Se lo contendono in due, lo scettro della simpatia, dell’ironia acuta, travolgente, sana. Dopo Piero De Fazio (mio socio in “affari” e grande, grandissimo, in tutti i sensi, autore noir) ho l’onore di avere mia ospite Federica D’ascani, la regina dell’lgbt, del m/m, dell’adult romance.
Romana di nascita, Federica è autrice, soggettista e sceneggiatrice di fumetti, presso Editoriale Aurea (Lanciostory e Skorpio), editor freelance, collabora con numerose agenzie e riviste letterarie (Pink Magazine ad esempio). Ha pubblicato con Rizzoli e ha all’attivo oggi un numero di romanzi che neanche lei sa contare.
Ha scelto il selfpublishing per le sue nuove sfide in ambito lgbt con lo pseudonimo di C.K.Harp, identità che sta prendendo sempre più il sopravvento, anche se continua a essere autrice cosiddetta “ibrida” con la casa editrice Triskell edizioni.
Ha almeno un’altra identità sparsa per il pianeta libri e forse, la mattina, guardandosi allo specchio, anziché vedere se stessa, si ritrova davanti a uno sconosciuto che tanto sconosciuto non è.
Io sono impaziente di chiacchierare con lei perché so già che sarà un’esperienza esilarante e vorrei che tutti i miei lettori conoscessero Federica e leggessero i suoi libri.

 

Federica, benvenuta, entriamo subito nel vivo dell’intervista. In quanti modi ti possiamo chiamare? E quale di questi ti è più caro?

Ma grazie! Ciao a tutti da Federica, C.K. Harp ed Amy Clark (sembro una bella gatta da pelare per un qualunque esorcista, me ne rendo conto!). Li ho a cuore tutti e tre, com’è ovvio, ma con Federica ho macinato più strada e credo le sia davvero più affezionata…

 

Bene, ora ci rilassiamo (si fa per dire), ti chiedo cosa posso offrirti (tè, caffè, alcolici, biscotti, torta di carote, tramezzini o altro) e poi iniziamo l’intervista.

Mi sta bene tutto. Non farti problemi, sono un’ottima ospite da quel punto di vista!

 

E allora presentiamoti subito!

 

 

A che età hai iniziato a scrivere?

Credo a 7 anni. Mi sembra fosse quello il periodo. Scrissi un racconto basato su un incubo fatto. Era horror, parlava di gelatine aliene e stranamente lo ricordo molto bene. Forse non è tanto strano, in fondo…

 

Quali sono, se ne hai, le tue manie quando scrivi?

Non ne ho. Anzi, forse una: il titolo e la citazione iniziale.

 

Il luogo in cui preferisci ambientare le tue storie?

Non ne ho uno in particolare, dipende da cosa mi ispira in quel momento quella determinata storia.

 

Il libro più bello che hai letto?

Il più bello… Credo che risponderò sempre e per sempre IT.

 

Il luogo più strano in cui scrivi?

Accanto alla porta d’entrata di casa.

 

 Federica D’Ascani, una donna vulcano, esplosiva, vitale, ironica, generosa, affettuosa, nostrana e pacioccona. In quale di questi aggettivi-qualità ti riconosci di più? E se dovessi descrivere, invece, Federica D’Ascani-scrittrice con tre aggettivi o sostantivi o verbi, quali utilizzeresti?

La Federica D’Ascani normale direbbe esaurita, agitata e mai soddisfatta, ma la scribacchina… be’, quella è davvero vulcanica, esplosiva e ironica, anche se alla fine della fiera spesso e volentieri nei miei libri si piange e non si ride 😀

 

Non importa, che si rida o si pianga quello che conta sono le emozioni.
Ogni autore ha le sue motivazioni per scrivere, chi lo fa per vivere, chi per passione, chi per esigenza…
E allora ti chiedo: perché hai decido di “scrivere per vivere” anziché iscriverti a vulcanologia? Come sei arrivata alla scrittura? E poi raccontaci il miliardo di altre attività in cui sei impegnata ogni giorno. Hai mezz’ora di tempo!

Dio santo, solo mezz’ora? Mi devo impegnare! Dunque, vediamo… Ho iniziato a scrivere e ho pubblicato il mio primo romanzo nel 2008. All’epoca volevo solo scrivere per provare a me stessa di esserne in grado, per sfogare tutto il marasma horror che avevo nelle vene (a venti anni si ama questo genere di amore viscerale!) e per fare qualcosa che mi appagasse al di là del lavoro ufficiale che era quello di impiegata in un ufficio aeroportuale. Dopo i primi due, però, mi sono fermata, fagocitata dalla vita e da esperienze che mi hanno, malgrado tutto, fortificata. Ho ricominciato a studiare e a scrivere solo 4 anni fa, complice la gravidanza del mio primo (e non so se unico) cucciolino. Da lì è ripartito tutto e, presa da un istinto folle di imprenditoria kamikaze, ho mollato il lavoro che avevo all’epoca (che non mi manca neanche un po’) e mi sono messa d’impegno per diventare una buona editor. In effetti, il mestiere ufficiale, quello che finora mi ha consentito di contribuire alle spese di casa, è proprio quello. Non la scrittura, che in ogni caso rimane ciò che desidero fare sempre e comunque. Ultimamente molte cose stanno cambiando, non ultima la mia entrata nelle forze dell’Editoriale Aurea (editore di Lanciostory e Skorpio, fra gli altri) in qualità di soggettista e sceneggiatrice. Non mi sognerei mai di dire che sono fumettista, sono autodidatta con l’immensa fortuna di aver conosciuto Enzo Marino (direttore) dal quale continuo ad assorbire informazioni come ne dipendesse della mia vita.
Insomma, perché scrivo? Perché sarei fare tanto altro, ma preferisco fare questo 😉

 

 

Ogni autore ha una cassetta degli attrezzi che rifornisce di tutto ciò che gli serve per progettare, fare ricerca, scrivere, revisionare, correggere. Ogni autore ha un suo metodo di lavoro, un modo personale di trovare l’ispirazione, costruire i personaggi, farcire le storie di eventi realmente accaduti oppure di pura fantasia.
Ogni autore ha una sua metodologia di approccio alla scrittura.
Ci racconti la tua, se non è protetta da segreto professionale inviolabile?
E poi vorrei anche sapere come nasce il tuo amore per la scrittura erotica e in particolare m/m (spiegaci anche cos’è).
Vai! A te la parola!

Uhm, domanda bella complicata. Però io sono per le cose semplici e ti risponderò di conseguenza: scrivo quando posso, se posso, ma anche quando non posso, a costo di svenire sulla tastiera. Se sono sotto stesura di romanzo, ho una tabella di marcia ferrea quotidiana che non mollo a meno che non ci siano eventi straordinari (e non conta Natale, Pasqua o vacanza, per capirci). Non ho riti propiziatori o chissà che altro: mi siedo e parto. Non importa dove sia rimasta, se prima di sedermi abbia o no le idee chiare. Io parto, chi c’è c’è! L’ispirazione può arrivare in qualsiasi momento, ma spesso e volentieri la sprono e la piego al mio volere. Non è semplice, richiede esercizio e esperienza, ma se si deve lavorare si impara a farlo. E poi… Be’, sai, l’ultima domanda è un po’ difficile. Io scrivo quello che voglio, che sia erotico o meno. Non ho un genere prestabilito: dipende dalla storia che devo narrare. Vero è che ormai le mie sono solo storie a sfondo lgbt, ovvero che presuppongono storie d’amore tra persone dello stesso sesso, specialmente uomini. Perché? Perché il mio cervello al momento non concepisce altro. Non riesco proprio a vedere altre situazioni, anche se amo leggere romanzi etero. Non saprei dirti come mai, forse è solo la mia indole.

 

Oltre a scrivere sei anche editor, quella strana figura che bazzica nelle case editrici (o freelance), che gli autori guardano con sospetto: è colui (o colei) che mette le mani e la testa nella loro creatura e cambia qui, cambia là, toglie qui, toglie là.
Guai eliminare anche una sola parola!
Guai cambiare il senso di quella frase, perfetta così com’è!
Guai anche solo pensare che quel personaggio non sia il miglior personaggio mai ideato.
Siamo antipatici, scontrosi e insopportabili, noi autori. Non abbiamo mai provato a metterci dall’altra parte della barricata e guardare per davvero con occhi nuovi. Io sto lavorando per diventare anche editor di me stessa e so che molti altri autori lo fanno.
Ci racconti come si sta dall’altra parte del muro e cosa vedono, per davvero, gli occhi del nostro editor? Quali mostri deve combattere? Quanto è difficile il rapporto autore-editor?

Domanda complessa, per alcuni versi quasi impossibile da affrontare. Il discorso è che per essere un buon editor bisogna riuscire ad approcciarsi al testo che si ha davanti con il distacco adatto, giusto, ma leggere comunque il romanzo come se si fosse un lettore. Cosa vede l’occhio dell’editor? Tutto: dalla coerenza dei personaggi alla struttura, dalla trama e la sua effettiva “consistenza” alla forma impiegata per trasporla su carta. Un lavoro complesso che chi è dall’altra parte della barricata, o non ci ha mai avuto niente a che fare, stenta a comprendere. Ho sentito persone che si facevano “editare il romanzo da mio marito che di mestiere fa l’impiegato in una società di macchine” per dire… oppure la solita cugina (solo io ho parenti che non mi guardano neanche da lontano, figurarsi leggere testi miei?!) e la beta. La beta, questa figura onnipresente e onnisciente che sembra detenere tra le mani il futuro del mondo…
Senza dubbio quello dell’editor è un mestiere, nel 2017, difficile e controverso, soprattutto perché ci si improvvisa senza averne le facoltà (e facendo danni inenarrabili). Per lavorare con un autore non basta aver studiato, aver conseguito la famosa laurea (non è neanche indispensabile, quella, se si sono condotti gli studi giusti), ma serve anche saper “sentire” il testo, saperci parlare, sapersi immedesimare nello scrittore e capirlo. Una sorta di psicologo? A volte. Il rapporto con il romanzo è particolare, quello con l’autore sacro. E due cose sono basilari in questa relazionenonrelazione: il rispetto e la fiducia da ambedue le parti. Se queste vengono a mancare, non ne uscirà niente di buono.
Ovviamente parlo da freelance, lavorare in una casa editrice implica mille altre cose in più, anche se per alcuni aspetti è più semplice. Discorso lungo e complesso (ma vi annoierei e… no, non posso, ho un cuore, nonostante tutto!).

 

 

«Ok, allora io vado» disse schiarendosi la gola per non apparire ancora più impacciato di quello che in effetti era, e vide il mezzo sorriso sulle labbra di Richard comparire di nuovo. Era divertito? Tyrone si morse il labbro e fece per voltarsi, pronto a darsela a gambe, quando un braccio dell’uomo scattò in avanti e ne bloccò la fuga.
«Non farlo…»
«Cosa?» domandò di getto, sentendo una goccia di sudore imperlargli la fronte prima di scendere giù, verso la tempia, in un rivolo fastidioso.
«Non morderti il labbro in quel modo. Potrei davvero non rispondere di me…»
«Non…» tentò Tyrone, ma quasi soffocò di nuovo, il respiro corto e i polmoni stretti in una morsa.
«Ci vediamo domani» gli promise Richard prima di voltarsi e andare via. E Tyrone rimase lì, in piedi, a osservare le spalle possenti di uno sconosciuto che era appena entrato a gamba tesa nella sua vita.

(estratto da Sono solo un ricordo)

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È giunto il momento di parlare delle tue creature, di fare conoscere i tuoi libri. Ne hai scritti e pubblicati diversi. Hanno tutti una base romantica, che in alcuni spazia nell’erotico o nell’m/m, ecc.
Innanzi tutto vorrei sapere da te quanti ne hai scritti e poi vorrei ci raccontassi qualcosa del tuo romanzo preferito (fra quelli che hai scritto): come è nata l’idea, come l’hai sviluppata, se i personaggi sono i tuoi vicini di casa o…
Poi, per finire (anche se non siamo ancora all’ultima domanda), vorrei ci raccontassi in due parole (Fede, due!) perché dopo aver pubblicato con case editrici anche importanti hai scelto il self.

Cominciando dall’ultima, perché è la più facile, le due parole (due!) sono: libertà pura.
Per quanto riguarda tutto il resto… è un altro paio di maniche. Dunque, diciamo che la base romantica è sempre presente perché, per quanto adori squartare gente su carta, ho scoperto che senza sentimento non riesco a concepire il realismo. Per me la realtà comprende tutto, per questo, per esempio, ho adorato la serie Dexter (non c’entra nulla, ma se vi capita recuperate le stagioni e guardatele, almeno le prime tre!).
Quanti ne ho scritti? Non tengo il conto. Sono una di quelle bestie rare che deve andare a controllare sugli stores e contare uno a uno i titoli a seconda dello pseudonimo utilizzato (e sono a quota tre identità, per ora… posso fare di meglio!) Diciamo che dovrei aver raggiunto la ventina, tra romanzi lunghi e brevi… Una volta ti avrei detto che IL libro era un romanzo non ancora pubblicato, che adoro e ho adorato per la tematica, e per alcuni versi rimane ancora quello, ma… Be’, Sono solo un ricordo è entrato nel mio cuore in maniera inaspettata, rievocando ricordi e sensazioni che non credo riuscirò mai a dimenticare. L’idea è nata tre anni prima della stesura, quando mio nonno ha iniziato a stare male davvero, ma forse ancora prima, quando mia nonna lo ha lasciato stroncata da un cancro e ho visto il dolore vero, la nostalgia pura. Volevo qualcosa che riuscisse a raccontare quell’amore che li aveva uniti, soffermandomi sul dopo e sul prima, non sul “durante”. Ho “ricevuto” la chiave di lettura quando ho iniziato a scrivere il male to male, trovando il mio mondo perfetto, e da lì… sono nati Ty e Richard. Nessuno dei due ha un volto predefinito, sono più anime che mi si sono presentate e hanno narrato ciò che dovevo scrivere.
Ecco, Sono solo un ricordo è il mio preferito, si può dire 😉

 

Non mento quando ti dico che sei stata la cosa migliore del mio vivere, perché me ne rendo conto una volta di più adesso che non posso guardarti.
Stare senza parlarti è un aspetto sul quale avevo riflettuto: avrei potuto sopportarlo.
Stare senza vederti camminare al mio fianco, magari spingendo una carrozzina, era un altro aspetto sul quale avevo meditato abbastanza: avrei potuto accettarlo.
Ma sapere di non poterti più avere, come se Dio ti avesse strappato a forza dalle mie braccia, no: non posso proprio tollerarlo.
Se potessi esprimere un desiderio, uno solo, di certo non sarebbe quello di non averti mai conosciuto. Sarebbe stato più facile, più semplice, non sapere nulla della tua esistenza, ma io avrei vissuto senza vivere, avrei camminato senza sapere dove stessi mettendo i piedi. Perché sei la mia strada, il mio bastone, le mie certezze.
Ho paura. Ho paura di quello che sei stato e di quello che non sarai più. Ho paura di saperti senza me. Ho paura dei tuoi pensieri, del corso dei tuoi voli mentali, del freddo che potrai sentire senza il mio corpo accanto. Ho paura che tutto questo sia reale, che tu invece non lo sia. E sentirmi in questa maniera rende ancora più vivido il ricordo dei nostri giorni, del calore che mi infondi con un tocco. Dio, se potessi averti di nuovo sotto alle mie mani, a occhi chiusi solcherei le tua pelle, facendoti sentire tutto ciò che ho dentro, tutta la pena che cresce e aumenta. Ti bagnerei con le mie lacrime, ma solo per sentire il balsamo delle tue rassicurazioni, e dischiuderei le labbra per dirti che ti amo, e ti amo ancora, più di prima.

(estratto da Sono solo un ricordo)

 

Sapevo che mi avresti tolto il pane di bocca. Ma oggi sei tu la regina del salotto e ti è concesso tutto.
La prossima domanda sarebbe stata proprio su Sono solo un ricordo (di cui riportiamo due estratti in questa intervista), un libro coinvolgente, emozionante, una storia che travolge, anzi che ti trascina dentro ed esplode nel cuore del lettore. L’ho divorato (la mia recensione qui) e invito tutti a fare altrettanto. La scrittura pulita e scorrevole di Federica si sposa perfettamente a storie semplici, che hanno il gusto delle piccole cose quotidiane e non ti abbandonano fino all’ultima parola.
Stiamo per arrivare alla conclusione e ti rivolgo la più antipatica delle domande. Non l’ho ancora fatta a nessuno dei miei ospiti e c’è un motivo se la porgo a te su un piatto d’argento (so che mi odierai).
Cosa consiglieresti a uno scrittore che vuole emergere in un mercato già strapieno di gente che scrive e che rischia di confondersi in un mare di libri di pessima qualità? Cosa gli diresti per incoraggiarlo? Qual è il modo giusto per approcciare la scrittura a scopo di pubblicazione?

Non pensare alla pubblicazione, ma a raccontare la storia che hai. Partendo dal presupposto che lo scrittore in oggetto abbia gli strumenti basilari che dovrebbero far parte della cassetta degli attrezzi di uno “scribacchino” tipo, consiglierei di leggere molto, ovviamente, e di lasciarsi trasportare dalla narrazione. Se ci si ferma a pensare a quello che il lettore vuole, desidera, a quello che va di moda, a quello che fa fare i soldi (come se poi, di questi tempi, fosse possibile) si può anche arrivare, ma nel modo sbagliato. Oltre a non lasciare proprio niente, di sé, si rischia di perdere di vista il perché. Perché si è iniziato a scrivere, perché ci si è voluti sfidare e spronare, il perché ci si senta così bene durante la stesura di un romanzo. Se si scrive solo a comando, solo con lo scopo di “emergere” ci si lascia dietro molto, e in quel molto c’è anche la passione e il piacere.
Non deve accadere.
Oltretutto, nonostante le case editrici siano fossilizzate su alcuni generi e tematiche “che fanno cassa” la vera differenza la fa l’originalità. Snaturarsi non fa mai bene: penalizza.
Insomma, scrivete quello che sentite scrollandovi di dosso la moda. Magari incorrerete in delusioni, magari invece la spunterete comunque, ma in maniera sana. Sana e costruttiva.
Sono stata brava? 😉

 

Sei stata bravissima e simpatica come sempre.
Spero che i miei lettori si siano divertiti e che l’ora trascorsa in nostra compagnia sia stata piacevole.
Grazie, Fede, torna a trovarci presto!

 

La curiosità di oggi riguarda un libro che io e Federica consigliamo di leggere a tutti gli aspiranti scrittori. Più che un suggerimento, è un must! Una lettura indispensabile per chi si avvicina al complesso mondo della scrittura narrativa.
Vi lascio con alcuni brani tratti dalla nuova edizione di ON WRITING di Stephen King, il Re dell’horror e vi do appuntamento alla prossima ora del tè.

 

ESTRATTO ON WRITING – prefazione

 

 

ESTRATTO ON WRITING – sulla scrittura

 

 

ESTRATTO ON WRITING – sulla scrittura