Sono giorni in cui le parole galleggiano nel vuoto e non trovano frasi da costruire. Giorni in cui la vita ha intrapreso un cammino inaspettato.

Avete mai provato lo smarrimento di dover ricominciare un’altra volta dalla griglia di partenza? Di trovarvi nello stesso luogo ad ingoiare parole e rivivere le stesse angoscianti emozioni?
All’inizio pensi che sia un incubo dal quale sei fuggita, poi ti guardi attorno e noti nei colori qualcosa di incredibilmente familiare.
Ti ascolti e le parole che pronunci sono quelle di un indigesto deja-vu.
Identiche, irrimediabili, amare.
Solo una cosa è diversa.
TU.

Tu che non sei più la stessa.
Quella che qualcuno pensa di ritrovare e che invece non c’è.
Dove l’hai lasciata, quando si è staccata da te? Che sensazione hai provato?
Lo specchio non riflette più. Le ciocche di capelli sono invisibili fili lucenti, gli occhi coperti da troppo mascara e occhiali scuri, la pelle un’impenetrabile guscio.
Lo senti dentro quel fiume che ha portato via tutto.
Lo guardi scorrere, hai paura, ma resti là. Aspetti che trascini anche te.
È passato solo un anno da quando ti vedevi diversa e te lo chiedi ogni giorno.
Cosa è successo?
Perché?
E poi lo leggi. Scritto con inchiostro indelebile. Inciso in grassetto. Scolpito sulla pietra.
É tutto lì, nelle parole, quelle che tracimano e sulle quali scivoli, cadi e poi ti rialzi, con sbucciature, contusioni, lividi. Hai le ginocchia bucate, le mani trafitte e i gomiti confusi. Sì, confusi.

Quelle parole che tante volte ti hanno guarita non trovano spazio sulla pagina bianca. Girano a vuoto. Cadono. Si sbriciolano. Travolte da un vortice vengono risucchiate da un gorgo e spariscono nel buio.

Come te.