Devo dire che pochi libri mi sono piaciuti così tanto come l’ultimo di Daria Bignardi.
È una storia che prende la pancia prima che il cuore e che racconta, in modo molto diretto, le tragedie di una, in apparenza, normalissima famiglia italiana.

È una storia da leggere, una di quelle che non lascia indifferenti; te la porti dentro per giorni ed ogni volta che l’abbandoni non vedi l’ora di tornare lì, a scoprire che ne sarà di Alma e Maio.

Non è un giallo e neanche un libro di narrativa. È un mix delle due cose e io, che amo i thriller e la narrativa, ho trovato in una bellissima storia entrambi i generi.

A causa della mia mania di scrivere non leggo mai un libro per il semplice gusto di leggerlo e non riuscirei mai a immergermi in una storia che, seppure affascinante, sia scritta male. In ciò che leggo cerco trasporto, emozioni e coinvolgimento, ma anche gusto, semplicità e bellezza della scrittura.

In L’amore che ti meriti ho trovato tutto questo. La leggerezza della scrittura, che non vuol dire superficialità. La profondità della narrazione, che ti porta dentro la storia. Il coinvolgimento del lettore, che veste gli abiti dei protagonisti e si trova catapultato per le strade di Ferrara alla ricerca di segreti dissepolti. La bellezza della scrittura e la capacità di emozionare e sorprendere.

Fino a qualche anno fa sceglievo solo romandi di autori stranieri; gli italiani che leggevo erano davvero pochi. Poi, dopo qualche corso di scrittura e la convinzione che per riuscire a padroneggiare la lingua non ci debbano essere passaggi intermedi, ho iniziato a preferire gli italiani. È stata una scelta inconsapevole, naturale, avvenuta senza cercarla.

Sono convinta che non sia il lettore a scegliere il libro, ma il contrario, e io sono contenta che L’amore che ti meriti abbia scelto me.