Le mie cinque regole

Provo a fare una cosa alla quale non sono avvezza (mamma che brutto vocabolo!). Che non mi viene naturale (questo mi piace di più).

Da qualche giorno seguo Penna Blu, il Blog di Daniele Imperi, leggo tutti i suoi articoli e, quando ho tempo, anche i commenti. So di non essere una blogger certificata e di non scrivere nel modo giusto per un post che si rispetti. Ma una cosa credo di averla capita, leggendo i posti di Daniele. Al di là di qualsiasi regola di bon ton della scrittura o netiquette, scrivere è libertà. Ci sono cose che sarebbe meglio fare e cose che dovremmo evitare, ma niente e nessuno ci vieta di lasciare andare la fantasia e infrangere tutte le leggi.

O sbaglio?

Sono abbastanza convinta di ciò che dico, per un motivo molto semplice.

Credo che scrivere, come una qualsiasi altra forma d’arte, sia espressione dell’anima dell’autore. Sia il suo proseguimento. Un bisogno viscerale che solo chi l’ha provato può capire cosa significa. È cibo, acqua, nutrimento indispensabile; è ossigeno, passione, crescita interiore. Amore.

Di solito chi scrive non lo fa per avere successo, diventare il numero UNO nelle TOP dei libri più venduti o lo scrittore più letto del mese. Chi scrive lo fa perché non ne può fare a meno.

È per questo che sono convinta che scrivere debba essere fatto nel modo più naturale possibile. Senza schemi imposti. Senza regole.

“Devo scrivere questo!”
“Non devo scrivere quello!”

Sarà che di schemi ho tappezzato tutta una vita, che ora tutto ciò che stringe polsi e caviglie non lo posso sopportare.

Arrivo all’argomento principale del mio timido articolo.

Le mie cinque regole dei post.

1 – Originalità dell’argomento – Come nasce l’idea

L’idea di un post, come del resto tutto quello che scrivo, nasce dalla vita. Tranquilli, non vi ammorberò con la mia autobiografia. Certo è che ogni autore trae spunto da quello che legge, ascolta, osserva attorno a sé ogni giorno o qualcuno gli racconta. Potrà essere un viaggio, un’attività, una canzone, un libro, una persona, una frase ascoltata o una poesia a suggerirmi di volta in volta l’argomento da trattare. Nasce in modo spontaneo e sempre in modo spontaneo cerco di parlarne. Scrivendo di getto quello che l’anima esprime sottovoce.

Non sempre scrivere di getto è la cosa migliore. Troppe emozioni, troppo cuore non fanno bene alla scrittura. È una delle tante “regole” (ancora regole!!!) che impari quando ti avvicini all’arte della narrazione. Come dice William Forrester al suo allievo Jamal Wallace: “Niente pensare! Quello viene dopo. La prima stesura la devi buttare giù col cuore e poi la riscrivi con la testa. Il concetto chiave dello scrivere è scrivere. Non è pensare.” (Tratto dal bellissimo film “Scoprendo Forrester” con S. Connery).

Se William Forrester ha ragione, allora sono sulla buona strada.

2 – Come affronto l’argomento

Seguendo gli insegnamenti di William Forrester, la prima stesura nasce di getto (ma solo dopo aver preparato una nutrita scaletta). Lascio che le parole fluiscano libere, che le dita “pestino sui tasti” perché ormai sanno dove devono andare. Seguo la scaletta, ovvio, ma solo per evitare di uscire dal sentiero e cadere in un crepaccio. La scaletta mi serve per dare un senso all’argomento, seguire un filo logico, una traccia che non mi porti fuori rotta. Anche se poi, a volte, fuori rotta ci vado eccome. Soprattutto nei romanzi!

Dopo la prima stesura rileggo tutto, a voce alta, tagliando e buttando via tutto quello che non mi piace o che mi piace troppo.

“In writing, you must kill all your darlings.” (Faulkner)

I miei primi approcci alla scrittura li ho vissuti in completo innamoramento di me stessa. Ogni frase ad effetto, ogni parola scritta che avesse suscitato in me emozioni, ogni brano strappalacrime carico di sentimento, era etichettato come “da non cancellare”. Erano le parti scritte PER ME, essenziali, necessarie, quelle che non potevano essere rimosse, perché se avevano emozionato me, avrebbero di sicuro scosso anche il lettore. Niente di più sbagliato. Ci sono voluti tempo, allenamento ed, all’inizio, anche molta sofferenza. Tagliare un ramo con qualche fiore è difficile, se crediamo che ogni fiore nasconda un gioiello. Se invece cominciamo a credere che se tagliando quel ramo nasceranno centinaia di altri fiori ancora più belli, allora l’operazione di potatura diventerà facile.

3 – Quando e come lo pubblico

Dopo una bella dormita e un’attenta rilettura, l’articolo è pronto.

Decido la categoria, scelgo con cura i TAGS (ma non ho molta fantasia per le parole chiave), scelgo un’immagine che possa suscitare ricordi, sentimenti, emozioni, copio tutto all’interno del nuovo articolo e salvo.

La pubblicazione è il momento più entusiasmante. Liberare una cosa che hai scritto è come osservare un proprio figlio alzarsi e camminare per la prima volta. Da quel momento non è più tuo. Diventa di chi sceglie di leggerlo, di chi accetta di lasciarsi trasportare e sprofonda in quella passione.

4 – Ci sono cose che so fare meglio – Meglio se mi concentro su quelle

Mai addentrarsi in selve oscure. La strada sconosciuta, in ombra, che sparisce nel buio non è mai quella da percorrere. Ce lo insegnano i film dell’orrore. Dietro il primo angolo si può nascondere il terrore.

E in narrativa, come nei post, il terrore è il non sapere cosa scrivere. Ritrovarsi davanti all’inquietante foglio bianco, con la mente vuota e nessuna idea da sviluppare.

Ci sono delle scorciatoie che possono aiutare l’autore a non finire impantanato nel vuoto creativo. Ognuno adotta le sue. Ogni scrittore sa come superare il blocco.

La prima cosa, ed io credo sia quella fondamentale, è scrivere di ciò che si sa. Perdersi in un argomento di cui non si sa praticamente nulla è inutile e improduttivo. Matematica, chimica, medicina, solo per fare degli esempi, sono temi che non potrei mai affrontare. Mi perderei in termini che non conosco e non tratterei a fondo la materia come merita.

Quando decido di scrivere, che sia un post o un romanzo o una storia breve, faccio quello che so fare meglio: entrare nella storia a 360° e cominciare a raccontare.

5 – Quello che so sulla scrittura lo applico “a tutto tondo”

Non sono una scrittrice, non ancora almeno. Ho iniziato tanti anni fa ed ho studiato per “imparare a scrivere”. Ho seguito corsi, letto libri, ascoltato consigli.

Quello che ho appreso dai grandi autori o da chi ha avuto la pazienza di aiutarmi lo applico in ogni ambito. Anche sul lavoro.

Scrivere una lettera o una mail ad un fornitore, un contratto, una relazione di progetto, un catalogo di prodotti, un documento tecnico o un manuale di istruzioni sono esempi di testi che per necessità o bisogno devono essere prodotti.

E scrivere vuol dire conoscere la grammatica, e saperla applicare, avere una storia (o argomento) che sia interessante per chi legge e costruire una buona scaletta. Una volta appresi e imparati questi principi è possibile applicarli in ogni ambito.

Di scrittura potremmo parlare all’infinito, ma per il momento mi fermo qua.

E voi, vi ritrovate in qualcuna delle “mie” cinque regole?

1 Comment

  1. Ciao, in realtà non credo di usare alcuna regola… In generale quando scrivo è solo perché in quel momento ne ho voglia e vorrei parlarne; altro non so. Forse ( ma è un forse grande come una casa ) sono mosso dalla curiosità di approfondire un aspetto che mi ha colpito o che mi piace oppure che mi piacerebbe altri mi spiegassero.
    Ad ogni modo, ognuno ha i suoi metodi… 😀

Se quello che hai letto ti è piaciuto (oppure no) fammi conoscere la tua opinione. E torna a trovarmi ancora!

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