Siamo accomunate dal nostro modo di essere e di confrontarci con il mondo.
Né lei né io amiamo mostrarci o vantarci, entrambe adoriamo la socialità, il vivere le relazioni personali, l’essere a disposizione di chi ha bisogno e prendere sempre il meglio di ciò che la vita ci offre. Sempre, anche quando di meglio da prendere ce n’è davvero poco.
La conobbi durante un viaggio in treno, lei di ritorno da Napoli, io da Roma, entrambe dirette a Rimini, la nostra città.
Il viaggio fu un’avventura: pioveva a dirotto, il treno era stracolmo e dentro faceva lo stesso freddo che fuori. Durante la tratta Roma-Falconara, io e Fernanda sedevamo in file confinanti, separate solo dal corridoio. Io leggevo, scrivevo, ascoltavo musica, Fernanda parlava, parlava, raccontava … era già amica di tutti. Ogni tanto mi giungeva la sua voce, fra una canzone e l’altra, fra una pagina e l’altra. Sfrutto sempre i viaggi in treno per dedicarmi alle cose che amo fare: in mezzo a mille impegni quotidiani mi riesce sempre più difficile ritagliare del tempo solo per me.
Fernanda divenne amica anche del controllore di bordo, una ragazza dai modi delicati, alla quale regalò un biscotto a suo dire “speciale”, ricevuto a sua volta in dono da un amico speciale.
Il viaggio durò più del previsto, perdemmo la coincidenza a Falconara, il che ci permise di salire sull’Intercity che giungeva poco dopo nella stazione marchigiana.
Aiutai Fernanda a portare il suo bagaglio, salimmo sul treno e, questa volta, ci sedemmo vicine, su due poltrone di prima classe, entrambe stanche e infreddolite.
Fernanda mi raccontò del viaggio a Napoli, dove si era recata per presiedere ad un congresso; io le parlai del viaggio a Roma, durante il quale avevo presentato il mio libro.
Pur non conoscendomi, fu prodiga di complimenti ed elogi nei miei confronti.
Nell’ora che ci separava dall’arrivo, troppo breve per noi, ci raccontammo in poche parole le nostre vite, Fernanda mi regalò un biscotto, mi raccontò di lei e volle sapere di me.
Amavo ascoltarla e sperai che quel viaggio non finisse mai.
Nel poco tempo in cui ebbi la possibilità di starle accanto e parlarle, capii quanto fossimo simili, pur essendo così diverse.
Lei è più uguale a me di quanto non sembri, lei che non è sposata, ha più di ottant’anni, è stata professoressa di francese ed ora insegna all’Università della Terza Età, mentre io invece ho una famiglia, lavoro come responsabile in un’azienda e ho la metà degli anni di lei.
Fernanda è una delle tante persone speciali che ho incontrato durante il mio percorso nella vita e che hanno lasciato un segno importante.
Prima di salutarla le feci la domanda che mi bruciava dentro, alla quale da molto tempo desideravo trovare risposta.
“Perché ovunque vanno le persone come te e me incontrano qualcuno con cui si crea un rapporto speciale?”
Mi rispose: “Perché le persone speciali attirano solo persone speciali”.