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LA CORSA di Michela Belotti.

Un thriller mozzafiato.

Michela Belotti mi ha colpita subito per una serie di motivi e quando mi ha chiesto la recensione al suo libro, La corsa, ho risposto subito sì.

Michela Belotti mi ha colpita per la semplicità con cui si è avvicinata a me, con una sorta di educazione che mi ha commossa. Ho curiosato nella sua biografia, nella trama del suo romanzo che trovate QUI e non ho avuto dubbi nell’accettare la sua richiesta.

Mi sono presa tempo, le ho detto che avevo altre attività in priorità (ed era vero) e che avrei letto il suo romanzo appena possibile. Ma c’era qualcosa che mi stuzzicava in quel PDF che riposava nel mio kindle in attesa di essere aperto. E poi Michela, con questo nome che ogni tanto torna, nella mia vita, che ha studiato ragioneria, come me, che ama la scrittura… Insomma, c’erano molti nodi che ci legavano, e più curiosavo nella sua vita più quei nodi si stringevano.

Succede che quando prendo in mano un libro la prima cosa che faccio è sfogliarne qualche pagina, assaporare il gusto di quelle parole, studiare lo stile dell’autore. Apro la porta ed entro. Qualche volta resto, qualche altra passo, leggo e torno in un secondo momento.

Quando ho aperto La corsa, invece, non sono riuscita ad abbandonare la lettura. L’ho divorato in pochissimo tempo.

È una storia avvincente fin dalle primissime pagine. Un thriller che parte subito in medias res, con una scena mozzafiato: Sara, la protagonista, in preda al terrore e insanguinata, fugge da non sa chi. Neanche i giorni successivi all’aggressione ricorderà cosa le è successo e dovrà ricostruire quelle due o tre giornate della sua vita che sono ricoperte da un velo nero.

Do un otto alla storia perché è ben articolata. Dall’incipit al finale, non c’è neanche un momento di appiattimento. Il lettore non ha tempo di annoiarsi perché Michela sa tenere alta l’attenzione sul suo personaggio e su ciò che le accade.

Assegno un nove alla struttura (che amo particolarmente) fatta di capitoli che si alternano sul piano temporale, l’attuale e il passato, un metodo difficile da implementare che rende importante anche il momento della lettura. È un metodo molto efficace, a mio avviso, per evitare che il lettore si addormenti. Un nove anche al finale, perché è come piace a me: sorprendente.

E poi dieci allo stile. Perché la scrittura di Michela è briosa, nuova e giovane. Adeguata al nostro tempo, ricca di tutto ciò che viviamo ogni giorno, in un linguaggio che caratterizza il nostro parlato quotidiano.

Ti ho convinto? Spero di sì.

Un ultimo minuto di attenzione. Il romanzo di Michela Belotti partecipa a un progetto sponsorizzato da Bookabook, una casa editrice che propone un nuovo modo di fare editoria. Quello che ti chiedo è di cliccare su questo LINK, accedere alla pagina de La corsa, leggere i commenti, la trama, scoprire chi è l’autrice e, se ti ho convinto, prenotare la tua copia del romanzo e leggerne l’anteprima.

Merita!

(Per leggere tutte le mie recensioni apri questa porta di accesso ed entra nel mondo dei libri che ho letto)

 

Self publishing? Siete pronti ed equipaggiati?

Guida pratica all’autopubblicazione

Questo libro sul self publishing mi attendeva già da un po’, parcheggiato nel mio kindle. Nella mia natura di lettrice compulsiva e onnivora, io compro, compro, compro e poi lascio decantare il tomo fino al momento in cui il suddetto, mostrando segni di impazienza, si mette in mostra e attira la mia attenzione.

Da zero a diecimila è stata una necessità, il bisogno di capire qualcosa di più del mondo dell’editoria e addentrarmi nelle maglie di un meccanismo difficile anche per chi ci si avvicina come autore. Con il self publishing questo bisogno è diventato essenziale.

L’opera più importante di Francesco Grandis è Sulla strada giusta, pubblicato inizialmente in self publishing, ha riscosso un enorme successo. Sulla scia dei risultati ottenuti, l’autore ha creduto (e a ragione!) di raccontare a tutti la sua esperienza di editore di se stesso. Auto-prodursi, auto-promuoversi, auto-vendere, auto-farsi-conoscere, auto-tutto.

Una cosa l’ho capita. E il libro di Francesco me l’ha confermata. Vuoi pubblicare il tuo libro con il self publishing? Benissimo! Puoi farlo, oggi hai tutti gli strumenti a tua disposizione per raggiungere lo scopo e con successo.

Però, perché in tutte le cose c’è un però grande come un castello, il prodotto deve essere di qualità, tutta la filiera di attività deve essere effettuata curando ogni minimo dettaglio, perfezionando ogni fase, senza trascurare nulla: serve l’editing, è importantissimo, e va fatto con una figura esterna (anche i grandi autori utilizzano un editor professionista), occorre un’immagine che catturi l’occhio del lettore e per realizzarla è necessario un grafico, idem per l’impaginazione del testo, eccetera, eccetera, eccetera.

Insomma, dovrei riassumervi il libro, scritto benissimo e pieno di consigli utili che Francesco ci ha passato, ma credo valga la pena che lo leggiate da voi. Fra l’altro è scritto davvero bene ed è un piacevole compagno per qualche ora.
Allora? Tutto chiaro?
Self sì, ma solo di qualità!
Parola di Francesco Grandis.

Guida pratica all’italiano scritto (senza diventare grammarnazi)

” …un grammarnazi, ossia una persona che non perdona neanche la più piccola imprecisione ortografica o di pronuncia.”

Inizia così il terzo capitolo della Guida pratica all’italiano scritto (senza diventare grammarnazi), edita da Franco Cesati Editore, scritta da Vera Gheno; sociolinguista, e docente universitaria, Vera collabora, dal 2000, con l’Accademia della Crusca.

È un piccolo libretto, molto comodo da portare in borsa, un condensato di consigli, trucchi, piccoli suggerimenti e obblighi. Di regole che anche se non le rispetti non cade il mondo e altre invece che sono scolpite sulle tavole di Mosè.

Sono anni che leggo manuali di scrittura e di stile, sul mio comodino c’è una pila di libretti di diverse dimensioni che parlano tutti di scrittura, ognuno a suo modo utile, ognuno a suo modo ricco di nozioni.

Guida pratica all’italiano scritto, però, li batte tutti.

Perché?

Il primo capitolo ci insegna quali sono i ferri del mestiere. Non li conosciamo già, noi che ci reputiamo “quelli che scrivono”? Ma certo? Però vi assicuro che Vera Gheno ne conosce qualcuno in più di noi. E nell’elenco di manuali, grammatiche, vocabolari e fonti, qualcosa di nuovo lo troviamo di sicuro. Nel secondo capitolo ci avviciniamo al lessico, alle parole della nostra bella lingua italiana e, nel terzo, al concetto di norma linguistica. Norma = legge? La cosa si fa seria! Dal quarto in poi si torna sui banchi di scuola con un affondo nell’ortografia, nella punteggiatura, nella costruzione del testo, fino al settimo capitolo nel quale l’autrice ci stupisce con un tema che non ho mai trovato in un manuale di scrittura (“Tecniche per leggere e prendere appunti”) e che ho trovato utilissimo. Nell’ottavo capitolo impariamo cos’è una bibliografia e come citare il pensiero altrui nel nostro testo, nel nono capitolo cominciamo finalmente a scrivere (“La stesura del testo: dallo schema alla scrittura”) e nel decimo lo revisioniamo. Dieci capitoli per imparare tutto? Forse no, ma sicuramente dieci capitoli pieni pieni di informazioni pratiche, di riferimenti utili relativi a siti e libri che possono aiutarci a essere sempre più corretti e precisi quando scriviamo.

Anche una semplice mail!

Letture di agosto

Sono partita per le ferie armata fino ai denti . Non mi sono fatta mancare nulla: libri di carta, ebook, manoscritti, kindle, libri su smartphone e anche computer.
Temevo di soffrire di astinenza, forse!
Agosto è il mese migliore per leggere. Ho tempo, tanto. Non c’è stress. Nessuna fretta. È caldo. Ma basta un ventilatore.

Ho letto quattro romanzi, due saggi e un manoscritto in quattro settimane. Un record!

Il libro perfetto di Massimo Lazzari (la mia recensione QUI) pubblicato nella collana Officina Marziani di Antonio Tombolini Editore. Una storia di vita. Un viaggio che cambierà la vita del protagonista .

La figlia del partigiano O’Connor di Michele Marziani, edizioni Clichy (QUI la mia recensione). Pablita percorre a ritroso il viaggio intrapreso dal padre tanti anni prima e quello che scoprirà non sarà ciò che immaginava. Un finale a bocca aperta come in tutti i romanzi “Marziani”.  A mio parere il suo miglior libro.

Fra le mie letture di agosto ho terminato anche Procedura di Salvatore Mannuzzu (Ed. L’Arcipelago Einaudi vol. 218), la storia di un giudice penale alle prese con l’omicidio di un altro giudice penale. Una lettura impegnativa, consigliatami da un avvocato penalista (caro amico), propedeutica a un nuovo romanzo a cui sto lavorando.

La voce nascosta delle pietre di Chiara Parenti, edizioni Garzanti (QUI la mia recensione). Una romantica e coinvolgente storia d’amore. Un romanzo che mi ha staccata dalla vita reale per due giorni e non mi ha dato pace fino a quando non ho letto la parola fine.

Ogni due o tre romanzi inserisco sempre qualche testo didattico (legato alla scrittura o ad argomenti che mi possano servire per i miei libri). Da zero a diecimila contiene l’esperienza in self publishing (ma non solo) di Francesco Grandis, le decisioni prese, le notti insonni, i risultati, i dubbi, ciò che ha funzionato e ciò che non ha funzionato. Una condivisione molto utile.

Ogni tanto un ripasso ci vuole. Avere a portata di mano un prontuario veloce che contenga le regole minime di stile è uno degli strumenti necessari da inserire nella cassetta degli attrezzi dello scrittore. Manuale minimo di stile di Piera Rossotti Pogliano. Breve ma utile.

Dell’ultimo libro letto non posso raccontare nulla. È il manoscritto di un (spero) esordiente, il simpaticissimo romanzo di un autore che mi auguro raggiunga presto gli scaffali virtuali e fisici delle librerie.

La voce nascosta delle pietre di Chiara Parenti

Chi mi conosce bene sa quanto grande sia la mia passione per le pietre dure.
È stata mia mamma, innamorata anche lei dei sassi dai poteri curativi, ad appiccicarmi addosso il desiderio di possederli, il bisogno di tenerli vicino a me, toccarli, indossarli.
Negli anni ho acquistato gioielli o pietre sfuse per poi farle incastonare in un ciondolo o infilarle in una collana. E portarle con me.
Collane, bracciali, ciondoli, orecchini e, soprattutto, anelli.
Le pietre parlano, contengono storie, hanno un’anima che pulsa, sono amiche e sanno diventare un tutt’uno con chi le indossa, come vere pietre gemelle.
Possiamo crederci o no, ma chi ama le pietre e i cristalli sa di cosa parlo.
Qualche settimana fa sono andata  al mercatino del martedì con la mia amica Alice e ci siamo fermate al banco delle pietre. Lei, Alice, con il sorriso negli occhi e l’aura illuminata dal potere delle pietre; io, invece, un po’ in disparte e con un bisogno disperato che i sassi mi parlassero e in totale assenza di risposta da parte delle pietre. Non ho udito nessuna voce. Neanche il più piccolo sussurro.
Ero partita da casa con il desiderio di tuffarmi in quel mare colorato e comprare qualsiasi minerale facesse vibrare la mia pelle e tornai dopo una passeggiata di due ore senza aver acquistato nulla.
Potete immaginare la mia delusione?
Per fortuna qualche giorno dopo incontrai Chiara Parenti, o meglio, aprii La voce nascosta delle pietre, il libro che acquistai qualche mese fa e che Chiara mi dedicò con una frase bellissima. Mi guardava (il libro) sporgendosi dal mio comodino già da troppo tempo. Conoscete la storia che è il libro che sceglie il lettore, un po’ come quella della bacchetta di Harry Potter? Andò proprio così. Era il momento giusto. Mi chiamò a gran voce e iniziai a leggerlo.
Meno di 48 ore per divorarlo.
Pensate non sia indice di qualità?
La voce nascosta delle pietre ha quasi 400 pagine.
Non è un libriccino.
È un bellissimo tomo che ti incolla al divano, al letto e ti costringe a prestargli attenzione fino alle due di notte.
Una storia che ti trascina dentro le pagine.
Con la voglia di sapere cosa succederà il capitolo dopo.
In un gioco spazio-temporale che anche io ho usato  e che adoro.
Una figura, quella di Pietro, che ti travolge con la sua energia dirompente.
E poi la serenità di Luna. La simpatia di Leonardo, di cui ci si innamora a prescindere.
L’esuberanza di Ambra, la calma di Alfredo, la bellezza di Britta, il cuore di Giulio.
E le pietre. Descritte, commentate, raccontate, mostrate.
La voce nascosta delle pietre è  il libro adatto per chi ama le storie romantiche, dove amore, passione, affetti si fondono assieme in una narrazione che non è sdolcinata ma lascia il sapore di qualcosa di bello, sofferto, difficile, con un lieto fine non banale.
E a noi le storie con il lieto fine piacciono, no?
Complimenti a Chiara per la sua calligrafia pulita. Per lo stile semplice e diretto che fluidifica la lettura e appaga il lettore.
Sicuramente da leggere, consigliare e regalare.
Io in più ho un pezzettino di cuore da donare a Chiara perché ne La voce nascosta delle pietre ho trovato la risposta alla mia sordità e ho capito perché i miei amati sassi non mi parlano più.

 

LA VOCE NASCOSTA DELLE PIETRE di Chiara Parenti è pubblicato da Garzanti.

 

L’agata mi dà coraggio
L’acquamarina mi regala felicità
Ho imparato ad ascoltare le pietre
Solo loro conoscono il mio destino

«Segui le pietre, solo loro regalano la felicità.» Luna è una bambina quando il nonno le dice queste parole speciali insegnandole che l’agata infonde coraggio, l’acquamarina dona gioia e la giada diffonde pace e saggezza. E lei è certa che quello sia il suo destino.
Ma ora che ha ventinove anni, Luna non crede più che le pietre possano aiutare le persone. Non riesce più a sentire la loro voce. Per lei sono solo sassolini colorati che vende nel negozio di famiglia, mentre il nonno è in giro per il mondo a cercare gemme.
Perché il suo cuore porta ancora i segni della delusione. Si è fidata delle pietre, di quello che nascondono, di quello che significano. Si è fidata di quel ragazzo di sedici anni che attraverso di loro le parlava di sentimenti. Dell’amicizia che cresceva ogni giorno e racchiudeva in sé la promessa di un amore indistruttibile. Leonardo era l’unico a credere come lei nel fascino dei minerali e dei cristalli. Leonardo che in una notte di molti anni prima l’ha abbandonata, senza una spiegazione, senza una parola. E da allora il mondo di Luna è crollato, pezzo dopo pezzo. A fatica lo ha ricostruito, non guardando mai più indietro.
Fino a oggi. Fino al ritorno di Leonardo nella sua vita. È lì per darle tutte le risposte che non le ha mai dato. Risposte che Luna non vuole più ascoltare. Fidarsi nuovamente di lui le sembra impossibile. Ha costruito intorno al suo cuore un muro invalicabile per non soffrire più. Ma suo nonno è accanto a lei per ricordarle come trovare conforto: il quarzo rosa, la pietra del perdono, e il corallo che sconfigge la paura. Solo loro conoscono la strada. Bisogna guardarsi dentro e avere il coraggio di seguirle.
Un debutto potente, una storia unica, un mondo affascinante come quello delle pietre. Un romanzo intenso sulle emozioni. Sulle scelte dettate dalla vita e sul coraggio di sovvertirle per seguire i propri desideri. Perché per ognuno esiste una pietra che può donare la felicità.

«Correte, cadete, rialzatevi, e non abbiate paura di sporcarvi.
I tesori più grandi sono ben nascosti, i diamanti affondano nel fango, ma non dovrete mai smettere di cercare!
Cercate, cercate e, se non trovate quello che davvero volete, continuate a cercare ancora.
Non arrendetevi, non è solo uno il sentiero che porta alla felicità.
Voi seguite una strada che sia solo la vostra, seguite le pietre, loro vi indicheranno la via. E se vi perderete, vi riporteranno a casa.
»

La figlia del partigiano O’Connor di Michele Marziani

 

Un motivo ce l’ha, Pablita, che a sessantacinque anni decide di scoprire cosa c’è nel suo passato e in quello del padre. Ripercorre passo dopo passo la propria storia, in cerca di risposte alle domande della vita, quelle che per anni non ha avuto il coraggio di fare e che un bel giorno diventano indispensabili.

Perché Malachy O’Connor partì molto giovane da Roundstone diretto in Spagna a combattere una guerra che non gli apparteneva? Cosa successe poi? Perché rimase confinato nell’isola di Ventotene prima di raggiungere la val d’Ossola dove visse fino alla morte?

Sono davvero queste le domande che assillano il cuore di Pablita?

Seguendo un richiamo o un bisogno dell’anima, la donna parte e percorre, a ritroso, il viaggio compiuto dal padre molti anni prima e che la condurrà nell’isola di Ventotene, poi a Barcellona e infine in Irlanda, a Roundstone.

Per la prima volta nella sua vita abbandona la valle e si inoltra in un mondo sconosciuto. Troverà le risposte a quelle domande e ad altre che non aveva previsto. Incontrerà persone che in qualche modo segneranno il suo cammino. Fino a scoprire qualcosa che non aveva previsto.

Pablita rimarrà come il lettore, a bocca aperta, stupita davanti alla fantasia di Michele Marziani che ancora una volta ci meraviglia con un romanzo che, nella mia personale classifica Marziani, merita il primo posto, scardinando la pole position di Umberto Dei che scende così, dopo parecchi mesi di gloria, un gradino più in basso. Un oro del tutto meritato, quello di Pablita, La figlia del partigiano O’Connor, per questi tre motivi.

Al terzo posto metto il messaggio, non perché sia meno importante, che l’autore ci vuole trasmettere. Forse era quello che cercavo, ma ha saputo colmare la mia anima di lettrice impaziente che non si accontenta mai di un buon libro e ha bisogno di trovarci una morale nascosta dentro.

Il secondo posto lo assegno alla capacità di Marziani di trattare una protagonista femminile. Disegnata efficacemente Pablita ci appare come una donna d’altri tempi, forte, determinata e risoluta. E con un bel pugno di insicurezze nascoste dentro il cuore, che in una donna non guastano, e che Pablita fa di tutto per non mostrare agli altri. Bellissimo il tormento interno della protagonista, il suo bisogno di ricerca, nonostante tutto e tutti. Il suo andare avanti dettato da un preciso motivo.

E sul podio, voto dieci per lo stile inconfondibile e travolgente dell’autore che io seguo, romanzo dopo romanzo, e che non si smentisce mai, anzi migliora come un vecchio vino d’annata.

Sono di parte, dite? Sono condizionata dall’affetto per il mio amico e maestro? Forse sì, avete ragione, sono di parte. Ma sono anche una lettrice forte e da qualche anno dedico molto del mio tempo alla scrittura e alla lettura di qualsiasi libro e autore. Ho letto tanti bei libri ma anche romanzi pessimi. So riconoscere un buon libro quando lo incontro e, nella mia classifica personale, Marziani si conferma ancora, con La figlia del partigiano O’Connor, al primo posto della classifica dei miei autori preferiti.

Provare per credere!

© 2017 Roberta Marcaccio

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