Un romanzo di Amanda Melling.

Come ho dichiarato in un precedente articolo, i gialli sono i romanzi che in assoluto preferisco e che scelgo di leggere quando ho bisogno di staccare la spina della realtà e rifugiarmi in un luogo dove la mente non debba concentrarsi su nulla: il mistero, le indagini, la curiosità, la leggerezza (in senso calviniano) dei testi…

Lo so, qualcuno storcerà il naso e penserà che i gialli sono lettura tutt’altro che leggera se vuoi entrare nelle indagini, partecipare alle ricerche, spremere quel po’ di sale in zucca per capire chi sia l’assassino e arrivare alla verità prima dell’investigatore. Come lettrice di gialli sono una frana, solitamente scopro chi sia il colpevole quando l’investigatore (l’autore) me lo svela, ma non ci posso fare nulla se adoro il cuore che palpita quando sto per capire che l’omicida si aggira nel buio della stanza, mentre il nostro malcapitato eroe ignora la presenza del pericolo (o almeno così penso io) e sta per essere sopraffatto. Con l’ansia in gola mi muovo (leggo) in quella stessa stanza con il desiderio di afferrare per un braccio il malfattore e salvare così il mio protagonista. E quando finalmente si accende la luce ed io osservo il volto del colpevole, capisco che non avevo capito niente: chi è l’assassino, perché ha ucciso….

Questa lunga ma necessaria premessa serve a spiegare perché considero Il capolavoro di Amanda Melling un giallo a cinque stelle.

Sapevo fin dal principio a quale genere appartenesse il romanzo, genere che non appare così evidente al lettore ignaro, perché l’inizio della storia fa pensare ad un romanzo di narrativa con sfumature rosa: la storia di una scrittrice alle prese con il libro che vorrebbe diventasse il suo capolavoro, un divorzio alle spalle e un rapporto difficile con la figlia. Una storia di vita come tante.

Poi la storia si svolge, si srotola su un canovaccio di avvenimenti che modificano il corso dei loro giorni tutti uguali. Dal passato riaffiora un cadavere e Sue, la nostra protagonista-detective, decide di scoprire la verità. Rovista in mezzo a ricordi, indaga, domanda, ficca il naso dove non dovrebbe e scopre che dietro a quel cadavere si nascondono parecchi segreti.

Una storia intrigante, scritta con stile diverso rispetto al precedente romanzo di Amanda Melling da me letto, Il peso sul cuore (la mia recensione QUI); uno stile che definirei affinato, più adatto al genere, scorrevole, piacevole al palato del lettore.

Una storia che trascina, incolla il lettore alla protagonista e lo porta dove lei lo conduce.

La scoperta dell’assassino ha confermato la mia incapacità di indagine. L’autrice è stata così brava a nascondere indizi che ho capito chi fosse il colpevole solo quando ho letto il suo nome, nero su bianco, col cuore che trottava in gola.

Il mio personale modo di decretare se un libro è un bel libro dipende da quanto tempo la storia resta dentro di me, dopo avere letto l’ultima parola.

E Il capolavoro entra nella top dei libri che ho amo.

 

Primo romanzo edito nella collana Amaranta di Antonio Tombolini Editore; direttore di collana la stessa autrice del romanzo, Amanda Melling.

Sono particolarmente affezionata a questa collana e sono felice di essere tra le prime lettrici a recensire il lavoro di Amanda.

Copertina illustrata dalla bravissima Marta D’Asaro.