Sottotitolo: appunti ordinati e disordinati di scrittura creativa (revisionati questa mattina, perchè ieri notte quando li ho trascritti non li ho riletti)

Da oggi comincia la mia raccolta di appunti di scrittura creativa, che raccoglierò durante il corso che sto seguendo. Li prendo così, alla rinfusa, come vengono, per poi sistemarli qui sul mio Blog, sperando che possano essere disordinatamente utili a molti.

Non avrei mai pensato che “da grande” mi sarei così appassionata alla scrittura,  solo ora mi rendo conto di quanto ho scritto nella mia vita e di quanto ancora ne avrei, tempo ed energie permettendo. La verità è che quello che vogliamo fare è scritto (scritto, voce del verbo scrivere) dentro di noi da quando siamo piccolissimi e si manifesta già durante l’infanzia e l’adolescenza.

Tempo fa mi ritrovai a guardare al mio passato per scoprire che cosa volevo fare “da grande”. E non lo capii, allora, me ne resi conto solo più tardi, quando cominciai a trasformare la mia scrittura da autobiografica a narrativa, quando le mie introspezioni assumevano sempre più la natura del racconto, della storia inventata.

Ora sono certa di cosa volessi fare da grande, perché lo sento dentro in maniera così forte come mai è avvenuto prima e che tutte le alternative che ho cercato durante il mio cammino erano solo scuse o pretesti per dare cibo alla mia anima che aveva, ha ed avrà sempre bisogno di creatività.

 

I^ Lezione: Incipit, incipit, incipit …

 

Note tecniche: cartella = foglio A4 con 1800 caratteri per foglio spazi inclusi, interlinea 1,5, margine destro 1,5, margine sinistro 15 (per le correzioni), non giustificato (io aggiungo: courier new, dimensione 12 o 14). Non utilizzare grassetti e rientri ma solo carattere normale e corsivo. Per l’urlato si può usare il maiuscolo oppure mettere i punti esclamativi alla fine della frase urlata. TITOLO in MAIUSCOLO ad inizio testo e nome, cognome in fondo al racconto.
Testi dattiloscritti in due copie.

Il testo è diviso in tre parti: incipit, svolgimento e fine. La narrazione si svolge sempre in avanti. Il testo narrativo è una porzione della storia che si racconta, che avrà un prima e un dopo; l’autore sceglie dove iniziare il racconto, come svolgerlo e finirlo. La storia va sempre avanti, anche se guardiamo indietro ed anche quando l’inizio e la fine de racconto si toccano.

L’incipit è una parte molto importante, forse la più importante, perché è il gancio con il quale l’autore adesca il lettore, è l’espediente usato dall’autore per fidelizzare il lettore.

INCIPIT deriva dal latino e significa “inizia qui”.

Una buona scelta è quella di mettere nell’incipit il riferimento temporale della storia (es.: Nel 1903 mia nonna …).

L’incipit, in poesia, è il primo vero compiuto, mentre in prosa o in un romanzo è formato dai primi paragrafi di testo.

Si può iniziare dalla fine o finire dall’inizio? Leggere FINNEGAN’S WAKE di J.JOYCE

In SURVIVOR di CHUCK PALHANIUK l’incipit è a pag. 47.

In “La fine di un’avventura” di G.GREEN l’incipit dà una definizione del racconto.

L’incipit è una promessa di narrazione, che l’autore fa con il lettore e che deve essere mantenuta per tutto il racconto o romanzo. E’ un patto inscindibile. Se l’autore promette un giallo, deve scrivere un giallo, se promette un noir deve scrivere un noir.

Quando l’autore si accinge a scrivere parte dall’incipit, quindi scrive tutta la trama e la narrazione, dopodiché si dedica alla fine della storia. A questo punto, quando ha finito, se l’incipit non va più bene o non si adatta più alla storia deve/può cambiarlo.

Se il romanzo è diviso in parti (prologo, romanzo, epilogo) ognuna di queste parti avrà un suo incipit ed una sua fine. Se, anziché numerarli, voglio dare un titolo ai capitoli del mio romanzo, quei titoli sono l’incipit di ogni capitolo.

Per il romanzo l’incipit va dalla prima frase a tutto il primo capitolo, nel racconto, invece, è la prima frase (breve e possibilmente principale).

L’incipit è la soglia fra realtà e finzione, il momento preciso in cui l’autore abbraccia il lettore e lo trascina anima e corpo all’interno della narrazione. Il lettore  si deve sentire parte della storia.

Per catturare la sua attenzione l’autore deve entrare immediatamente in argomento. Questo consiglio vale molto di più per i racconti, soprattutto per quelli brevi.

Tutto quello che succede durante la narrazione deve avere inizio dall’incipit.

Nell’incipit in terza persona è più difficile entrare nella storia e catturare il lettore, perché fra il lettore e il personaggio c’è di mezzo il narratore.

In prima persona sono io che racconto: narratore e personaggio coincidono.

L’incipit in seconda persona è un incipit in terza persona travestito da seconda. Lo scrittore dà del tu al personaggio.

Esempi di testi in seconda persona: SORRY di DRVENKAR e LE MILLE LUCI DI NEW YORK di JAY McINERNEY

SE UNA NOTTE D’INVERNO UN VIAGGIATORE di I. CALVINO è un esempio di incipit in seconda persona dove l’autore si rivolge direttamente al lettore dandogli del tu.

Scrivere tutto: incipit, svolgimento, fine. Rileggere e riscrivere incipit, pensando a come adescare il lettore, cercando l’essenza del racconto.

Un espedientepuò essere quello di prendere l’incipit da un racconto di un autore famoso, scrivere tutto il testo e poi, alla fine, togliere l’incipit.

La storia deve nascere da un incipit fatto da elementi semplici per poi complicarsi. Es.: Il libro della genesi (Vecchio Testamento).

Al mondo esistono 26 trame: da queste parte tutto il resto della narrazione.

Quello che funziona nell’incipit è la zoomata sull’uomo, per poi passare alla narrazione: si parte in grande, per zoomare sul dettaglio. Es.: GUIDA GALATTICA PER AUTOSTOPPISTO di DOUGLAS ADAMS.

L’incipit deve contenere qualcosa di memorabile, qualcosa che si ricordi e che sorprenda il lettore (come ne “La metamorfosi” di Kafka).

L’incipit può contenere anche riferimenti geografici-topografici (vedi Hemingway – Colline come elefanti bianchi) oppure riferimenti meteo (vedi R. Carver – Meccanica popolare).

Compito per casa: scegliere e portare, per la prossima volta, l’incipit che mi è rimasto più impresso da quando leggo.

Compito che mi assegno: da oggi quando sceglierò un libro da comprare, lo farò leggendo prima l’incipit ed i prossimi esercizi di scrittura li farò partendo da un incipit preso da un libro famoso, che alla fine cambierò.