Non dimenticarlo mai

L’afa di agosto rende l’aria irrespirabile. La sagoma dell’Airbus A320 si allontana dal piazzale e avanza lenta sull’asfalto bollente. Stefano osserva da lontano. Ha il viso tirato e lo sguardo vuoto, nascosto dietro ad occhiali scuri.

Il velivolo è a fondo pista. Il rumore assordante dei motori lanciati a tutta potenza gli ricorda che dentro quell’involucro d’acciaio c’è un’anima alla quale tiene più di ogni altra cosa. Alle 16.25 il volo Cagliari — Bologna inizia la sua folle corsa. A tre quarti di pista alza il muso verso il cielo, stacca le ruote da terra, si appoggia sull’aria e vola via.

Lo sguardo fisso sul punto in cui l’apparecchio è sparito nel nulla. La testa vuota. Una fitta lancinante allo stomaco. Pensieri dolorosi che emergono dal fondo della coscienza e che Stefano tenta di rimuovere; sono catalogati in uno scaffale della memoria evidenziato da un cartello di pericolo: “Zona ad alto livello di dolore! Vietato accedere senza protezione sentimentale”.

Sale in auto e si allontana dall’aeroporto. Accende la radio a tutto volume e canta a squarciagola; l’ansia che gli serra la gola non accenna a diminuire.

Alle cinque parcheggia l’auto con il muso verso il mare, apre il bagagliaio, afferra il borsone ed entra al Fitness Club. Sandro lo saluta con un pugno sulla spalla. Stefano fa un cenno con la mano e sparisce nello spogliatoio.

A quest’ora sarà ancora sul Tirreno.

Gli occhi azzurri di Marta affiorano in mezzo alle tante immagini scattate nell’ultima settimana. Il pensiero di saperla fra le braccia di un altro gli stritola lo stomaco.

«Ehi, Saraceno, dove hai lasciato la tua bella Principessa?»

Appoggiato alla porta, Sandro lo osserva.

«È partita?»

«Sì, mezz’ora fa».

«E tu, come stai?»

«Bene!»

Sandro strizza gli occhi e passa la mano fra i capelli.

«Forza, Romeo! Vieni ad allenarti».

Stefano infila i guanti, prende l’asciugamano ed entra in sala pesi. La palestra è deserta. Il volto roseo di Marta sbuca dai recessi della memoria e il suo sorriso radioso illumina ogni cosa. Un’ansia pungente spezza il fiato. Respira a fondo e cammina, avanti e indietro, sotto lo sguardo interrogativo di Sandro. S’infila sotto il bilanciere, lo solleva, piega le ginocchia e va giù.

«Stringi le natiche, Stefano, o ti spaccherai la schiena! Tira gli addominali!»

Dopo l’ultimo affondo, molla di colpo il bilanciere e centodieci chili di ghisa si schiantano a terra con un rumore assordante.

«Cazzo, Stefano, due tette e un culo ti hanno fatto rammollire. Sai quanti ne puoi avere?»

«Fottiti, Sandro!»

Stefano completa altre due serie e Sandro gli passa una borraccia d’acqua.

«Te la sei scopata, almeno?»

Stefano non risponde. Negli occhi il vuoto.

«Minchia… ti sei innamorato! Dai vieni alla panca, Principe Azzurro».

Stefano si stende, afferra il bilanciere e respira.

«Non ti allontanare».

«Tranquillo. Sono qui».

Spinge sulle braccia e solleva cinquanta chili. Ha il peso del mondo sulle spalle e una voragine nel cuore. Abbassa in bilanciere fino al torace e spinge in alto.

Uno.

Il sorriso di Marta e le sue risate fragorose gli spaccano la pancia in due. Giù per la seconda volta e poi su di nuovo.

Due.

Corpo sinuoso e curve morbide. Labbra rosse e carnose. Abbassa cinquanta chili per la terza volta.

Tre.

Ormai starà per arrivare a casa.

Stefano non ha fiato. Sandro se ne accorge, tira il bilanciere verso di sé e lo aggancia al supporto.

«Non puoi fare gli esercizi in apnea. Fatti una sauna e vattene a casa!»

Dopo mezz’ora Stefano è di nuovo in auto. Il Blackberry lo guarda muto: nessun sms, zero telefonate, su Facebook i soliti post inutili.

Alle 18.55 apre il portone di casa. Il profumo di Marta riempie le narici. L’appartamento è muto. Stefano gironzola in tutte le stanze. Si avvicina al divano e ne accarezza i contorni. È lì che hanno lottato, riso, chiacchierato fino a notte fonda e dormito l’una fra le braccia dell’altro. Come facevano da bambini. Ritrovarsi dopo trent’anni per scoprire che il tempo si era fermato solo per aspettarli.

Accende la radio, per spezzare il silenzio.

Stefano afferra un cuscino e affonda il viso in ciò che resta di lei: il suo profumo.

Un comunicato radiofonico straordinario interrompe la trasmissione musicale. Un incidente, sta dicendo il dj…

Mentre lo solleva, un foglietto di carta volteggia sull’aria, disegnando piccole onde incerte, fino a posarsi sul pavimento.

Un incidente aereo e sono tutti morti…

Stefano lo raccoglie e legge le parole scritte a matita. Chiare. Dirette. Che parlano al cuore.

Nessun superstite.

“Ti amo…non dimenticarlo mai”.

3 Comments

  1. Mi aspettavo l’incidente fin dalla partenza dell’aereo, però è un racconto molto bello, emozionante, pieno di sentimenti … mi è sembrato di sentire il profumo di Marta … coinvolgente. Mi è piaciuto molto, brava! 🙂

Se quello che hai letto ti è piaciuto (oppure no) fammi conoscere la tua opinione. E torna a trovarmi ancora!

© 2017 Roberta Marcaccio

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