Lettera ad un personaggio mai nato.

Caro Avvocato Guerrieri,

forse non si inizia una lettera indirizzata ad un avvocato, chiamandolo “caro”. Forse non è appropriato, o meglio, non è rispettoso. Poi penso a quello che sto per fare, alzo le spalle, e vado avanti.

Ieri sera, anzi, questa mattina molto presto, ho terminato la lettura del tuo Testimone inconsapevole; una storia, permettimi, come tante altre, un omicidio, un uomo accusato e tu che lo difendi. Ci sono delle prove, alcuni testimoni, di cui uno fondamentale, ci sono elementi che schiacciano l’accusato verso la sorte che merita (se davvero è il colpevole) ma tu non ci credi. O meglio, qualcosa in te ti costringe a guardare i fatti con altri occhi, diversi, occhi che non credono a ciò che vedono.

Parti sempre abbastanza sfiduciato, non è chiaro se ne hai voglia oppure no. Non ne fai neanche una questione di soldi. Non sono importanti per te. Altre sono le cose che contano. Ma non i soldi.

Difendi senza presentare un preventivo. Vai in corte d’Assise, quando ogni prova dimostra che è un errore, contro ogni aspettativa, senza speranza di vittoria, a favore di un cliente che non ti potrà pagare. E allora al diavolo il denaro, quello che conta è riuscire a salvare una vita innocente, la vita di un uomo che attende solo una condanna all’ergastolo. È in questo che credi, no?

È una storia prevedibile, con una trama che si snoda tranquilla, dove le tue indagini si intersecano a momenti di vita personale: la separazione da Sara, l’incontro con Margherita, la tua ricerca di te stesso, all’interno di te stesso. Hai lasciato una traccia, alla fine del romanzo, alcune frasi bellissime che mi hanno colpito in modo particolare, forse perché rispecchiano quello che ho dentro l’anima, ora.

Mi era sempre piaciuto il maestrale estivo perché spazzava via l’aria, cacciava l’afa e faceva sentire più liberi. Mi parve giusto che arrivasse proprio quella mattina.
Pensai ai conti che si chiudono e alle cose che cominciano. Pensai che avevo paura ma che, per la prima volta, non volevo sfuggirla o nasconderla, quella paura. E mi sembrava una cosa tremenda, e bellissima.

E poi devo proprio dirlo, scrivi davvero bene, avvocato Guerrieri!