Michela Belotti si presenta, sul suo sito, come aspirante scrittrice con un sogno nel cassetto: pubblicare il suo primo romanzo.
Prima di accoglierla devo raccontarti come ci siamo conosciute, Michela e io, come le nostre strade si siano incrociate.
Prima che Michela mi contattasse non eravamo neanche amiche virtuali. Due perfette sconosciute. Lei mi scrive in chat, chiedendomi, molto gentilmente, se sono interessata a recensirla. Io le rispondo dicendole che sono molto impegnata, che il lavoro più il resto non mi lasciano spazio per altro e bla bla bla… le solite cose che si dicono per non offendere e prendere tempo. Mentre le sciorinavo la lista dei miei impegni, però, curiosavo nelle sue pagine, cliccando sul link che mi aveva inviato, dove si parlava di lei e del suo romanzo. In quei giorni ero impegnata con un’altra recensione e altre interviste ed ero davvero piena di mille cose, ma…
Quella piccola donna bruna mi catturò. Attirò la mia attenzione su di sé e fece in modo che io leggessi il suo giallo incredibile. Una storia fresca, matura, scritta con un linguaggio giovane che spero Michela non perda mai. Come tutti i giovani scrittori la strada sarà decisamente lunga ma Michela ha una mente aperta, tanta curiosità e la voglia di raccontare la vita come pochi sanno fare: con la semplicità di chi ci crede.

Ovviamente mi sono appassionata al suo libro e a lei, ho trovato nelle nostre vite tante piccole e insignificanti coincidenze che tanto insignificanti non sono.

Sono molto felice che oggi, a pochi giorni dall’uscita del suo romanzo d’esordio, Michela sia ospite nel mio salotto.

Eccola che arriva! Lasciamo che sia lei a raccontarsi.

Benvenuta Michela nel mio salotto, il tempio dei libri e della buona scrittura. Sono felicissima di averti mia ospite oggi e sono certa che sarà una bellissima chiacchierata. Prima di iniziare ti chiedo cosa posso offrirti: tè, caffè, torta di mele, crostata oppure, se vuoi, andiamo con qualcosa di alcolico. Qui tutto è ammesso.
Grazie Roberta, è un piacere essere qui con te. Prendo volentieri del caffè e anche una fetta di torta. Caffeina e zuccheri sono un’accoppiata vincente!

Direi che siamo pronte per iniziare. Vado con le domande?
Forza! Cominciamo pure…

A che età hai iniziato a scrivere?
Credo 15-16 anni, articoli sportivi soprattutto riguardanti le partite del Milan.

Quali sono, se ne hai, le tue manie quando scrivi?
Non voglio assolutamente nessuno attorno, mi vergogno da morire quando scrivo.

Il luogo in cui preferisci ambientare le tue storie?
Nella vita quotidiana, nella mia città e provincia di Bergamo.

Il libro più bello che hai letto?
Novecento di Alessandro Baricco.

Il luogo più strano in cui scrivi?
Mi è capitato di scrivere in pullman nel tragitto casa lavoro.

Michela, perché la scrittura? Quale momento o situazione hanno fatto nascere in te il desiderio di scrivere e quando hai capito che volevi farlo diventare qualcosa di più di un hobby?
Non pensavo che avrei mai scritto seriamente. Ho iniziato così per caso, con articoli sportivi, adoravo il Milan e non potevo fare a meno di recensire le partite della domenica. Poi ho continuato con la politica, mi sono appassionata agli scritti di Montanelli e della Fallaci. Lì ho iniziato a pensare che la mia strada fosse il giornalismo, cosa che alla fine non si è realizzata. Ho continuato comunque a scrivere piccoli articoli per giornali locali e anche cose mie, soprattutto racconti. Poi quando finalmente sono riuscita a mettere su carta qualcosa di più, ho capito che forse una briciola di talento c’era e lavorando sodo avrei potuto trarne soddisfazione. Riga dopo riga eccomi qua.

Se dovessi fermarti a pensare a tutte le situazioni legate alla tua esperienza di scrittrice, vissute fino a oggi, quali sono state quelle che hanno fatto vacillare la tua determinazione e quelle che invece ti hanno fatto galleggiare per l’immensa felicità?
Sono la persona più pessimista al mondo. Dico sempre che Leopardi mi fa un baffo. Con il nulla mi abbatto, mi basta una critica anche leggera. La mia peggior nemica sono io. Eppure sono riuscita a resistere, ho terminato il mio primo romanzo, impresa che non pensavo di riuscire a compiere, e ora a farlo pubblicare. Ricevere recensioni positive, sapere che qualcuno ha apprezzato il mio lavoro è la soddisfazione più grande. Partecipare alla raccolta crowdfunding per la pubblicazione e vedere quante persone hanno creduto nel mio progetto è stata una felicità enorme.

 

«Ti prego, non farmi del male!» urlo correndo lun­go il viale alberato.
Vengo risvegliata dall’ennesimo incubo da una voce che cerca di tranquillizzarmi, poi vedo di nuovo quegli occhi cobalto. Questa volta riesco a metterli a fuoco in un volto maschile. È un uomo sulla quaranti­na, forse meno, di bell’aspetto, anche se un po’ trascu­rato. Dà l’idea di averne passate tante.
Non faccio quasi in tempo a realizzare la sua pre­senza che inizia a parlare: «Buongiorno, signorina Rota. Sono il tenente Castelli dei carabinieri di Ber­gamo. Sono il responsabile delle indagini relative alla sua aggressione. Sono felice che ora stia meglio e spe­ro abbia voglia di fare due chiacchiere».
Proferisce tutto come un poliziotto di qualche se­rie TV americana piuttosto scadente. Soprattutto, mi chiedo se sia questa la veste solita di un carabiniere, ovvero felpa e jeans.
Sembra mi legga nel pensiero e subito aggiunge: «Mi scuso per l’abbigliamento, ma quando sono fuori servizio preferisco essere comodo».
Effettivamente fuori è buio e l’orologio appeso al muro dice che sono le ventitré e quattordici. Quindi si è trattenuto oltre l’orario di lavoro per potermi in­terrogare. Sicuramente non gli si può dare dello scan­safatiche, ma inizio a domandarmi se abbia una vita privata, una compagna ad attenderlo o un hobby.
«Si figuri, tenente, va benissimo» dichiaro con qualche attimo di troppo.
«Le va di raccontarmi cosa si ricorda della sera in cui è stata soccorsa e portata in ospedale?»
Io veramente non mi ricordo proprio un bel niente, neppure le giornate precedenti, e mi sono resa conto solo oggi che sono passati già tre giorni dall’aggressione.
Castelli mi scruta con quegli occhioni che fino a poco prima credevo fossero parte dei miei incubi e mi dice risoluto: «Mi hanno raccontato che, con mol­ta probabilità, a causa dello stress potrebbe avere dei vuoti di memoria. Ma chi le ha fatto questo è ancora là fuori, e se le venisse in mente un qualsiasi elemen­to che potrebbe aiutarci, magari legato anche ai suoi spostamenti nei giorni precedenti, non esiti a comu­nicarcelo. Siamo già stati nel suo appartamento, ma è tutto in ordine e nessun vicino ha visto o sentito qual­cosa di sospetto. Mi spiace ammettere che siamo a un punto fermo».
È un uomo davvero destabilizzante. Non mi ha ancora dato la possibilità di poter avere un dialogo, ma ha la faccia triste, quasi come se davvero gli im­portasse del mio caso, come se quasi tutti i giorni non succedessero cose del genere, oppure ne succedesse­ro troppe.

(Estratto da La corsa)

 

 

Il tuo romanzo La corsa uscirà domani, 29 marzo, e sarà pubblicato da Bookabook, un’associazione che si occupa di mettere in contatto libri e lettori, per un nuovo modo di fare editoria. Raccontaci come ne sei venuta a conoscenza, come è stata l’esperienza che hai vissuto fino a ora e se la consiglieresti.
Bookabook è stata la prima casa editrice italiana ad occuparsi di editoria attraverso il crowdfunding, ovvero con il contributo del pubblico che sceglie se aiutare l’autore ad arrivare alla pubblicazione preordinando una copia del romanzo, ancora prima che esso esista. Quando un anno fa cercavo una casa editrice a cui mandare il manoscritto del mio libro mi è capitato di leggere questa novità, e scoprendo le potenzialità ho voluto sperimentarla in prima persona. Mi piacciono le sfide e la possibilità di realizzare i sogni anche con l’aiuto degli altri. Inoltre Bookabook mi dava la possibilità di scoprire se il mio romanzo potesse piacere ancora prima di averlo pubblicato, attraverso la prima selezione della casa editrice e poi con i primi commenti e recensioni di pubblico e blogger! La consiglierei a chi ha tanta pazienza, coraggio e faccia tosta! Di sicuro non è adatta ai timidi…

La corsa è un giallo. Come lettrice amo particolarmente questo genere, come autrice non saprei da che parte iniziare. I due lati della mia medaglia, autrice e lettrice, sono in completa antitesi: leggo generi diversi da quelli che tratto come scrittrice. Nel tuo caso vale lo stesso, oppure sei una mangiatrice di thriller in entrambi i ruoli? Se sì, ti chiedo quali sono i tuoi giallisti preferiti e quale, dei libri che hai letto, ha ispirato l’autrice che è in te.
Fin da piccola non mi sono mai limitata a un genere in particolare, ho sempre letto, anzi direi fagocitato, qualsiasi cosa e per qualsiasi cosa intendo anche biografie, manuali e diari di viaggio. Il thriller, insieme all’horror, è però il mio genere preferito, nato dall’amore per l’autore Stephen King. Ho letto quasi tutti i suoi libri e ho una collezione da fare invidia a una biblioteca. Non ci posso fare nulla quando esce un suo nuovo libro devo averlo assolutamente. Tra gli altri autori che mi hanno ispirato in primis sicuramente Oscar Wilde ma anche Baricco. Novecento lo annovero tra i migliori libri che io abbia mai letto, il regalo che non mi stancherò mai di regalare e il film che non smetterò mai di vedere.

 

Alcune volte fa piacere che ci sia qualcuno accan­to a noi capace di sorprenderci. Lisa, la mia Louise, guida a gran velocità sulla A4. È tutta un ciacolare, allegra e bellissima cerca di mettermi di buon umore. Pronta a tutto per un’amicizia nata da poco, mi spro­na e mi fa strada in un’avventura nell’avventura; a co­lori, contrapposta a quella nera che in questi giorni mi sta portando a picco, forse l’ultima che potrò an­cora vivere se verrò condannata. Io, la sua Thelma, in questo momento sono in stato di agitazione, non riesco quasi a star seduta sul sedile dell’auto.
Sono sempre stata affascinata dalla favola mo­derna di Ridley Scott. Quando la guardavo in TV e vedevo le due amiche lanciarsi nel baratro piuttosto che vivere infelici, sognavo a occhi aperti di provare un giorno quel tipo di sentimento così puro e buo­no. Fino a oggi potevo dire con certezza che la vera amicizia non esiste, frutto sempre di un tornaconto o della noia. Bene, sono stata smentita. In fondo capire di essersi sbagliati e cambiare idea dicono sia sinto­mo di intelligenza. Lo racconto a Lisa, ringraziandola per l’appoggio.
Lei ride sorniona dicendo: «Col cacchio che mi butto nel burrone con te, soffro di vertigini! Io scappo con Michael Madsen. Toh! Finalmente ti ho strappato un sorriso».
Ho staccato il telefono, ma ora mi sento in colpa; così a metà strada ascolto i messaggi in segreteria.
«Cosa dice il tuo bello? Wow! Che voce da tene­broso…»
«Dai, Lisa! Non è il mio bello! Dice che Giorgio ha mentito, ma non aggiunge altro, vuole che lo richia­mi. Ma anche no, per dirci cosa ancora? Guarda, me lo sentivo che c’entrava in questa storia! Arriviamo a Vicenza e cerchiamo di capire dove possiamo trovare Giorgio, prima che i carabinieri si mettano a cercarlo. Così non dovremo pure spiegare cosa ci facciamo lì.»
«E l’altro messaggio di chi è?» domanda Lisa in­curiosita.
«È mia sorella! Indovina perché la mia famiglia non si faceva viva da giorni?» e premo play: “Sara! Ma cosa hai combinato?! Stiamo via tre giorni in gita con la parrocchia e tu cosa ci combini ancora? Omicidio?! Ti abbiamo pure acceso una candela! Ma ti rendi con­to? La mamma è sconvolta, non parla più con nessu­no, non sappiamo come farla riprendere! Lo diceva lei che non era normale che vedevi tutti i film di quel Ta­rantino! Papà, arrivo, arrivo! Vieni a casa quando rie­sci, ché la mamma ti vuol vedere, prima che sia tardi!”.

(Estratto da La corsa)

 

 

Anche io amo moltissimo Novecento, sia libro che film, e devo dire che entrambi hanno tanto da insegnare a chi scrive. E nonostante io non ami il genere horror, sono una grande fan di Stephen King di cui ho apprezzato tantissimo On Writing (il manuale di scrittura per eccellenza) e il suo bellissimo Miglio Verde (sia libro che film). Senti, visto che abbiamo fatto una digressione, che ne pensi di parlare di cinema?
Quali sono i film che ami di più e che non smetteresti mai di guardare (oltre a Novecento)? Ci sono dei film o dei personaggi che hanno ispirato le tue storie e i tuoi protagonisti?
Certo! Sono una super appassionata di film, tanto da avere una pagina su Facebook dedicata al tema cinefilo. Sicuramente tra i miei film preferiti ci sono tutti quelli firmati dal genio di Quentin Tarantino, mio regista e sceneggiatore preferito. Poi avrei una lista infinita, ma non mi limito a vedere solo cose che mi piacciono, cerco di tenere la mente aperta. Specialmente in inverno mi dedico a tutte le pellicole che partecipano alla Award Season, soprattutto ai premi Oscar. Mi piace vederli in anteprima, in lingua originale coi sottotitoli e recensirli. Insomma, una vera fissazione.

 E ora veniamo al tuo romanzo. Io l’ho letto e recensito (leggi qui LA MIA RECENSIONE) e sono rimasta davvero colpita. Hai intuito, freschezza, immediatezza, velocità con uno stile giovane e coinvolgente. Davvero brava!
Cosa ti ha ispirato la storia e i personaggi? Hai lavorato molto per costruire la trama e gli intrecci o è venuto tutto naturale? Quanto ti sei sentita attrarre da quello che stavi costruendo durante la stesura? Sei riuscita a estraniarti o eri nella storia?
La corsa è nato da un’idea piombata dal nulla, che ho sviluppato quasi subito nella sua interezza, anche se per completare la bozza, un po’ per mancanza di tempo, un po’ per mia insicurezza ci ho impiegato un tempo faraonico. Gli intrecci narrativi sono quelli che hanno portato via più tempo, per far sì che tutto tornasse e non ci fossero incongruenze. Nonostante la mia negatività la storia mi ha sempre riportato da lei in qualche modo. Quando rileggevo, dopo un po’ di tempo quanto avevo scritto, mi dicevo “Ehi, però non è male”, e questo mi aiutava ad avere maggior autostima. E quando mi rimettevo a scrivere ero un tutt’uno con i personaggi e con la storia.

 

(clicca sulla miniatura qui a fianco per acquistare La corsa, il romanzo di Michela Belotti, edito da Bookabook)

 

 

Michela ti ringrazio infinitamente per la bella persona che sei e per la tua semplicità. Ti auguro che La corsa sia il primo di una lunga serie di libri e che la nostra intervista ti porti fortuna. In bocca al lupo per tutto!

Voglio ricordare a tutti che oggi è una delle giornate dedicate al tuo BLOG BOOK TOUR e il mio blog e la mia pagina partecipano a questa bellissima iniziativa. Le regole per partecipare sono semplici:

  • condividere i post del BLOG BOOK TOUR con l’hashtag #lacorsa
  • mettere mi piace alla pagina Michela Belotti

In palio, A TUTTI i partecipanti, l’EBOOK del romanzo!!!

 

Per concludere questa bellissima intervista e rimanere in tema di cinema, c’è un film che io amo sopra tutti gli altri. Lo amo particolarmente per due motivi fondamentali. Innanzi tutto l’attore che interpreta il personaggio principale è il mio preferito in assoluto e solo questo vale la visione. Inoltre parla di scrittura; è la storia di uno scrittore famoso che vive da molti anni lontano dalla società, chiuso nel suo appartamento, e viene a contatto con il mondo esterno attraverso un ragazzo che per una scommessa entra di nascosto in casa sua. Un bellissimo film con alcuni passaggi davvero intensi.

È la mia medicina quando sono in crisi di scrittura!

Vi lascio con la visione dell’estratto di youtube che trovate qui sotto e, se non lo conoscete, vi invito a guardare il film completo. Merita!

Scoprendo Forrester

Buona visione e arrivederci alla prossima puntata del L’ora del tè! E partecipate al BLOG BOOK TOUR di Michela!