La donna dal guanto nero scompare dietro la curva

“Il velo di Afrodite” è nato con lo scopo di crearmi un luogo in cui conservare le mie parole, una sorta di palestra di scrittura, uno strumento che mi obblighi quotidianamente a pensare, a cercare l’ispirazione, a guardarmi intorno con lo scopo di raccontare, inventare, creare. La scelta del titolo così particolare ha un significato per me importante: “velo”, perché tutto quello che c’è dietro, nascosto, interiore, profondo è quello che c’è di più vero; “Afrodite”, perché lei è la divinità creativa per eccellenza, dea alchemica del cambiamento e della bellezza.
Dopo avere esternato tanto di me in altre sedi, nella solitudine della scrittura, nel mio libro e nel mio precedente Blog http://mirtillanicktiramolla.blogspot.com/ che contiene ancora una sostanziosa fetta delle mie emozioni, ho sentito il bisogno di un “posto in cui scrivere”, un quaderno in cui riversare tutto, o quasi, di me.
E così è nato “Il velo di Afrodite”. Non sarà un Blog statico, ogni tanto cambierà, si trasformerà, ringiovanirà e maturerà, come è giusto che sia, perché è come io sono: lunatica.
Innanzi tutto è una palestra di scrittura, come ho detto all’inizio, Dunque, così sia.
Non mi reputo una scrittrice, anche se gli amici mi rimproverano di questo, dato che ho alle mie spalle la pubblicazione di un libro; per carattere e deformazione personale rincorro sempre la perfezione assoluta, la costante ricerca del miglioramento.
Penso che il giorno in cui lascerò questi lidi, ancora non mi sentirò “arrivata”, ancora penserò di avere tanto da imparare e da conoscere.
Leggo molto, sempre in ottica di miglioramento culturale, anche tutto quello che riguarda la scrittura (teoria, tecniche, laboratori), nonostante io sia convinta che la migliore conoscenza in questo caso derivi dall’esperienza.
Ho letto con molto interesse tutto il corso di scrittura creativa pubblicato da Sonia Ognibene, sul suo delicatissimo e interessante Blog, che seguo costantemente e che consiglio a tutti (http://lalocandainmezzoallabrughiera.blogspot.com/ ). Con Sonia siamo diventate “amiche di penna”, e spero tanto, prima o poi, di poterla conoscere personalmente. Leggete il suo Blog!
 
Ora il mio esercizio di scrittura, ispirato ad un incipit pubblicato da Sonia, in una puntata del suo corso.
Buona lettura e siate critici con me: ne ho bisogno.
 
 
La donna dal guanto nero scompare dietro la curva.
La osservo passare di lì, tutti i giorni alla stessa ora.
Puntuale.
Indossa una gonna lunga, con il bordo ricamato e le balze, che le conferiscono un aspetto importante. Sopra abbina una camicia di pizzo bianca, oppure una giacca stroncata di velluto liscio, blu,nera o marrone.
Mi sono fatto l’idea che scelga il colore a seconda dell’umore di quel giorno.
Dal suo sguardo non si capisce granché; è impassibile, seria, senza tic o segni particolari, i capelli sono acconciati elegantemente, come appena uscita dalla bottega del parrucchiere e, in testa, calza un cappello a tesa larga, del colore della giacca o della gonna.
Nei piedi indossa scarpe dal tacco basso, perché non ha bisogno di alzarsi, penso che sia alta almeno un metro e ottanta. O forse un metro e sessantacinque o settanta.
Cribbio! Con le misure non ci azzecco mai. Non ho occhio per le distanze, i pesi, i litri. Quando una cliente mi chiede un etto di salame, io taglio, taglio, taglio e quando lo vado a mettere sulla bilancia è sempre molto di più. Mia moglie mi rimprovera, dice che gli etti in più di salame che ho tagliato li dobbiamo mangiare noi. Lei invece se la cliente chiede un etto, taglia un etto preciso, anzi a volte ne affetta qualche grammo in meno, così può chiedere alla cliente con la sua voce civettuola: “Ne aggiungo un’altra fetta?” E la cliente risponde: “Ma certo, signora Pia, grazie!”
La donna dal guanto nero passa tutti i giorni alle cinque del pomeriggio davanti alla mia bottega. Io la osservo passare perché a quell’ora sono sempre davanti alla porta a spazzare via le foglie, prima che arrivi la fiumana dei clienti, quelli delle sei, che passano dal mio negozio prima di andare a casa.
La guardo passare fino a che non scompare dietro al curva.
 
 

Grazie Sonia per la tua gentilezza e sensibilità.

1 Comment

  1. Roberta, che meravigliosa sorpresa è stato questo post! Grazie per le parole che dici, i complimenti che mi fai… sono davvero tanti.
    Sono felice che, anche a distanza di tempo, tu ti sia cimentata in quell’esercizio proposto nel mio blog! Sarei onorata di averlo come commento al post in questione (19 giugno 2009).
    Brava, brava, brava. Credo che ci incontreremo sicuramente.
    Sonia
     

Se quello che hai letto ti è piaciuto (oppure no) fammi conoscere la tua opinione. E torna a trovarmi ancora!

© 2017 Roberta Marcaccio

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