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RIP di Marco Valenti

RIP è una storia di vita. Di quelle che tutti prima o poi viviamo.

È l’incontro fra la vita e la morte. È la perdita della persona che amiamo, quella importante. In RIP tutti possiamo riconoscerci. Tutti abbiamo vissuto la perdita, il distacco, l’assenza, il bisogno di sedare i sensi di colpa per quello che abbiamo o non abbiamo fatto. E dopo la perdita, il ritrovarsi a gestire una burocrazia insensibile del post-mortem. Anche questo l’abbiamo vissuto tutti.

Luca, il protagonista di RIP, si scontra anche con una serie di vicende sfortunate. Dopo la malattia, l’assistenza costante, le corse in ospedale, deve fare i conti con regolamenti che non gli consentono di assolvere alle ultime volontà del padre defunto: la cremazione e la dispersione delle ceneri.

Nella storia raccontata da Marco Valenti aleggia un senso di inquietudine: non è mai facile accettare la morte, il distacco spezza fili che non sempre siamo pronti a troncare, neanche quando la sofferenza ha invaso tutto lo spazio vitale. Si ritorna col pensiero a quello che è stato, ai momenti vissuti, a ciò che è stato donato, all’amore condiviso.

RIP è la storia della vita dopo la morte, quando tutto ormai è avvenuto e restano i ricordi, le condoglianze dopo il rito funebre, gli sguardi di quelli che non vedevi da tanto e che si sono fatti vivi proprio per l’occasione, i pensieri che tornano a tutto ciò che hai vissuto con lui e per lui.

Un romanzo che tocca le corde dell’anima. Suscita ricordi. Riporta a galla dolori.

RIP, il romanzo di Marco Valenti, è edito da Antonio Tombolini Editore all’interno della Collana Officina Marziani.

 

SINOSSI

Se in ogni morte c’è un prima ed un dopo, il filo dei ricordi del protagonista – con il decesso del proprio padre anziano e malato di Alzheimer – si annoda ai deliri di una macchina burocratica grottesca e borbonica. Luca ha sempre fatto quel che doveva e la morte del padre, Giovanni, era iniziata da un po’. Ma quando ha pensato fosse un finale su cui riflettere ha dovuto rendersi conto che la guerra non era finita. O cresci o impazzisci. Quel filo che intreccia bianco e nero, spietate esattezze dei ricordi del vissuto e imprese picaresche davanti a mulini a vento di inettitudine, menzogne e verità, anche attraverso la forza di chi è in grado di supplire con l’amore alla inadeguatezza del mondo, diventerà nitida percezione di ogni sfumatura fino ad un riposare in pace consapevole. “Fino all’ultimo respiro?”. “No: anche dopo.”. Luca, impiegato cinquantenne, oltre al dolore per la dipartita del padre deve affrontare anche la beffa di una burocrazia ottusa e complicata che non gli permette di farlo cremare entro tempi brevi, come era desiderio di Giovanni, ma lo costringe ad un complicato percorso ad ostacoli attraverso avvocati, uffici comunali, leggi e regolamenti. Il romanzo si snoda tra flash back che ricostruiscono l’affettuoso ma difficile e faticoso rapporto di un figlio adulto con un genitore sempre meno autosufficiente, sempre più assente, e una cronaca dettagliata delle battaglie intraprese da Luca per rispettare gli ultimi desideri di Giovanni e condurlo – finalmente – verso il riposo eterno. L’ultimo gesto di affetto che il figlio può fare per chiudere il cerchio dell’esistenza del padre, placare il proprio dolore e riappropriarsi della sua vita.

Diploma di merito al mio racconto “L’Hotel Rimini”

Concorso Scintille in 100 parole 2015: Diploma di merito al mio racconto L’Hotel Rimini – giudice: Marco Valenti


 

L’Hotel Rimini

Clochard, senzatetto, coperti di stracci e cartoni, sulle panchine e nei sottopassi della stazione.

Paolo sale sul taxi, con un senso di disagio nello stomaco. Davanti all’hotel ammira gli addobbi, le luci natalizie, l’enorme albero, le decorazioni costosissime. Entra in cucina ancora con la valigia in mano.

«Quanti pasti hai preparato?»

«Quaranta».

«Quanti altri ne puoi preparare?»

Il cuoco risponde e Paolo soddisfatto chiama Radio Taxi.

Tre auto. Sgancia cinquanta euro ad ognuno e parla con i taxisti. Dopo mezz’ora ritornano con un carico di uomini e donne vestiti di stracci e lo sguardo smarrito.

Paolo sorride. Ora è Natale!

 


 

Devo ringraziare in modo particolare Maggie Van Der Toorn per la magnifica organizzazione, Marco Valenti, giudice della categoria L’Hotel Rimini, per avere premiato il mio racconto e l’attore Francesco Tonti per la magistrale interpretazione dei racconti.

Complimenti a tutti i premiati!

Tutti i dettagli del Concorso Letterario sul Blog Scintille di Maggie e sulla pagina Facebook.

 

L’Hotel Rimini

Il racconto L’Hotel Rimini, con il quale ho partecipato al Concorso Scintille in 100 parole, indetto ed organizzato con grandissima professionalità da Maggie Van Der Toorn, è stato premiato con il Diploma di Merito. Giudice della categoria “L’Hotel Rimini” lo scrittore Marco Valenti, che ringrazio davvero di cuore.

Lascio a voi la lettura del racconto, i commenti (sbizzarritevi; li attendo) e, soprattutto, le critiche!

Buona lettura!

 

L’Hotel Rimini

Clochard, senzatetto, coperti di stracci e cartoni, sulle panchine e nei sottopassi della stazione.

Paolo sale sul taxi, con un senso di disagio nello stomaco. Davanti all’hotel ammira gli addobbi, le luci natalizie, l’enorme albero, le decorazioni costosissime. Entra in cucina ancora con la valigia in mano.

«Quanti pasti hai preparato?»

«Quaranta».

«Quanti altri ne puoi preparare?»

Il cuoco risponde e Paolo soddisfatto chiama Radio Taxi.

Tre auto. Sgancia cinquanta euro ad ognuno e parla con i taxisti. Dopo mezz’ora ritornano con un carico di uomini e donne vestiti di stracci e lo sguardo smarrito.

Paolo sorride. Ora è Natale!

 

 

 

© 2019 Roberta Marcaccio

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