Vi presento i personaggi.

Una storia è fatta di trama e personaggi; a differenza di un racconto, un romanzo contiene un numero di figure sufficienti a rendere difficile la vita al povero autore.

Costruire personaggi è, a mio avviso, la parte più complicata della scrittura. Per quanto cerchi di catturarli sgusciano via, scivolano dalle mani, hanno vita propria. Hanno davvero una vita propria! Anche se ti sforzi di identificarli, caratterizzarli, sono loro a dirti chi sono, COME SI CHIAMANO… !!!!

Ricordo che tempo fa mi venne rivolta proprio questa domanda: “Come scegli i nomi dei personaggi?”

Giuro che rimasi per qualche minuto con la testa per aria mentre dentro di me ridevo a crepapelle, soprattutto di me stessa.

La risposta uscì dalla mia bocca in modo del tutto sorprendente: “È il loro nome, sono loro a dirmelo!”

Ma è da pazzi, non credete!

Durante la prima stesura di Anna (alias Ti raggiungo in Pakistan) successe una cosa inaspettata. Avevo predisposto tutto: soggetto del romanzo, trama, schede dei personaggi, scaletta dei capitoli. E tutto era perfetto. A circa metà della prima stesura (di circa centocinquanta cartelle), mentre Anna e Giorgia sono a una importante cena di gala, quest’ultima incontra Francesco, suo ex Direttore ed amante. Fra i due si crea un’atmosfera elettrica, Anna comprende dai loro sguardi molto più di quello che sa e si defila. Dopo un po’ Francesco la raggiunge e siede a chiacchierare con lei.

Fin qui nulla di strano, no?

Un personaggio come tanti. Peccato che questo Francesco non c’era nelle mie schede, non esisteva nella mia trama e in men che non si dica si è appropriato della mia scaletta.

Un evento del genere durante la fase di scrittura vera e propria può essere percepito come una tragedia. Io lo percepii come una tragedia.

Non sapevo cosa farmene di questo Francesco che NON VOLEVA uscire dalla mia storia. Se ne stava lì, a bazzicare dietro ad Anna, ad acquisire sempre più importanza all’interno del racconto, a pretendere un posto di primo piano. E pensare che nella mia lista non era neanche etichettato come personaggio.

Capii che non me ne sarei liberata facilmente. Dire che ero disperata è nulla.

A ripensarci ora mi viene da sorridere, ma allora ero davvero in crisi.

Per fortuna, proprio in quel periodo, stavo seguendo un corso di scrittura; il docente era un grande scrittore. Durante una lezione sui personaggi mi feci coraggio (chi mi conosce sa che sono una vera chiacchierona, ma in alcune occasioni divento particolarmente silenziosa ed appartata) e chiesi: “Ma se un personaggio che non esiste appare all’improvviso nella storia e non se ne vuole andare, come ci comportiamo?”

La risposta del mio maestro fu illuminante. Mi disse: “Lo lasci parlare. Lo tratti come hai trattato tutti gli altri. Lo studi, lo conosci, crei la sua scheda e lo inserisci nella trama”.

Facile! Ma perché non ci sono arrivata da sola?

La mia disperazione si trasformò in sorriso e Francesco divenne in assoluto il mio personaggio preferito.

C’è un’affermazione molto forte di Flaubert che non riesco a dimenticare e che spiega perfettamente cosa vuol dire creare i personaggi di una storia. Sicuramente Flaubert la pronunciò con uno scopo diverso.

“Madame Bovary c’est moi!”

“Madame Bovary sono io” che io traduco in “il personaggio sono io”.

Che cosa significa? Che io (autore) sono il personaggio, sono tutti i personaggi. Non in senso letterale. Significa che per descriverli devo viverli, devono vivere devo di me. Io devo conoscere la loro vita come fosse la mia. Durante la stesura io li osservo muoversi nella storia, traduco quello che provano e descrivo quello che fanno. Non sono io nella storia, io sono nei personaggi. Mentre trascrivo tutto su carta vivo quello che vivono loro, piango se piangono, rido se ridono.

Mi perdo nel loro dolore ed esulto per la loro gioia.

C’è un capitolo, in Tranne il colore degli occhi, che ho fatto davvero fatica a scrivere, credo sia stato il momento più duro e difficile di tutta stesura. Ed anche ora, quando lo rileggo, provo le stesse sensazioni.

“Oui, Madame Bovary c’est moi!”