FAVOLA: La nascita (seconda prova)

Era buio pesto quando mi recai sulla collina.
Il mio maestro era già là, seduto a terra, con le gambe incrociate e le mani sulle ginocchia.
          Siediti – mi disse.
Obbedii.
Restammo in silenzio per molti minuti. Non mi aveva detto di che prova si trattasse, come al solito, le sue uniche parole erano state: “Fra sette giorni, sulla collina, un’ora prima del risveglio del sole.”
Mi sedetti assumendo la stessa, scomoda posizione del mio maestro.
Chiusi gli occhi e attesi. Non capivo il senso di fare meditazione sulla collina, nell’aria fredda della notte, seduti sulla terra bagnata. Volevo dirglielo e nello stesso tempo non volevo sembrare ingrata o lamentosa.
Chiusi gli occhi e attesi. Tanto valeva adeguarmi.
Il sonno, che era ancora appiccicato ai miei occhi, non tardò ad arrivare. Entrai in una foresta scura, dove gli alberi erano così vicini fra di loro, che io dovevo continuamente cambiare direzione. Il mio maestro era davanti a me ma io non lo vedevo, sentivo soltanto la sua voce che mi chiamava, mi chiedeva di raggiungerlo. Io camminavo nel buio più totale, senza sapere dove mettere i piedi e senza vedere cos’avevo davanti. Nulla.
La sua voce delicata mi chiamava.
          Aurora … Aurora … Aurora …
La voce mi chiamava con insistenza.
Aprii gli occhi e guardai l’orizzonte di fronte a me.
          Maestro! – esclamai.
Ammirai l’orizzonte e rimasi a bocca aperta. La notte stava assistendo ad uno degli spettacoli più belli della terra, prima di ritirarsi, ed anch’io. Non ne avevo mai visto uno così bello.
Il cielo era una girandola di colori, che si abbracciavano l’uno all’altro, mescolandosi in migliaia di sfumature e gradazioni. Il blu della notte abbracciava l’indaco, che a sua volta girava gli occhi verso un rosa-fuscia molto seducente. L’arancione, il rosso e il giallo camminavano a braccetto, zigzagando qua e là.
Era così incantata da tanta bellezza, da non riuscire a dire nulla.
Restammo così per molto tempo, in silenziosa preghiera, ad ammirare una delle più belle opere d’arte della natura: la nascita.
          Ora, Aurora, devi contemplare il re sole e, in silenzio, ringraziarlo. Lui è la fonte di vita, il primo gene, la creazione, la fonte del nostro calore. Non dimenticarti mai che lui esiste, anche quando non c’è.
Rimasi seduta per molto tempo, fino a quando il mio maestro non si alzò e mi disse che era ora di andare.
Il calore che sentivo dentro mi riempiva a tal punto che, ero certa, se mi fossi trovata al freddo e al buio, avrei potuto sempre ripensare ai raggi che accarezzavano la mia pelle per ritrovare dentro di me un po’ di quella energia.

1 Comment

  1.  bello bello

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