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Letture di agosto

Sono partita per le ferie armata fino ai denti . Non mi sono fatta mancare nulla: libri di carta, ebook, manoscritti, kindle, libri su smartphone e anche computer.
Temevo di soffrire di astinenza, forse!
Agosto è il mese migliore per leggere. Ho tempo, tanto. Non c’è stress. Nessuna fretta. È caldo. Ma basta un ventilatore.

Ho letto quattro romanzi, due saggi e un manoscritto in quattro settimane. Un record!

Il libro perfetto di Massimo Lazzari (la mia recensione QUI) pubblicato nella collana Officina Marziani di Antonio Tombolini Editore. Una storia di vita. Un viaggio che cambierà la vita del protagonista .

La figlia del partigiano O’Connor di Michele Marziani, edizioni Clichy (QUI la mia recensione). Pablita percorre a ritroso il viaggio intrapreso dal padre tanti anni prima e quello che scoprirà non sarà ciò che immaginava. Un finale a bocca aperta come in tutti i romanzi “Marziani”.  A mio parere il suo miglior libro.

Fra le mie letture di agosto ho terminato anche Procedura di Salvatore Mannuzzu (Ed. L’Arcipelago Einaudi vol. 218), la storia di un giudice penale alle prese con l’omicidio di un altro giudice penale. Una lettura impegnativa, consigliatami da un avvocato penalista (caro amico), propedeutica a un nuovo romanzo a cui sto lavorando.

La voce nascosta delle pietre di Chiara Parenti, edizioni Garzanti (QUI la mia recensione). Una romantica e coinvolgente storia d’amore. Un romanzo che mi ha staccata dalla vita reale per due giorni e non mi ha dato pace fino a quando non ho letto la parola fine.

Ogni due o tre romanzi inserisco sempre qualche testo didattico (legato alla scrittura o ad argomenti che mi possano servire per i miei libri). Da zero a diecimila contiene l’esperienza in self publishing (ma non solo) di Francesco Grandis, le decisioni prese, le notti insonni, i risultati, i dubbi, ciò che ha funzionato e ciò che non ha funzionato. Una condivisione molto utile.

Ogni tanto un ripasso ci vuole. Avere a portata di mano un prontuario veloce che contenga le regole minime di stile è uno degli strumenti necessari da inserire nella cassetta degli attrezzi dello scrittore. Manuale minimo di stile di Piera Rossotti Pogliano. Breve ma utile.

Dell’ultimo libro letto non posso raccontare nulla. È il manoscritto di un (spero) esordiente, il simpaticissimo romanzo di un autore che mi auguro raggiunga presto gli scaffali virtuali e fisici delle librerie.

Regole di scrittura: la “d” eufonica

Non lo dico io,  ma Vera Gheno, sociolinguista e collaboratrice dell’Accademia della Crusca.

 

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Estratto da Guida pratica all’italiano scritto (senza diventare grammarnazi) di Vera Gheno – Franco Cesati Editore

A scuola di leggerezza…

Dedicherò la prima conferenza all’opposizione leggerezza-peso, e sosterrò le ragioni della leggerezza. Questo non vuol dire che io consideri le ragioni del peso meno valide, ma solo che sulla leggerezza penso d’aver più cose da dire. Dopo quarant’anni che scrivo fiction, dopo aver esplorato varie strade e compiuto esperimenti diversi, è venuta l’ora che io cerchi una definizione complessiva per il mio lavoro; proporrei questa: la mia operazione è stata il più delle volte una sottrazione di peso; ho cercato di togliere peso ora alle figure umane, ora ai corpi celesti, ora alle città; soprattutto ho cercato di togliere peso alla struttura del racconto e al linguaggio. In questa conferenza cercherò di spiegare – a me stesso e a voi – perché sono stato portato a considerare la leggerezza un valore anziché un difetto; quali sono gli esempi tra le opere del passato in cui riconosco il mio ideale di leggerezza; come situo questo valore nel presente e come lo proietto nel futuro.

(da: Lezioni americane di Italo Calvino)

Un minimo di stile, please…

Il testo che arriva a un editore deve essere il più possibile curato, limato. Farà una migliore impressione, verrà letto più volentieri, e si avrà considerazione per voi. Uno scrittore deve conoscere la materia che utilizza, ossia la lingua e le sue regole. Vi verrebbe in mente di scrivere della musica senza conoscere le note? Credete che Michelangelo abbia dipinto i suoi capolavori senza conoscere i colori o senza sapere che l’intonaco per l’affresco si comporta in modo diverso quando è appena stato steso o dopo qualche ora? Da ragazzo, nella bottega del Ghirlandaio, Michelangelo ha dovuto imparare a macinare e mescolare i colori, molto prima di provare a dipingere. Il genio non basta, per creare un capolavoro, ci vuole anche l’umiltà di imparare la tecnica.

(da:  Manuale minimo di stile, per aspiranti scrittori di Piera Rossotti Pogliano)

Noi siamo i libri che leggiamo

Questa frase gira dentro di me già da un po’; non so quanta verità contenga, ma per il tempo che ha ronzato nella mia testa, credo valga la pena di lasciarla parlare e dire quello che ha da dire.

A darle ragione c’è che, ogni volta che apro la borsa, trovo quegli attrezzi che non tutti usano ma che per me, o chi come me fa della scrittura un mestiere o un passatempo o una passione, sono indispensabili.

C’è un’altra frase che mi ha sempre colpito moltissimo, all’inizio non la capivo, pensavo fosse solo una questione di allenamento o un modo per elasticizzare la capacità creativa e facilitare la produzione di testi.

Poi diventi grande, all’improvviso, e dopo giorni, settimane, mesi, anni trascorsi chinata su un foglio, bianco o scritto, a leggere o scarabocchiare, comprendi tutto.

La scrittura si nutre dei libri che leggiamo.

Noi, siamo ciò che leggiamo, leggere è un modo per dilatare il tempo, sconfinare nelle vite altrui, invadere mondi che neanche esistono e conoscere persone che avremmo tanto voluto incontrare.

Comprendi che i libri che hai nella borsa hanno scelto te perché una parte della tua anima ha bisogno di nutrirsi di parole dolci o crude a seconda del momento che vivi. Scopri che altri libri, con altre funzioni, servono, non per elasticizzare la tua mente narrativa, ma per riempire ciò che scrivi di quelle emozioni che solo gli artisti sanno trasmettersi.

E allora, se sto scrivendo un testo che parla di crudeltà, cercherò di appoggiare la spalla a chi di rabbia si nutre. Se ho voglia di dare dolcezza ai miei personaggi, infilerò nella borsa un libro che invece parla d’amore.

Ecco perché è così importante, per uno scrittore, leggere prima ancora di scrivere. È un po’ come sedersi al bar, davanti ad una tazza di tè bollente e condividere. È qualcosa che fa crescere senza che ce ne rendiamo conto, il sentirsi affiancati da qualcuno più grande di noi che, per esperienza, illumina la strada da percorrere. E apre davanti a noi un mondo fantastico.

 

“Lungo il Po”, viaggio controcorrente di Michele Marziani.

Il sabato, solitamente, è il giorno dedicato alla casa: faccende domestiche, pulire, stirare, cucinare, spesa…
Dopo una settimana di lavoro intensa, parte della quale trascorsa su e giù per l’Italia, il pensiero di dover indossare grembiule e guanti di plastica non è allettante.
Qualche giorno fa ho ricevuto uno stuzzicante invito via mail e non ho saputo resistere.
Il mio amico Michele Marziani presentava il suo libro Lungo il Po ed io dovevo fare di tutto per esserci, in barba alle pulizie di casa e alla pioggia incessante che oggi cadeva su Rimini.
La sala in cui si teneva la presentazione era l’ex locale di un negozio storico di Rimini, all’interno dell’atmosfera romantica del Borgo di Sant’Andrea che in questi giorni festeggia l’ottava edizione.
Di gente tanta, per me non era la prima presentazione dei libri di Michele, ma di sicuro una delle più divertenti e coinvolgenti.
I racconti delle avventure, in un viaggio controcorrente, alla ricerca di storie, cibi, tradizioni, curiosità, nel rispetto del Grande Fiume e della vita che si svolge lungo il suo corso hanno un sapore a volte romantico, altre ironico, altre ancora misterioso.
Ho gustato il bello di quei ricordi, mentre evocavano, in me, immagini di una bellezza mozzafiato. Dev’essere stata un’avventura pazzesca, di quelle che restano ancorate alla memoria, prima ancora che alla carta stampata.
Ammiro il coraggio, la spregiudicatezza, lo spirito libero, la voglia di scoprire, il bisogno di vivere e sono uscita dalla presentazione pensando che ogni persona dovrebbe, almeno una volta nella vita, partire per un viaggio verso la realizzazione di un sogno.
Si parla tanto di sogni (di quelli che abbiamo chiuso nel cassetto), ma mai, o poco, di quelli che abbiamo realizzato o che stiamo vivendo.
Consentiamo alla vita di trascinarci in gorghi senza fine, dove ogni secondo è scandito da doveri e impegni, mentre dovremmo dedicare più tempo a fare quello che ci piace.
Ed è per questo che oggi ho scelto di smettere i panni della massaia e correre al Borgo ad ascoltare racconti d’acqua in uno degli scenari più belli del nostro Paese.
In tutto questo c’era anche la voglia di incontrare persone, rivedere Michele e respirare carta, inchiostro e belle parole.
Ho camminato sotto la pioggia e sono tornata verso casa, contenta di avere vissuto un’ora lontana dal mondo che corre. Non sembrava neanche Rimini, quella di oggi. Una città intirizzita, colma d’acqua, spettinata dal vento, coi lampioni che a malapena illuminavano. Piove ancora, il rumore sui tetti e contro le soglie di marmo ha il sapore delle coperte e del tepore del divano in inverno.
Forse è l’acqua che corre che ci ricorda che esiste la vita, come quella che si vive lungo il Po e che a volte dimentichiamo di vivere.

© 2019 Roberta Marcaccio

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