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La figlia del partigiano O’Connor di Michele Marziani

 

Un motivo ce l’ha, Pablita, che a sessantacinque anni decide di scoprire cosa c’è nel suo passato e in quello del padre. Ripercorre passo dopo passo la propria storia, in cerca di risposte alle domande della vita, quelle che per anni non ha avuto il coraggio di fare e che un bel giorno diventano indispensabili.

Perché Malachy O’Connor partì molto giovane da Roundstone diretto in Spagna a combattere una guerra che non gli apparteneva? Cosa successe poi? Perché rimase confinato nell’isola di Ventotene prima di raggiungere la val d’Ossola dove visse fino alla morte?

Sono davvero queste le domande che assillano il cuore di Pablita?

Seguendo un richiamo o un bisogno dell’anima, la donna parte e percorre, a ritroso, il viaggio compiuto dal padre molti anni prima e che la condurrà nell’isola di Ventotene, poi a Barcellona e infine in Irlanda, a Roundstone.

Per la prima volta nella sua vita abbandona la valle e si inoltra in un mondo sconosciuto. Troverà le risposte a quelle domande e ad altre che non aveva previsto. Incontrerà persone che in qualche modo segneranno il suo cammino. Fino a scoprire qualcosa che non aveva previsto.

Pablita rimarrà come il lettore, a bocca aperta, stupita davanti alla fantasia di Michele Marziani che ancora una volta ci meraviglia con un romanzo che, nella mia personale classifica Marziani, merita il primo posto, scardinando la pole position di Umberto Dei che scende così, dopo parecchi mesi di gloria, un gradino più in basso. Un oro del tutto meritato, quello di Pablita, La figlia del partigiano O’Connor, per questi tre motivi.

Al terzo posto metto il messaggio, non perché sia meno importante, che l’autore ci vuole trasmettere. Forse era quello che cercavo, ma ha saputo colmare la mia anima di lettrice impaziente che non si accontenta mai di un buon libro e ha bisogno di trovarci una morale nascosta dentro.

Il secondo posto lo assegno alla capacità di Marziani di trattare una protagonista femminile. Disegnata efficacemente Pablita ci appare come una donna d’altri tempi, forte, determinata e risoluta. E con un bel pugno di insicurezze nascoste dentro il cuore, che in una donna non guastano, e che Pablita fa di tutto per non mostrare agli altri. Bellissimo il tormento interno della protagonista, il suo bisogno di ricerca, nonostante tutto e tutti. Il suo andare avanti dettato da un preciso motivo.

E sul podio, voto dieci per lo stile inconfondibile e travolgente dell’autore che io seguo, romanzo dopo romanzo, e che non si smentisce mai, anzi migliora come un vecchio vino d’annata.

Sono di parte, dite? Sono condizionata dall’affetto per il mio amico e maestro? Forse sì, avete ragione, sono di parte. Ma sono anche una lettrice forte e da qualche anno dedico molto del mio tempo alla scrittura e alla lettura di qualsiasi libro e autore. Ho letto tanti bei libri ma anche romanzi pessimi. So riconoscere un buon libro quando lo incontro e, nella mia classifica personale, Marziani si conferma ancora, con La figlia del partigiano O’Connor, al primo posto della classifica dei miei autori preferiti.

Provare per credere!

Il libro perfetto di Massimo Lazzari

Un viaggio in India

Uno degli ultimi romanzi nati in Officina Marziani, collana di Antonio Tombolini Editore, è Il libro perfetto dalla penna di Massimo Lazzari.

La storia si svolge nell’India dei nostri giorni con il suo popolo dondolante, il colore del tramonto e l’odore caratteristico del cibo. Lorenzo, il protagonista, parte per un lungo viaggio sabbatico, lascia alle spalle qualcosa da superare e con lo zaino in spalla e poche pretese inizia il suo cammino. Parte da Nuova Delhi senza nessuna meta per “un viaggio vero. Zaino in spalla e zero programmazione”.

La programmazione la crea lei, Vanessa, una ragazza incontrata durante uno degli spostamenti, con la quale scambia il numero di telefono deciso a raggiungerla a Rishikesh. Nonostante Lorenzo sia reduce da un matrimonio fallito, la bella ragazza di Toledo lo fa fremere al punto giusto da volerla rivedere. Si recherà dopo qualche giorno a Rishikesh per incontrarla senza sapere il suo soggiorno nell’ashram di Krishna lo porterà al suo incontro con la meditazione, con lo yoga e con qualcosa che non si aspettava e che non svelerò qui.

Il viaggio di Lorenzo prosegue con una meta da raggiungere e un obiettivo da portare a termine.

Cosa è cambiato dalla sua partenza da Rishikesh? Cosa gli ha detto Krishna? Cosa gli ha consegnato? Perché l’incontro con il guru sconvolge così tanto Lorenzo?

Ottima la costruzione dei luoghi e dei personaggi che Lorenzo incontra. Il libro perfetto chiude con una morale che tutti noi conosciamo bene ma che spesso la vita troppo frenetica di ogni giorno ci fa dimenticare.

La lascio scoprire a voi.

Buona lettura e buon viaggio!

 

SINOSSI

Lorenzo ha quasi quarant’anni, uno studio di consulenza avviato, un matrimonio appena finito e una storia da scrivere, di cui conosce la conclusione ma non l’inizio.

Un viaggio nell’India nel Nord si trasformerà per lui in una straordinaria avventura: inseguirà le tracce del misterioso autore di un altro libro di cui è stato scritto l’inizio, ma non la fine.

L’autore di questa seconda storia è Leo, un musicista che, come Lorenzo, si è recato in India alla ricerca di ispirazioni per scrivere la canzone perfetta.

La ricerca di Leo porterà Lorenzo dalla mistica città di Rishikesh, attraverso le regioni del Punjab, del Kashmir e del Ladakh, fino a un monastero isolato della Valle di Nubra, circondato dalle vette dell’Himalaya.

Un viaggio nelle affascinanti e selvagge regioni dell’India del Nord, attraverso il dedalo di religioni, etnie e culture che le caratterizzano. Ma anche un viaggio alla ricerca del sé perduto.

Sono solo un ricordo di C.K. Harp

 

Il libro è firmato C.K. Harp, lo pseudonimo è quello di Federica D’Ascani.
Credo di essere arrivata a quota quattro dei libri di Federica.  Ed ogni volta mi dico: «Eccola, sì, è lei, la riconosco».

È un po’ come visitare l’esposizione dei quadri di un pittore che amate per lo stile, il tocco e quella pennellata particolare che troverete solo nei suoi dipinti.

La D’Ascani è una pittrice che mi convince ogni volta, che dà sollievo alla mia anima di lettrice affamata, spezza la noia e la routine di letture pesanti e mi porta in mondi da cui non vorrei mai tornare.

Il tratto caratteristico di Federica è la scrittura lineare, scorrevole, un’impronta precisa e molto curata. I suoi libri sono frizzanti, esuberanti come lei, hanno contenuti importanti, raccontano storie che fanno riflettere ma soprattutto travolgono e trasportano il lettore in una vita diversa. Li vivi per davvero, li senti dentro e lì dentro restano, per un po’.

La storia d’amore di Richie e Ty è un virus. Perché Federica D’Ascani sa come prenderti per mano e farti camminare a fianco dei suoi personaggi. E una volta che ti ha preso la mano ti trascina dentro e ti trovi incatenato a nuove vite e nuove anime.

E sono sempre belle anime.

Mentre leggi Sono solo un ricordo vorresti che il tempo si fermasse mentre osservi Richard e Tyrone, ascolti le loro parole e ti arrabbi con le loro scelte.

Vi piacciono i romance, gli m/m o semplicemente amate le belle storie che emozionano?

Sono solo un ricordo fa per voi.

 

SINOSSI

La vita non è stata facile, per Tyrone Vidal. L’infanzia e l’adolescenza con un padre autoritario e violento lo hanno provato e reso insicuro, ostacolando le sue naturali inclinazioni. Solo il matrimonio con Sandy e la nascita della loro bambina Janet sembra restituirgli un po’ di serenità, almeno finché non si imbatte in Richard Ford. Il giornalista freelance rivoluziona tutta la sua vita, lo riporta alla sua vera essenza e lo sprona a credere in se stesso e in ciò che è realmente. L’attrazione che Tyrone prova per lui impiega un battito di ciglia a diventare amore e neanche il richiamo del suo matrimonio sembra essere sufficiente a minare il forte sentimento che lo lega a Ford.
Ma la mente gioca brutti scherzi, e se per tutti questa è una mera constatazione, per lui diventa un futuro scritto quando arriva la notizia di una malattia che, in maniera lenta e subdola, sta iniziando a minare il suo corpo e i suoi ricordi. Eppure la realtà, come spesso accade, supera qualsiasi prospettiva e se il passato comincia a diventare sfocato, un grande amore può diventare l’unico faro da tener presente per navigare a vista. E respirare davvero come non si è mai fatto.

 

 

PODISSEA di Stefano Rossini

Prima di leggere POdissea occorrerebbe conoscere Stefano Rossini. Io ho avuto il piacere di incontrarlo, conoscerlo, parlare con lui, presentare assieme i nostri rispettivi libri in un pomeriggio di maggio a Riccione e diventare amici.
Per me così è stato, prima ho conosciuto l’autore e poi ho letto il libro. È un po’ come guardare prima il film. Non perché Stefano sia un film, ma perché lui, quel libro l’ha vissuto davvero.
Andiamo per ordine.
Ci sono alcuni compagni, anzi in principio c’è un giornalista, Marco, con la passione per il fiume, l’acqua, i viaggi, le storie enogastronomiche e lo storione d’argento. E poi c’è il suo amico Aurelio, giornalista anche lui, che si convince a partire con Marco per un viaggio non solo avventuroso ma addirittura mitologico. Assieme a Marco e ad Aurelio partiranno anche due personaggi che avranno un loro ruolo durante il cammino: un ragazzo svedese e una salama da sugo parlante.
Beh, quando arrivi alla salama da sugo capisci subito che il taglio della storia sarà surreale e nel momento in cui entrano in scena personaggi come divinità antiche, uomini che non sono uomini, pesci giganti che parlano o altri soggetti insoliti ti rendi conto di vivere davvero dentro un’Odissea. Sono rimasta basita quando sono apparsi i maggiori esponenti delle divinità sia dei cieli che degli inferi. Basita e divertita.
POdissea è il primo libro, di uno scrittore che conosco, che mentre lo leggo non riesco a prescindere dall’autore. Sì, perché mentre si viaggia in compagnia di Marco, Aurelio e l’allegra brigata viene spontaneo domandarsi come abbia fatto Stefano a inventare una storia del genere, piena di personaggi particolari, che fanno cose strane, innaturali, fuori dal normale.
Potremmo definirlo un fantasy mitologico? Un romanzo di avventura? Un libro di viaggio?
O forse è tutto questo in un unico volume?
Quello che è certo è che POdissea è una vera Odissea.
Bello, divertente, spassoso, ma anche intenso, nel finale, che vi assicuro vi sorprenderà. A me ha addirittura commosso.
Strano vero? È quello che ho pensato io, ma per dimostrarvi che la narrazione di Rossini è completa a 360 gradi con tanto di morale inclusa, vi regalo un paio di brani tratti da POdissea (con l’autorizzazione dell’autore ovviamente).

C’era un sentimento diffuso nell’aria. Quel sentimento che aleggia quando si ha la sensazione di afferrare il significato ultimo dell’esistenza. Ma più lo si trattiene, più ci si rende conto che esso è inesprimibile. È solo un momento di comunione con il creato. Un vago lampeggiare impossibile da riferire. È come essere attaccato coi denti al ramo di un albero, sospesi sul dirupo, e qualcuno, dal ciglio del baratro, ci chiedesse il senso della vita.
Pur sapendolo non potremmo rispondere. Ma si sfiora per un attimo l’idea che ci sia una saggezza più grande di quanto mai il più saggio degli uomini possa comprendere. Il suo più grande mistero è il fatto di esistere. Non c’è etica, non c’è codice. Solo un perpetrarsi nelle diverse coscienze soggettive

Ciò che avevano fatto, visto e pensato in quegli ultimi momenti lo avevano scritto sulla superficie del fiume, e ora era scivolato oltre le anse di Cremona, verso l’Adriatico.
E da lì chissà. Forse i pensieri di Aurelio avrebbero preso la strada verso di Dardanelli, e poi il Bosforo, nelle gelide acque del Mar Nero, mentre quelli di Sven si sarebbero diretto oltre Gibilterra, nelle vastità oceaniche, e quelli di Marco, invece, avrebbero transitato sulle sabbiose coste del Maghreb, o magari verso le più placide acque della Costa Azzurra.
Le parole erano i fumi di un sogno che evaporavano con la veglia. Ma qualcosa era rimasto incastrato nella loro memoria. 

Un libro adatto a chi ama l’avventura, il cibo, il fantasy, l’ironia, le belle storie e le salame da sugo.

 

SINOSSI
Marco Alieni è un giornalista di viaggi ed enogastronomia che ha speso gran parte della propria vita a scrivere reportage da tutta Italia, in particolare dalla pianura Padana e dal fiume Po. Uno strano evento della sua infanzia, la visione di uno storione d’argento, lo lega a doppio filo al fiume più lungo d’Italia.
Cosa sia questo pesce nessuno lo sa. Gli storioni sono scomparsi dal fiume e nessuno crede che ne esista un tale esemplare, creatura mitologica e fantastica.
Marco decide di intraprendere un ultimo viaggio alla scoperta del misterioso abitante del fiume insieme ad un amico giornalista, un ragazzo svedese finito in Italia quasi per errore e una salama da sugo parlante.
Durante il tragitto scopriranno un mondo che non immaginavano, popolato da antiche divinità, popoli vecchi e nuovi che si contendono lo spazio del fiume, mondi sotterranei e strane creature uscite dalle pieghe dell’evoluzione.
Dopo mille peripezie, l’incontro con divinità dell’antico Egitto, delle pianure orientali, fiumi cinesi, comunità guerriere e bizzarri produttori di parmigiano reggiano e prosciutto crudo, Marco, Aurelio, Sven e la salama approderanno a Isola Serafini per il gran finale.
Dietro tutto questo, nell’alto dei cieli, Dio e Lucifero fanno una scommessa sul viaggio dei naviganti. Riusciranno i quattro esploratori a trovare lo storione d’argento? Cosa scopriranno sul mondo che li circonda? E cosa otterranno alla fine del viaggio?

 

POdissea è il romanzo “Odissea” di Stefano Rossini, pubblicato nella collana Officina Marziani di Antonio Tombolini Editore.

NON PUOI ESSERE TU di Sonia Ognibene

An Italian story of mystery for Italian A2-B1 level learners

Il passato tormenta Federica, qualcosa che appartiene a un dolore mai superato tornerà a occupare i suoi pensieri e il suo cuore. In una foto postata dal cugino su facebook appare il viso di Marcella, la migliore amica della protagonista, morta per cause misteriose l’anno prima. L’enigma di una tragedia irrisolta costringe il lettore a restare incollato alla storia fino all’ultima pagina. Un racconto bello, curato, intrigante e coinvolgente che si legge facilmente proprio per la caratteristica singolare di questo piccolo romanzo: la finalità dell’autrice, insegnante privata di italiano per stranieri, è stata quella di scrivere una storia per alunni di italiano di livello A2-B1, con lo scopo di insegnare (e spiegare) tutti quei modi di dire tipici della nostra lingua (corredati di relativo significato) che normalmente non si imparano studiando ma si apprendono attraverso il parlato di tutti i giorni. Gli idiomi, i modi di dire di cui Sonia Ognibene ha fatto largo uso, sono evidenziati in corsivo con tanto di spiegazione fra parentesi. Ogni capitolo è supportato anche da un riassunto per consentire ai lettori stranieri di focalizzare e comprendere meglio la storia.
Un’idea geniale supportata da una bella storia, una narrazione fluida e un enigma che stuzzicherà la vostra voglia di scoprire cosa c’è dietro il mistero che tormenta Federica.
Farete un viaggio in un luogo che probabilmente non conoscerete, seguirete i passi della nostra protagonista e scoprirete posti nuovi e interessanti che esistono davvero e potreste avere voglia di visitare.
Insomma, un libro adatto a tutti: a chi ama leggere, a chi ha voglia di staccare la mente dalla realtà e a tutti coloro che stanno studiando la nostra lingua e voglio approfondire il nostro parlato quotidiano e tutte quelle frasi che, per abitudine, ogni giorno pronunciamo senza chiederci mai cosa vogliano dire.

 

SINOSSI

È notte. Federica è su facebook e sta guardando alcune foto di suo cugino Pietro in vacanza. Alle spalle del cugino appare il viso della sua migliore amica Marcella. Federica è sconvolta perché quello che ha appena visto è impossibile: Marcella, infatti, è morta un anno prima per cause misteriose.

Non puoi essere tu, il romanzo di Sonia Ognibene, disponibile in ebook e in versione cartacea su tutti gli store on line, ha già numerose recensioni a 5 stelle.

L’elogio del barista di Caterina Ferraresi

Sottotitolo: Riflessioni semiserie di una psicoterapeuta sull’inutilità della psicanalisi

 

Solitamente scrivo le recensioni dopo qualche giorno dal termine della lettura del libro. Preferisco lasciare riposare le parole dentro di me, sedimentarle, coccolarle e poi riviverle durante la stesura del mio commento. Ci sono libri che richiedono calma e tempo giusto, ci sono altri libri, invece, che sgomitano per attirare la tua attenzione fin da subito.
Mentre leggo ho il malsano vizio di sottolineare (proprio l’altro giorno mia figlia mi ha rimproverato quando mi ha vista sottolineare con il mio Faber Castell rosso preferito un saggio di scrittura; rosso passione, un connubio perfetto per quella lettura) per ricordare e rileggere le parti che mi hanno scosso e che mi richiamano indietro, a riaprire quel volume e riandare dove l’anima ha messo un segno.

In questo interessante e ricco libretto dal titolo L’elogio del barista, che già dal titolo fa venire voglia di sedersi ad un tavolino con cappuccio e brioche e iniziare a chiacchierare, di parti ne ho sottolineate parecchie. Perché? Me lo sto chiedendo da quando ho iniziato a pestare con le dita sulla tastiera. Provo a rispondermi.

Perché ho scoperto di avere in comune con Caterina Ferraresi l’amore per i treni. Pendolare lei, pendolare io (con distanze differenti ma sempre treni sono). Il treno è il luogo preferito per scrivere e leggere (con auricolari e musica nelle orecchie per separare la mente dai vicini rumorosi) ed è sul Frecciarossa che mi culla ogni settimana che la mia anima ha sottolineato paragrafi di questo saggio psicologico molto utile, ma anche divertente, che vi permetterà di scegliere se: andare in terapia, andare dal barista a fare colazione, arrangiarvi da soli.

Caterina Ferraresi, da buona psicoterapeuta, ci lascia aperte tutte le possibilità. È come se ci dicesse: «Scegliete! O andate da uno psicoterapeuta ma non aspettatevi che vi risolva i problemi o vi dia consigli perché il lavoro dovrete farlo dentro di voi, oppure andate dal barista, gli raccontate la vostra vita e lui (gratis) di consigli ve ne darà parecchi, o, se non vi piace né l’uno né l’altro metodo, potete fare da soli magari leggendo L’elogio del barista che qualche dritta utile ve la dà».

Continuiamo coi perché.

Perché i saggi di psicologia sono i miei preferiti, ne ho letti alcuni anche molto interessanti, ed ogni volta trovo riflessioni che interessano la mia vita, che mi vestono su misura, che scuotono anche i miei pensieri e le cose in cui credo. Mi sono utili? Sicuramente sì, altrimenti cosa li sottolineerei a fare (si dice così?), mi limiterei a chiudere il libro, una volta terminato, e a dimenticarlo nel mio kindle o in mezzo alla polvere della libreria.

Perché L’elogio del barista mi ha ricordato il mio amico Gigi, il mio barista preferito, appunto, e alle chiacchierate (non psicoterapeutiche) che quando passo da lui facciamo. Ed in effetti è vero, il barista è perfetto nel ruolo di dispensatore di consigli. Non chiede (tanto sei tu che racconti), non sparla (perché non avete amicizie in comune, quindi a chi mai potrebbe raccontare la vostra vita) e ti consiglia (si sa, è sempre facile dare consigli alla vita degli altri, no? Io per prima sono maestra in questo).

Vediamo se riesco a passarvi qualcosa di interessante (senza spoilerare troppo) ma soprattutto a convincervi a leggere questo bel libro.

“Una strada senza cuore non è mai piacevole. Devi lavorare duramente anche per intraprenderla. D’altra parte è facile seguire una strada che ha un cuore perché amarla non ti costa fatica.”

Anche io quindi ho una speranza, quella di riconoscere un giorno la mia strada del cuore. Quella che non mi causa fatica e mi rende leggera.

Vediamo se ho qualche altra chicca interessante.

“…e buttare, buttare, buttare, perché la vita sia una cosa leggera, da intraprendere con passo lieve e con il cuore puro.”

Bello, no? Aprire gli armadi e buttare tutto quello che non usiamo da due anni. Ne avrei ante stracolme. Voi no? E non solo di calze, borse e libri…

Il libro contiene anche consigli pratici, ad esempio, prendi un foglio dividilo in due, a destra scrivi questo (non dirò cosa, dovete leggere L’elogio del barista per scoprirlo) e a sinistra quest’altro e poi fate così… che mentre leggi cominci ad elencare mentalmente cosa scrivere a destra e cosa a sinistra ed immediatamente le domande schizzano ovunque come le animazioni delle slide di Power Point (per chi non conoscesse le animazioni di Power Point, le frasi saltano fuori da ogni parte del monitor a seconda del tipo di movimento che hai programmato di fare; nel caso specifico il monitor è la tua mente).

La leggerezza è qualcosa che mi colpisce sempre: in ordine di apparizione il primo fu Calvino (con la sua lezione sulla leggerezza) e l’ultima è Caterina Ferraresi. Dalla scrittura alla vita, una standing ovation alla leggerezza. Ed è proprio quello che, in questo anno domini (marzo 2017), Caterina Ferraresi mi ha insegnato attraverso le sue parole piene, ricche, ironiche. Leggere e leggero hanno, non a caso, in comune sei lettere su sette. Il che significa che leggere è un atto che dà leggerezza, spazza via le ombre, gli armadi colmi e riporta la vita su un piano vivibile. Leggere è un dono che facciamo a noi stessi.

L’elogio del barista, edito da Corbaccio, è quel regalo che ognuno di noi dovrebbe farsi perché come dice Caterina “…la vita sia una cosa leggera, da intraprendere con passo lieve e con il cuore puro.”

 

SINOSSI

 

Caterina Ferraresi invita tutti a non perdere di vista il concetto chiave: la nostra responsabilità per ciò che siamo e ciò che possiamo diventare.

«Perché la vita sia una cosa leggera, da intraprendere con passo lieve e con il cuore puro.»

Caterina Ferraresi ha raccolto in questo libro le sue riflessioni su anni di lavoro come psicoterapeuta. L’amore per la sua professione traspare da ogni pagina, ma ancor più traspare la solidarietà che la lega alle persone che a lei si rivolgono, sempre con una ragione, ma a volte con una ragione sbagliata. Il disagio esistenziale o l’infelicità, l’incapacità di vivere bene la propria vita possono derivare da traumi più o meno profondi, o da personalità particolarmente complesse, ma attenzione a non far diventare queste cause delle scuse per arrendersi, prima ancora di cominciare a voler cambiare in meglio la propria vita. In una carrellata divertente e spiritosa di piccoli esempi, di casi clinici, di psicologismi superficiali, di “trappole” tese dagli altri o peggio da se stessi, di “modelli per l’infelicità” e di “strategie per combatterli”, Caterina Ferraresi invita tutti a non perdere di vista il concetto chiave: la nostra responsabilità per ciò che siamo e ciò che possiamo diventare. “Perché la vita sia una cosa leggera, da intraprendere con passo lieve e con il cuore puro.”

© 2017 Roberta Marcaccio

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