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Uno stratosferico 2016

Non potevo mancare, qui, l’ultimo giorno di questo anno incredibile.

L’anno dei miei 50 anni, delle sfide lavorative impossibili, dei viaggi in treno, delle intense notti di scrittura e di pagine e pagine scritte.

Ho fatto quattro calcoli ed ho contato circa 20 viaggi Rimini – Milano nell’ultimo quadrimestre, due corsi di scrittura, tre romanzi conclusi e presentati alle case editrici, una decina di recensioni e molti nuovi amici che stanno diventando importantissimi nella mia vita…

Nei primi mesi dell’anno che arriva avrò tante nuove novità in ambito letterario (alcune pubblicazioni, una nuova pagina autore …) e chi mi conosce sa bene quanto tutto questo mi renda felice. Non potrei chiedere nulla di più.

Quello che vorrei ora è alzare il calice al cielo con voi e brindare al 2016, perché sia per tutti un anno splendido nelle amicizie, intenso negli affetti e spumeggiante nei successi…

BUON 2016!!!

 

 

BUONE FESTE!!!

In ritardo su tutto, arrivo senza fiato a farvi gli auguri.
Avrei voluto scrivere qualcosa di carino e originale da dedicare a tutti i miei amici, qualcosa di speciale.
Guardo il calendario, mi accorgo che è il 24 dicembre e realizzo che sono giunta fin qui di corsa.

Per me è stato un anno denso, a volte anche troppo. Il lavoro, i rapporti umani e la scrittura hanno intasato tutto il mio tempo. Per fortuna, sono riuscita, in qualche caso, a non dimenticarmi delle persone speciali della mia vita.

Vorrei telefonarvi, uno per uno, ma so che sarà impossibile raggiungere tutti.

Auguro tutto il meglio ad ognuno di voi e alla vostra famiglia per questo Santo Natale.

Non mangiate troppo e, se potete, dedicate un po’ di tempo alla lettura. Quanto a me, conto di riuscire a terminare il romanzo che sto scrivendo e dedicarmi ai libri che attendono pazienti nel mio kindle.

Noi siamo i libri che leggiamo

Questa frase gira dentro di me già da un po’; non so quanta verità contenga, ma per il tempo che ha ronzato nella mia testa, credo valga la pena di lasciarla parlare e dire quello che ha da dire.

A darle ragione c’è che, ogni volta che apro la borsa, trovo quegli attrezzi che non tutti usano ma che per me, o chi come me fa della scrittura un mestiere o un passatempo o una passione, sono indispensabili.

C’è un’altra frase che mi ha sempre colpito moltissimo, all’inizio non la capivo, pensavo fosse solo una questione di allenamento o un modo per elasticizzare la capacità creativa e facilitare la produzione di testi.

Poi diventi grande, all’improvviso, e dopo giorni, settimane, mesi, anni trascorsi chinata su un foglio, bianco o scritto, a leggere o scarabocchiare, comprendi tutto.

La scrittura si nutre dei libri che leggiamo.

Noi, siamo ciò che leggiamo, leggere è un modo per dilatare il tempo, sconfinare nelle vite altrui, invadere mondi che neanche esistono e conoscere persone che avremmo tanto voluto incontrare.

Comprendi che i libri che hai nella borsa hanno scelto te perché una parte della tua anima ha bisogno di nutrirsi di parole dolci o crude a seconda del momento che vivi. Scopri che altri libri, con altre funzioni, servono, non per elasticizzare la tua mente narrativa, ma per riempire ciò che scrivi di quelle emozioni che solo gli artisti sanno trasmettersi.

E allora, se sto scrivendo un testo che parla di crudeltà, cercherò di appoggiare la spalla a chi di rabbia si nutre. Se ho voglia di dare dolcezza ai miei personaggi, infilerò nella borsa un libro che invece parla d’amore.

Ecco perché è così importante, per uno scrittore, leggere prima ancora di scrivere. È un po’ come sedersi al bar, davanti ad una tazza di tè bollente e condividere. È qualcosa che fa crescere senza che ce ne rendiamo conto, il sentirsi affiancati da qualcuno più grande di noi che, per esperienza, illumina la strada da percorrere. E apre davanti a noi un mondo fantastico.

 

Leggete! Contiene ringraziamenti e “spoiler”…

Compio 50 anni e realizzo un sogno…

Pensavo che un giorno in più non facesse differenza e che io mi sentissi quella di ieri, come negli anni passati. Credevo che, come per i 30 e i 40, anche oggi sarebbe stato un compleanno come gli altri: tanti auguri, tanti ringraziamenti, tantissima felicità.
Mi sbagliavo! Compiere 50 anni non è come compierne 20, 30 o 40… è meglio!!! Molto meglio!
A vent’anni mangi la vita, a trenta la subisci, a quaranta la vivi e a cinquanta… sai cosa vuoi.
Ringrazio tutti gli amici per gli auguri e vi ABBRACCIO FORTISSIMO, siete nel mio cuore e se avessi potuto avrei trascorso questa giornata con ognuno di voi. Mi sono commossa tantissimo leggendo i vostri messaggi (ne ho ricevuti una montagna, tutti speciali!); hanno reso ancora più bella questa festa.
Ed ora lo spoiler!
Qualche giorno fa ho ricevuto una notizia meravigliosa; l’ho tenuta riservata fino alla firma dell’accordo, avvenuta la settimana scorsa. E per i miei 50 anni un regalo stupendo!
Tombolini Editore pubblicherà, prossimamente, un mio romanzo, nella collana Amaranta. Non aggiungo altro, per il momento se non di invitarvi a seguire il mio blog e le mie pagine social in cui pubblicherò tutte le news che riguarderanno questo magnifico evento.
Grazie DI CUORE! Vi voglio bene :*

La mia via del tè

Il primo tè che ho conosciuto è quello del supermercato. Le foglie sono sbriciolate e confezionate all’interno di piccoli sacchetti. In questo modo l’operazione di infusione risulta facile.

La preparazione del tè è una cerimonia. Segue tempi e ritmi ben precisi. È una celebrazione spirituale che consente di condividere momenti intensi e profondi. Sembro esperta, vero? Non fate quella faccia perplessa, in effetti non ci capisco nulla. Per il momento.

Bevo tè da sempre. Negli ultimi anni, da quando ho eliminato il caffè, ne consumo di più. Dicono che faccia bene e abbia delle proprietà eccezionali. E così, da semplice bevanda che mi piace, il tè diventa una presenza costante nelle mie giornate, a colazione, pranzo e cena. Ovviamente grazie alla ricetta della nonna.

Sono consapevole che il tè che compro non è di qualità e decido di approfondire l’argomento. Scopro che alcuni cari amici sono esperti in materia e chiedo informazioni.

Prima di tutto il tè non proviene dallo scaffale del supermercato, confezionato in sacchetti, ma da Cina, India, Giappone o Taiwan sotto forma di foglie. In alcune parti del mondo la preparazione del tè è ancora una cerimonia. Il tè va lasciato in infusione pochissimi secondi in acqua non bollente e bevuto con calma, serenità, lontani dallo stress. E sono banditi il latte, il limone e lo zucchero.

Penso che non ho capito niente e per anni ho creduto nella ricetta di mia nonna.
Continuerò a infondere il tè con aggiunta di limone e qualche cucchiaino di miele o mi convertirò alla giusta causa?
Mi appassionerò e diventerò una mandarina che armeggia con bollitori, teiere e tazzine? Diventerò un’esperta di questa antica tradizione?

Ai posteri la risposta. Il difficile sarà non poter più inzuppare i biscotti nel tè.

Il cambiamento comincia dai capelli

Quando ho pensato a questo post avevo un’idea completamente diversa di quello che volevo scrivere. Il titolo doveva essere “Perché le donne se la prendono con i capelli”, quanto al senso dell’articolo…beh, non lo ricordo più.  Ho pensato in continuazione a quel post, ho tentato più volte, ma non sono mai andata oltre la prima riga.

Poi è successo qualcosa di insolito.

Sabato ero dal mio parrucchiere e mi sono guardata allo specchio.

E cosa c’è di così illuminante nel guardarsi allo specchio? So che lo state pensando e so anche che state cercando una risposta. O sbaglio?

Andare dal parrucchiere è un po’ come fare una seduta di psicoterapia. Ti siedi e qualcuno comincia a massaggiarti la testa e ti fa domande e tu parli, rispondi, butti fuori tutto quello che hai dentro, allungata su una poltrona che ti massaggia la schiena e le gambe.

Scegli di fare qualcosa per te e non ti accorgi che quello che sta succedendo è un cambiamento non solo estetico. Si pensa che le donne passino da rosse a bionde o a more per stare al passo con la moda ed essere belle, fare colpo. No, non è così. C’è un motivo preciso e molto profondo per cui le donne passano ore dal parrucchiere. Quando poi oltre al colore decidono di dare anche un bel taglio, allora sono guai.

La frase che più mi ha toccato, sabato, è stata: “Le nostre clienti, dopo un po’ che vengono da noi, sono completamente trasformate, molto diverse dal primo giorno in cui sono arrivate.”

E vi garantisco che quando sentite una frase del genere e siete di fronte ad uno specchio con una spazzola arrotolata ad una ciocca e una persona di fronte a voi che non riconoscete, sono certa che comincerete a farvi alcune domande.

© 2017 Roberta Marcaccio

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