebbe stata proprio su Sono solo un ricordo (di cui riportiamo due estratti in questa intervista), un libro coinvolgente, emozionante, una storia che travolge, anzi che ti trascina dentro ed esplode nel cuore del lettore. L’ho divorato (la mia recensione qui) e invito tutti a fare altrettanto. La scrittura pulita e scorrevole di Federica si sposa perfettamente a storie semplici, che hanno il gusto delle piccole cose quotidiane e non ti abbandonano fino all’ultima parola.
Stiamo per arrivare alla conclusione e ti rivolgo la più antipatica delle domande. Non l’ho ancora fatta a nessuno dei miei ospiti e c’è un motivo se la porgo a te su un piatto d’argento (so che mi odierai).
Cosa consiglieresti a uno scrittore che vuole emergere in un mercato già strapieno di gente che scrive e che rischia di confondersi in un mare di libri di pessima qualità? Cosa gli diresti per incoraggiarlo? Qual è il modo giusto per approcciare la scrittura a scopo di pubblicazione?

Non pensare alla pubblicazione, ma a raccontare la storia che hai. Partendo dal presupposto che lo scrittore in oggetto abbia gli strumenti basilari che dovrebbero far parte della cassetta degli attrezzi di uno “scribacchino” tipo, consiglierei di leggere molto, ovviamente, e di lasciarsi trasportare dalla narrazione. Se ci si ferma a pensare a quello che il lettore vuole, desidera, a quello che va di moda, a quello che fa fare i soldi (come se poi, di questi tempi, fosse possibile) si può anche arrivare, ma nel modo sbagliato. Oltre a non lasciare proprio niente, di sé, si rischia di perdere di vista il perché. Perché si è iniziato a scrivere, perché ci si è voluti sfidare e spronare, il perché ci si senta così bene durante la stesura di un romanzo. Se si scrive solo a comando, solo con lo scopo di “emergere” ci si lascia dietro molto, e in quel molto c’è anche la passione e il piacere.
Non deve accadere.
Oltretutto, nonostante le case editrici siano fossilizzate su alcuni generi e tematiche “che fanno cassa” la vera differenza la fa l’originalità. Snaturarsi non fa mai bene: penalizza.
Insomma, scrivete quello che sentite scrollandovi di dosso la moda. Magari incorrerete in delusioni, magari invece la spunterete comunque, ma in maniera sana. Sana e costruttiva.
Sono stata brava? 😉

 

Sei stata bravissima e simpatica come sempre.
Spero che i miei lettori si siano divertiti e che l’ora trascorsa in nostra compagnia sia stata piacevole.
Grazie, Fede, torna a trovarci presto!

 

La curiosità di oggi riguarda un libro che io e Federica consigliamo di leggere a tutti gli aspiranti scrittori. Più che un suggerimento, è un must! Una lettura indispensabile per chi si avvicina al complesso mondo della scrittura narrativa.
Vi lascio con alcuni brani tratti dalla nuova edizione di ON WRITING di Stephen King, il Re dell’horror e vi do appuntamento alla prossima ora del tè.

 

ESTRATTO ON WRITING – prefazione

 

 

ESTRATTO ON WRITING – sulla scrittura

 

 

ESTRATTO ON WRITING – sulla scrittura

 

 

 

© 2017 Roberta Marcaccio

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