Il mio treno.

Sono su un treno in corsa, un treno verso la vita. Una vita ordinaria, piatta, la solita.

Vivo come ho già vissuto, penso e mi muovo come ho già fatto mille volte.

Questa volta però, mi dico, voglio vivere in modo diverso. Voglio aprire i miei sensi al mondo e scoprire l’infinito.

E così inizio a curiosare; quello che mi gira attorno è il patrimonio creativo più ricco che io possa desiderare.

La natura, con i suoi boschi, monti, torrenti, campi, animali, offre numerose ambientazioni, sempre diverse e meravigliose. Natura generosa, a volte terribile, che fa dono di sé o pretende qualcosa in cambio. Ascolto i suoni, osservo i colori, gioco con le foglie, mi stendo all’ombra di un albero e sogno.

Penso ad un nuovo personaggio, ad un dialogo fra due amiche protagoniste di un racconto, penso ai loro volti, li vedo, agli occhi, ai gesti, li descrivo mentalmente, sono lì con loro, come un regista, indico, dirigo, do il via, lo stop. Mi sorrido e dico a me stessa: “Bel lavoro”.

Ma dove li prendo questi personaggi?

Non serve andare lontano. Basta che osservo i “personaggi” che popolano la mia “vera” vita. E allora ce li ho tutti lì, a portata di mano.

Il farmacista, la macellaia, le tre sorelle zitelle, il becchino, l’infermiera. Ognuno di loro ha la sua storia, le sue movenze, i suoi segni particolari.

Studio il loro modo di parlare, di usare il corpo, il linguaggio. C’è quello che si mangia le parole, quello che gesticola e quello che ogni due per tre dice una parolaccia. Poi c’è qualcuno che racconta una storia. E allora, è mia quella storia. L’ascolto a pugni stretti e ad orecchie ben aperte, come se non volessi trattenere ogni parola.

Perchè le parole sono la mia vita, le storie sono vita.

Mentre passeggio i miei occhi registrano le ambientazioni, i luoghi, i nomi delle vie, i cognomi sui campanelli.

L'”Autoscuola R.”, il “Mobilificio A.”, “la Macelleria F.” diventano le scene dei miei racconti.

Se mi serve il nome di una via non devo studiare lo stradario, se mi serve il nome di un monte o di un lago non mi devo lambiccare il cervello. Basta che lascio correre la fantasia e gioco con i nomi. L’istinto è la mia guida.

Alla fine scoprirò che il nome inventato, che ho assegnato ad un personaggio o ad un luogo, era l’unico nome giusto che potevo scegliere.

Cosa c’è di più divertente nella vita se non scrivere? Posso stare in ogni luogo che voglio, con chi voglio e fare ciò che più mi piace.

Un treno dal quale non voglio più scendere.

2 Comments

  1. Ben detto, carissima amica mia!
    Ti sento scoppiettante di vita e ciò mi rende molto felice.
    Mi trasmetti gioia ed energia… di cui ho tanto bisogno.
    Ti voglio bene.

  2. Ciao, Tesoro Mio!
    Sono felice se ti rendo felice, ma ho tanta voglia di sentirti soprattutto … per capire come stai.
    Ho anche una montagna di cose da raccontarti.
    Anche io … TANTISSIMO!!

Se quello che hai letto ti è piaciuto (oppure no) fammi conoscere la tua opinione. E torna a trovarmi ancora!

© 2017 Roberta Marcaccio

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