Sottotitolo: Scritto con il cuore e grande maestria.

Scritto sull’acqua è una raccolta di sei brevi racconti, sei magnifiche perle che raccontano, ognuna, una condizione umana o un sentimento e che rimandano, a mio avviso, tutti indistintamente, alla fede.

Fede non per forza in un credo religioso di qualsiasi tipo, ma fede in un modello, in una persona, in un sentimento, in un ideale, in uno stile di vita.

In ogni racconto la forza trainante è quella del protagonista. Di colui, o colei, che ha fede in qualcosa. E tanta è la forza che esprime in ciò che crede che il lettore si sente catapultato lì, al suo fianco, ad avere paura, ad emozionarsi, a scappare, ad inorridire, ad amare, a fidarsi esattamente come lui.

Mi sono ritrovata anch’io, lì, e mi sono commossa, ho sperato fino all’ultimo che le cose succedessero sì, ma come volevo io, perché mi sentivo piena di quel sentimento che il personaggio viveva attraverso parole che non sono scelte a caso, ma studiate, meditate, costruite apposta per definire ogni più piccolo dettaglio.

Già dal sottotitolo (di mia attribuzione) è chiaro il mio giudizio su Scritto sull’acqua.

Vorrei aggiungere solo una cosa, come lettrice e come quasi-autrice.

Scrivere racconti è molto più difficile che scrivere un romanzo alla Guerra e pace (senza sminuire il lavoro del grande Tolstoj). È difficile perché l’autore deve riuscire a portare il lettore dentro una storia che è una parte infinitesimale della vita dei personaggi (di solito uno o due massimo). Il racconto è una contrazione, un concentrato di vita in tre o quattro cartelle. È il pasticcino mignon della narrativa: piccolo, gustoso, ricco di sapori che si spandono ovunque… una goduria.

Ecco! Mi permetto, e spero che l’autrice non me ne voglia, di paragonare Scritto sull’acqua ad un vassoio d’argento, con un bellissimo piatto di porcellana al centro sul quale sono disposti sei pasticcini finissimi, unici nel loro genere, ma tutti assolutamente gustosi e irresistibili.

Scritto sull’acqua di Carla Casazza
Carta e Calamaio