Lo Scrittore e il Censore, il protagonista e l’antagonista …

Così li vedo questi due lati di me che emergono quando mi accingo al computer o prendo in mano carta e penna.

Quindici giorni fa circa ho lasciato il passo allo “Scrittore” che vive in me, gli ho dato cuore e anima e lui ha preso letteralmente le redini, cavalcando come suo solito …. senza voltarsi indietro, senza fare caso al terreno che calpestava, agli ostacoli che saltava.

Lui ha dipinto scene, irripetibili come sempre, ma solo perchè ogni scena non sarà mai uguale ad un’altra; ha vestito personaggi, unici nel loro modo di essere, di vivere, di porsi agli altri; ha scelto scene, angolazioni, colori e atmosfere.

A volte mi sembra di essere come Harry Potter nel Pensatorio di Silente: vivo in una scena che si svolge sotto i miei occhi, sono lì, a fianco dei personaggi, li vedo, mi ci siedo accanto, mi stendo nel letto accanto a loro, ma non li posso toccare e non posso essere vista. Magnifico!!!!

Per quindici giorni ho vissuto nell’attesa di scrivere l’ultima parola della “Prima Stesura”.

Ogni giorno ho provato la frenesia che ti prende quando non vedi l’ora di aggiungere una pagina dietro l’altra, di osservare come la storia si snoda sotto i tuoi occhi o prende una via diversa da quella che avevi previsto e un personaggio cambia atteggiamento di fronte ad un evento che si trova, suo malgrado, costretto a vivere.

A volte penso e mi chiedo se sono davvero io a cambiare il corso degli eventi oppure sono loro (i personaggi) che mi prendono per mano e mi conducono dove vogliono, come tanti personaggi in cerca d’autore.

Due giorni fa ho stampato la “Prima Stesura”: due copie, una per me ed una l’ho consegnata a mia mamma. Avevo bisogno del consenso di qualcuno.

Ho riletto tutto il racconto, 44 pagine e per un istante ho avuto paura dello spietato Censore. C’era tanto da rivedere, forse troppo, al punto che mi sono detta: “Ce la farò per il 30 settembre?”, data di scadenza del concorso.

Ovviamente non lo so, ma è altrettanto ovvio che devo farcela.

Questa mattina mi sono alzata alla solita ora, 6:45, mi sono lavata ed ho indossato i vestiti del “Censore”, il carnefice letterario. Ho messo in borsa le forbici e la colla (una matia blu ed una matita rossa) ed ho cominciato ad affettare e ricucire.

Fantastica la fase di editing. E’ un pò come quando a primavera si decide che è ora davvero di ripulire gli armadi e buttare via tutto il superfluo, gli scarti di una vita, i ricordi di amori conservati da tempo nella naftalina, fogli e fogli di appunti scritti e stampati che non abbiamo mai letto, e mai leggeremo.

Quando mi accingo a rileggere tutto, con l’intento di riscrivere, ripulire, togliere e migliorare, sento nelle mie mani il potere di creare un prodotto perfetto, il migliore di tutti, il più bello che potessi creare. E non ho più paura del mio ruolo.

Divento cosciente, d’un tratto, dei miei orrori, degli sgorbi grammaticali, dei refusi, dei periodi sconnessi, delle infinite ripetizioni.

E mi chieso come fosse possibile che allo Scrittore questo schifo potesse piacere.

A me, Censore, non piace affatto. Ed allora mi armo di pazienza, forbici, colla e cesello e, come Michelangelo, scolpisco, elimino e rifinisco fino a che, da un ammasso di parole, non tiro fuori la storia che c’è dentro.