FAVOLA: Rifiuto e Accoglienza (prima prova)

          Buongiorno, maestro! – dissi inchinandomi leggermente davanti al mio mentore. Lui fece altrettanto. Si sedette ed io mi sedetti di fronte a lui.

          Oggi faremo un esercizio molto semplice, ma nello stesso tempo molto difficile. Prima respiriamo. Inspira …. Espira …. Inspira …. Espira ….

Il mio maestro era un piccolo, grande uomo, di età indefinita e di nazionalità sconosciuta. A volte mi faceva fare cose che non capivo, gesti senza importanza o scontati. Per me!

          Alzati, ragazza! E avvicinati … Bene, così … Ora abbracciami.

Mi avvicinai al mio maestro, allargai le braccia e, come mi aveva chiesto, lo abbracciai.

Non mi sentivo molto a mio agio ad abbracciare il mio maestro: lo feci, perché lui me lo aveva chiesto.

La sua reazione fu per me una sorpresa. Non so bene cosa mi aspettassi, forse solo di essere ricambiata.

Invece lui si trasformò in palo di cemento. Neanche albero, perché un albero è vivo, ha energia, ha rami, corteccia, linfa che scorre. No, divenne palo di cemento: freddo, liscio, morto.

Sbang! La mia anima registrò il messaggio. Se tu abbracci l’altro, sei ricambiato con freddezza. Se doni amore, nulla riceverai in cambio.

          Bene … Ora abbracciami di nuovo –  disse il mio maestro.

Obbedii, come la prima volta. Allargai le braccia e lo abbracciai.

Sbang! Un’altra frustata alla mia anima.

Anche questa volta, nonostante la batosta precedente, non ero pronta al suo rifiuto. Mentre io allargavo le braccia e lo abbracciavo, lui alzava le sue, appoggiava le mani sul mio seno e mi allontanava. Nei suoi occhi leggevo disprezzo, odio, indifferenza.

Indietreggiai, amareggiata e triste.

          L’ultima prova … Abbracciami per la terza volta.

Lo guardai e non mi mossi. Ora avevo capito e non volevo un altro rifiuto e altra indifferenza.

          Avvicinati … devi superare tutte le tre prove … altrimenti a nulla sarà valso e dovrai ricominciare da capo.

Aveva ragione, ma io avevo paura. Cosa sarebbe successo questa volta?

Mi avvicinai, lo guardai negli occhi, aspettando un cenno, cogliendo un movimento, leggendo l’illeggibile. Ma il mio maestro non a caso è un maestro: di lui non si mosse neanche una ciglia.

Mi avvicinai, senza mai distogliere lo sguardo, senza cedere, senza abbandonare il campo.

Allargai le braccia e lo abbracciai e, con mia enorme sorpresa, anche lui allargò le braccia e mi abbracciò, con tutto il calore che aveva dentro, con tutto l’amore che poteva trasmettermi, con tutta la generosità che ogni uomo può dare al proprio fratello, perché non esiste al mondo individuo che non desideri essere amato, consolato o accolto.

E calde, salate, piccole lacrime di felicità sgorgarono dai miei occhi, colando lentamente lungo le guance.

2 Comments

  1. Bravissima Roby, bel racconto 😉

  2. Bella…"fiaba", complimenti.

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© 2017 Roberta Marcaccio

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