Ho imparato che non avevo ancora dieci anni, grazie ad un vicino di casa che invece era molto dotato ed ho frequentato due anni di lezioni private con un maestro diplomato, fra la prima e la seconda media.

Ero bravina. Potrei dire che me la cavavo bene.

Dopo qualche anno di pratica e allenamento costanti sono diventata maestra a mia volta. Prima dei ragazzini della parrocchia, poi del mio fidanzato (ora marito) e infine di mio figlio.

E come sempre succede che l’allievo superi il maestro, sono diventati tutti più bravi di me.

Casa mia è la culla della musica. È viva.

Non esiste momento della giornata in cui non si senta canticchiare qualcuno, o non ci sia uno strumento che suona o una radio che trasmetta canzoni pop.

Ovviamente non mancano gli strumenti: chitarre, una pianola scassata, flauti, nacchere, kazu, armoniche, una tromba. Abbiamo persino l’impianto karaoke ereditato da mio papà. È la casa della musica.

Man a mano che i miei figli crescono mi avvicino a nuovi generi musicali o cantanti che fino a qualche anno fa erano sconosciuti.
Ieri guardavamo le repliche di X Factor e mi sono meravigliata di quanto siano in sintonia. Lui 19, lei 13 cantavano (intonati e a tempo) le stesse canzoni. Conoscono gli stessi gruppi e amano gli stessi autori.

Hanno ricevuto un’educazione musicale che comprende generi e cantanti di tutti i tempi: Modugno, i Nomadi, Celentano, Conte, Ligabue, Pausini, Giorgia, Nek, Ferro, Zero, One Republic, Trivium, Metallica, Bullet for my valentine e potrei continuare all’infinito.

Qualcuno forse potrebbe affermare di poter vivere senza musica.

Noi no!