Benvenuti e bentrovati.

Eccomi qua. Ritorno su questo blog, dopo parecchi mesi di assenza. Sono seduta sulla poltrona del Freccia Argento Roma Termini-Bologna, con scorci meravigliosi di Italia che mi passano accanto, a trovare qualcosa di carino da scrivere per farmi conoscere. Quante cose avrei da dire? Tantissime, credo. Eppure quando si tratta di parlare di me stessa, la lampadina si spegne ed ogni cosa che potrei raccontare diventa improvvisamente banale.

Bene. Intanto vi lascio un primo indizio: odio parlare di me, mi vergogno, divento rossa dentro (perché la mia pelle non si colora, fuori, con l’imbarazzo). Quando ricevo una domanda sul lavoro che faccio o sulle “storie che scrivo” mi sento sempre in difficoltà. È stupido, penserete. Lo so anche io, che è stupido. Di solito la gente ama parlare di quanto riesce bene nel fare quello o fare questo, di quali successi abbia ottenuto quella volta che…, di quanti complimenti abbia ricevuto o quanti premi vinti…

Io non ci riesco! A parte i miei Amici intimi, ai quali racconto davvero tutto, in genere non amo stordire i miei interlocutori con lunghe arringhe sui miei progetti di lavoro o di scrittura.

Quindi partiamo da qui. Dal mio imbarazzo nel raccontare chi sono e cosa faccio e andiamo avanti assieme, su queste pagine, se vi va. Io vi aspetto.

Intanto vi aggiorno sul mio attuale impiego, quello che mi “dà da mangiare” e grazie al quale ricevo un buon sostegno per la mia famiglia (che non è poco!).  A settembre sono approdata su una nuova isola (si chiama Project Management, un altro grande titolo inglese con cui riempirsi la bocca e che io non riesco a pronunciare), ho ricevuto un biglietto di sola andata chiuso in una busta, con scritto sopra il mio nuovo obiettivo da raggiungere. Ovviamente importantissimo, strategico e molto impegnativo (come sempre!). Che mi vede fare la trottola su e giù per l’Italia, lavorare la sera, la notte, la mattina presto, nel week-end. Testa e corpo dedicati alla causa, insomma.

E tempo per il resto?

Quale resto, scusa?

Il resto, la vita…

Ah, perché c’è una vita fuori?

Sì, direi di sì.

Ah, non lo sapevo.

Ecco, questo è il paradigma della mia vita: onesta e dedizione, dedicate al lavoro.

Oltre al lavoro, c’è la famiglia, ovviamente, i miei figli meravigliosi, il mio uomo paziente, la mia mamma adorabile, mio fratello e gli amici cari. Tutte persone che mi adorano e mi vogliono bene davvero. E che cerco di ricambiare con tutto quello che posso.

Di fianco a tutto ciò, corre un mondo parallelo. Quel mondo solo mio, in cui sono me stessa. Quel mondo che viaggia alla velocità con cui l’anima pensa e agisce: la scrittura. È il luogo in cui vivo più intensamente, dove trovo la forza e il coraggio di esprimere ciò che provo. Il rifugio, l’angolo in cui piangere o ridere. Dove sono felice o triste. E dove tutto passa, guarisce, cambia pelle, cresce…

A scanso di equivoci vorrei dire a tutti, e non lo ripeterò un’altra volta, che le storie che scrivo sono assolutamente autobiografiche. Tutte, in un modo o nell’altro, contengono una parte di me. Io ci sono dentro mani e piedi, se non altro perché le ho scritte io. E non chiamatemi scrittrice, vi prego, perché non lo sono. Non ancora, almeno…

I miei obiettivi per il futuro? Scrivere, scrivere, scrivere…

2 Comments

  1. Carissima, bentornata!!! Mi mancavi!

Se quello che hai letto ti è piaciuto (oppure no) fammi conoscere la tua opinione. E torna a trovarmi ancora!

© 2017 Roberta Marcaccio

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