Torniamo a casa con il buio. E la nebbia bagnata. Dal bagagliaio dell’auto escono borse, borsette, zaini e shopper. Nessun acquisto. Sono solo le cose che ogni giorno traslochiamo da casa al lavoro, per me, e a scuola, per lei. Con le mani piene di tutta questa roba e due mazzi di chiavi, chiudiamo l’auto ed entriamo in casa.

Durante il tragitto lei mi ha fatto la solita, meravigliosa domanda. Mamma, che film guardiamo mentre mangiamo? Quello che vuoi amore, possiamo usare il mio computer. Però guardiamo un film che abbiamo già visto, dice lei con quegli occhi dolci che amo da quasi quattordici anni. Va bene, amore.

Faccio le mie proposte, ma lei storce il naso. In effetti sono copioni che conosciamo ormai a memoria. Anche le musiche.

Cosa ti va per cena? Siamo solo io e lei e cucinare diventa molto facile. Per me la solita insalata brucia-grassi, per lei il pieno di carboidrati. Alla mia proposta di insalata o verdura risponde con uno sguardo che non ammette repliche.

Lei ascolta musica sotto la doccia, mentre io, in compagnia di altra musica, farcisco il toast, affetto il finocchio, scolo il tonno e lavo i carciofini. Sono fissata con le calorie. Devo tenere sotto controllo quel cinque maledetto che tende sempre a salire e a diventare sei e poi sette. I carboidrati sono stati drasticamente ridotti e la mia dieta prevede pochissimi zuccheri complessi e assolutamente niente alcool e pane (tranne quando mangio in compagnia o sono in crisi affettiva). Cancellare quei due numeri è una fatica immane.

Mangiamo in cucina? Sì, mamma, per me va bene. Così, mentre ceniamo e guardiamo il film io posso cucinare il pranzo per domani, riporre le stoviglie sporche nella lavastoviglie, preparare la merenda e sgranocchiare un po’ d’uva e mandorle come dessert. Riordino, pulisco ed evito di fare avanti e indietro dalla sala da pranzo alla cucina con piatti, bicchieri e posate, perdendomi metà film ogni volta.

Finita la doccia lei mi raggiunge. È tutto pronto, devo solo cuocere il toast e scaldare la pizza. Sul tavolo apparecchiato, accanto alle stoviglie, alle bevande e alla mia insalata, c’è il computer portatile, con casse collegate e accese.

Lei fa partire il film e iniziamo a cantare e danzare. Sì, perché il film che ha scelto è la storia un gruppo di adolescenti che vivono l’ultimo anno di liceo e si ritrovano tutti assieme a raccontare la loro vita e la loro amicizia nello spettacolo di fine anno. Un musical.

È una bella storia. Molto giovane. Una di quelle storie leggere che però fanno sognare. La musica poi raccoglie le anime dei personaggi e le trasforma in piccoli quadri da ammirare.

Vedo lei, nei volti dei ragazzi che recitano al di là dello schermo. Ricordo me, 35 anni fa, con quei desideri nascosti sotto il cuscino che solo io e il mio diario conoscevamo.

Non so quanto sia rimasto in me di quell’adolescente che ballava, cantando alla vita. Quanti di quei desideri siano sbocciati in fiori da cogliere. Quanto di quella spensieratezza, di quella passione ancora animi il mio cuore.

Ho un amico dolcissimo, a cui confido tutte le mie stranezze, che mi ricorda ogni giorni di quanto io sia la stessa di allora e quanto la vita non sempre ripaghi con la stessa moneta di scambio. Se dono passione non sempre ottengo la stessa passione. Se chiedo amicizia o amore non sempre trovo quello che mi aspetto.

E allora, visto che nella vita reale non sempre le aspettative sono attese e High School Musical è solo un sogno, tanto vale scrivere una bella storia dove affogare tutta la passione che anima il mio cuore.