Questa frase gira dentro di me già da un po’; non so quanta verità contenga, ma per il tempo che ha ronzato nella mia testa, credo valga la pena di lasciarla parlare e dire quello che ha da dire.

A darle ragione c’è che, ogni volta che apro la borsa, trovo quegli attrezzi che non tutti usano ma che per me, o chi come me fa della scrittura un mestiere o un passatempo o una passione, sono indispensabili.

C’è un’altra frase che mi ha sempre colpito moltissimo, all’inizio non la capivo, pensavo fosse solo una questione di allenamento o un modo per elasticizzare la capacità creativa e facilitare la produzione di testi.

Poi diventi grande, all’improvviso, e dopo giorni, settimane, mesi, anni trascorsi chinata su un foglio, bianco o scritto, a leggere o scarabocchiare, comprendi tutto.

La scrittura si nutre dei libri che leggiamo.

Noi, siamo ciò che leggiamo, leggere è un modo per dilatare il tempo, sconfinare nelle vite altrui, invadere mondi che neanche esistono e conoscere persone che avremmo tanto voluto incontrare.

Comprendi che i libri che hai nella borsa hanno scelto te perché una parte della tua anima ha bisogno di nutrirsi di parole dolci o crude a seconda del momento che vivi. Scopri che altri libri, con altre funzioni, servono, non per elasticizzare la tua mente narrativa, ma per riempire ciò che scrivi di quelle emozioni che solo gli artisti sanno trasmettersi.

E allora, se sto scrivendo un testo che parla di crudeltà, cercherò di appoggiare la spalla a chi di rabbia si nutre. Se ho voglia di dare dolcezza ai miei personaggi, infilerò nella borsa un libro che invece parla d’amore.

Ecco perché è così importante, per uno scrittore, leggere prima ancora di scrivere. È un po’ come sedersi al bar, davanti ad una tazza di tè bollente e condividere. È qualcosa che fa crescere senza che ce ne rendiamo conto, il sentirsi affiancati da qualcuno più grande di noi che, per esperienza, illumina la strada da percorrere. E apre davanti a noi un mondo fantastico.