Tagromanzi

Sono solo un ricordo di C.K. Harp

 

Il libro è firmato C.K. Harp, lo pseudonimo è quello di Federica D’Ascani.
Credo di essere arrivata a quota quattro dei libri di Federica.  Ed ogni volta mi dico: «Eccola, sì, è lei, la riconosco».

È un po’ come visitare l’esposizione dei quadri di un pittore che amate per lo stile, il tocco e quella pennellata particolare che troverete solo nei suoi dipinti.

La D’Ascani è una pittrice che mi convince ogni volta, che dà sollievo alla mia anima di lettrice affamata, spezza la noia e la routine di letture pesanti e mi porta in mondi da cui non vorrei mai tornare.

Il tratto caratteristico di Federica è la scrittura lineare, scorrevole, un’impronta precisa e molto curata. I suoi libri sono frizzanti, esuberanti come lei, hanno contenuti importanti, raccontano storie che fanno riflettere ma soprattutto travolgono e trasportano il lettore in una vita diversa. Li vivi per davvero, li senti dentro e lì dentro restano, per un po’.

La storia d’amore di Richie e Ty è un virus. Perché Federica D’Ascani sa come prenderti per mano e farti camminare a fianco dei suoi personaggi. E una volta che ti ha preso la mano ti trascina dentro e ti trovi incatenato a nuove vite e nuove anime.

E sono sempre belle anime.

Mentre leggi Sono solo un ricordo vorresti che il tempo si fermasse mentre osservi Richard e Tyrone, ascolti le loro parole e ti arrabbi con le loro scelte.

Vi piacciono i romance, gli m/m o semplicemente amate le belle storie che emozionano?

Sono solo un ricordo fa per voi.

 

SINOSSI

La vita non è stata facile, per Tyrone Vidal. L’infanzia e l’adolescenza con un padre autoritario e violento lo hanno provato e reso insicuro, ostacolando le sue naturali inclinazioni. Solo il matrimonio con Sandy e la nascita della loro bambina Janet sembra restituirgli un po’ di serenità, almeno finché non si imbatte in Richard Ford. Il giornalista freelance rivoluziona tutta la sua vita, lo riporta alla sua vera essenza e lo sprona a credere in se stesso e in ciò che è realmente. L’attrazione che Tyrone prova per lui impiega un battito di ciglia a diventare amore e neanche il richiamo del suo matrimonio sembra essere sufficiente a minare il forte sentimento che lo lega a Ford.
Ma la mente gioca brutti scherzi, e se per tutti questa è una mera constatazione, per lui diventa un futuro scritto quando arriva la notizia di una malattia che, in maniera lenta e subdola, sta iniziando a minare il suo corpo e i suoi ricordi. Eppure la realtà, come spesso accade, supera qualsiasi prospettiva e se il passato comincia a diventare sfocato, un grande amore può diventare l’unico faro da tener presente per navigare a vista. E respirare davvero come non si è mai fatto.

 

 

PODISSEA di Stefano Rossini

Prima di leggere POdissea occorrerebbe conoscere Stefano Rossini. Io ho avuto il piacere di incontrarlo, conoscerlo, parlare con lui, presentare assieme i nostri rispettivi libri in un pomeriggio di maggio a Riccione e diventare amici.
Per me così è stato, prima ho conosciuto l’autore e poi ho letto il libro. È un po’ come guardare prima il film. Non perché Stefano sia un film, ma perché lui, quel libro l’ha vissuto davvero.
Andiamo per ordine.
Ci sono alcuni compagni, anzi in principio c’è un giornalista, Marco, con la passione per il fiume, l’acqua, i viaggi, le storie enogastronomiche e lo storione d’argento. E poi c’è il suo amico Aurelio, giornalista anche lui, che si convince a partire con Marco per un viaggio non solo avventuroso ma addirittura mitologico. Assieme a Marco e ad Aurelio partiranno anche due personaggi che avranno un loro ruolo durante il cammino: un ragazzo svedese e una salama da sugo parlante.
Beh, quando arrivi alla salama da sugo capisci subito che il taglio della storia sarà surreale e nel momento in cui entrano in scena personaggi come divinità antiche, uomini che non sono uomini, pesci giganti che parlano o altri soggetti insoliti ti rendi conto di vivere davvero dentro un’Odissea. Sono rimasta basita quando sono apparsi i maggiori esponenti delle divinità sia dei cieli che degli inferi. Basita e divertita.
POdissea è il primo libro, di uno scrittore che conosco, che mentre lo leggo non riesco a prescindere dall’autore. Sì, perché mentre si viaggia in compagnia di Marco, Aurelio e l’allegra brigata viene spontaneo domandarsi come abbia fatto Stefano a inventare una storia del genere, piena di personaggi particolari, che fanno cose strane, innaturali, fuori dal normale.
Potremmo definirlo un fantasy mitologico? Un romanzo di avventura? Un libro di viaggio?
O forse è tutto questo in un unico volume?
Quello che è certo è che POdissea è una vera Odissea.
Bello, divertente, spassoso, ma anche intenso, nel finale, che vi assicuro vi sorprenderà. A me ha addirittura commosso.
Strano vero? È quello che ho pensato io, ma per dimostrarvi che la narrazione di Rossini è completa a 360 gradi con tanto di morale inclusa, vi regalo un paio di brani tratti da POdissea (con l’autorizzazione dell’autore ovviamente).

C’era un sentimento diffuso nell’aria. Quel sentimento che aleggia quando si ha la sensazione di afferrare il significato ultimo dell’esistenza. Ma più lo si trattiene, più ci si rende conto che esso è inesprimibile. È solo un momento di comunione con il creato. Un vago lampeggiare impossibile da riferire. È come essere attaccato coi denti al ramo di un albero, sospesi sul dirupo, e qualcuno, dal ciglio del baratro, ci chiedesse il senso della vita.
Pur sapendolo non potremmo rispondere. Ma si sfiora per un attimo l’idea che ci sia una saggezza più grande di quanto mai il più saggio degli uomini possa comprendere. Il suo più grande mistero è il fatto di esistere. Non c’è etica, non c’è codice. Solo un perpetrarsi nelle diverse coscienze soggettive

Ciò che avevano fatto, visto e pensato in quegli ultimi momenti lo avevano scritto sulla superficie del fiume, e ora era scivolato oltre le anse di Cremona, verso l’Adriatico.
E da lì chissà. Forse i pensieri di Aurelio avrebbero preso la strada verso di Dardanelli, e poi il Bosforo, nelle gelide acque del Mar Nero, mentre quelli di Sven si sarebbero diretto oltre Gibilterra, nelle vastità oceaniche, e quelli di Marco, invece, avrebbero transitato sulle sabbiose coste del Maghreb, o magari verso le più placide acque della Costa Azzurra.
Le parole erano i fumi di un sogno che evaporavano con la veglia. Ma qualcosa era rimasto incastrato nella loro memoria. 

Un libro adatto a chi ama l’avventura, il cibo, il fantasy, l’ironia, le belle storie e le salame da sugo.

 

SINOSSI
Marco Alieni è un giornalista di viaggi ed enogastronomia che ha speso gran parte della propria vita a scrivere reportage da tutta Italia, in particolare dalla pianura Padana e dal fiume Po. Uno strano evento della sua infanzia, la visione di uno storione d’argento, lo lega a doppio filo al fiume più lungo d’Italia.
Cosa sia questo pesce nessuno lo sa. Gli storioni sono scomparsi dal fiume e nessuno crede che ne esista un tale esemplare, creatura mitologica e fantastica.
Marco decide di intraprendere un ultimo viaggio alla scoperta del misterioso abitante del fiume insieme ad un amico giornalista, un ragazzo svedese finito in Italia quasi per errore e una salama da sugo parlante.
Durante il tragitto scopriranno un mondo che non immaginavano, popolato da antiche divinità, popoli vecchi e nuovi che si contendono lo spazio del fiume, mondi sotterranei e strane creature uscite dalle pieghe dell’evoluzione.
Dopo mille peripezie, l’incontro con divinità dell’antico Egitto, delle pianure orientali, fiumi cinesi, comunità guerriere e bizzarri produttori di parmigiano reggiano e prosciutto crudo, Marco, Aurelio, Sven e la salama approderanno a Isola Serafini per il gran finale.
Dietro tutto questo, nell’alto dei cieli, Dio e Lucifero fanno una scommessa sul viaggio dei naviganti. Riusciranno i quattro esploratori a trovare lo storione d’argento? Cosa scopriranno sul mondo che li circonda? E cosa otterranno alla fine del viaggio?

 

POdissea è il romanzo “Odissea” di Stefano Rossini, pubblicato nella collana Officina Marziani di Antonio Tombolini Editore.

NON PUOI ESSERE TU di Sonia Ognibene

An Italian story of mystery for Italian A2-B1 level learners

Il passato tormenta Federica, qualcosa che appartiene a un dolore mai superato tornerà a occupare i suoi pensieri e il suo cuore. In una foto postata dal cugino su facebook appare il viso di Marcella, la migliore amica della protagonista, morta per cause misteriose l’anno prima. L’enigma di una tragedia irrisolta costringe il lettore a restare incollato alla storia fino all’ultima pagina. Un racconto bello, curato, intrigante e coinvolgente che si legge facilmente proprio per la caratteristica singolare di questo piccolo romanzo: la finalità dell’autrice, insegnante privata di italiano per stranieri, è stata quella di scrivere una storia per alunni di italiano di livello A2-B1, con lo scopo di insegnare (e spiegare) tutti quei modi di dire tipici della nostra lingua (corredati di relativo significato) che normalmente non si imparano studiando ma si apprendono attraverso il parlato di tutti i giorni. Gli idiomi, i modi di dire di cui Sonia Ognibene ha fatto largo uso, sono evidenziati in corsivo con tanto di spiegazione fra parentesi. Ogni capitolo è supportato anche da un riassunto per consentire ai lettori stranieri di focalizzare e comprendere meglio la storia.
Un’idea geniale supportata da una bella storia, una narrazione fluida e un enigma che stuzzicherà la vostra voglia di scoprire cosa c’è dietro il mistero che tormenta Federica.
Farete un viaggio in un luogo che probabilmente non conoscerete, seguirete i passi della nostra protagonista e scoprirete posti nuovi e interessanti che esistono davvero e potreste avere voglia di visitare.
Insomma, un libro adatto a tutti: a chi ama leggere, a chi ha voglia di staccare la mente dalla realtà e a tutti coloro che stanno studiando la nostra lingua e voglio approfondire il nostro parlato quotidiano e tutte quelle frasi che, per abitudine, ogni giorno pronunciamo senza chiederci mai cosa vogliano dire.

 

SINOSSI

È notte. Federica è su facebook e sta guardando alcune foto di suo cugino Pietro in vacanza. Alle spalle del cugino appare il viso della sua migliore amica Marcella. Federica è sconvolta perché quello che ha appena visto è impossibile: Marcella, infatti, è morta un anno prima per cause misteriose.

Non puoi essere tu, il romanzo di Sonia Ognibene, disponibile in ebook e in versione cartacea su tutti gli store on line, ha già numerose recensioni a 5 stelle.

“Tranne il colore degli occhi”

Conto alla rovescia: -10, 9, 8….

Proviamo a fare il conto alla rovescia?
Partire da -10 probabilmente è esagerato, forse basterà molto meno.
Per scaramanzia mi tengo larga e fingo che manchino 10 giorni.

Ci sono delle frasi fatte che viene spontaneo pronunciare in questi casi, ma che fanno sorridere per la loro ingenuità. Ieri sera parlavo con un amico e dicevo che non sono brava a fare marketing di me stessa, anche se, dopo quattro anni di Product Management, forse qualcosa dovrei avere imparato.

Trovo complesso parlare di me, enfatizzare i miei prodotti, dire quanto sono belli, fantastici e unici (perché li ho fatti io). E’ più facile fare parlare le cose che faccio.

Fatemi scrivere, inventare storie che contengano vita vera anche se inventata. Fatemi scrivere quello che la mia anima sogna di notte e il mio inconscio macina di giorno. Fatemi entrare nelle trame della mente umana per ideare altre trame. Lasciate che prenda la vita, quella che si muove ogni giorno, fatemela schiacciare, impastare, modellare, disintegrare e ricreare.

E’ vita, quella che c’è nelle mie storie, quella vera che viviamo tutti, che vivete voi, assieme a me. E’ vita presa e nascosta dietro il velo della narrazione. E’ quello che sento, provo e soffro ogni giorno. E’ la voglia di cantare, volare, piangere e fuggire. E’ il bisogno di consolare, amare, abbracciare… vivere.

Mi sentirete dire, fino alla nausea, che, per me, scrivere è vita. Non è una frase fatta, non scrivo per vivere ma vivo per scrivere. Perché senza la scrittura (e i libri) sarei morta, dentro.

Tranne il colore degli occhi uscirà a brevissimo all’interno della collana Amaranta di Antonio Tombolini Editore. Seguite questo sito e la mia pagina Facebook per non perdere aggiornamenti, novità, curiosità ed alcuni retroscena legati alla scrittura del romanzo.

 

 

L’irrigidimento creativo e la riscrittura

Ci sono periodi in cui scrivere è difficile – il lavoro, la casa, i figli – e ricominciare praticamente impossibile.

Non ho mai (per fortuna) sofferto del blocco dello scrittore, ma quell’irrigidimento dovuto alla immobilità ha colpito anche me.

Quando sto giorni e giorni senza scrivere neanche una parola, riprendere in mano una storia – abbandonata per fare altro – ha il sapore del senso di colpa.

Potrebbe sembrare un’affermazione esagerata, ma chi mi conosce sa che normalmente dico e scrivo quello che penso e sento. Difficilmente mi addentro in temi che non rispecchiano la mia natura.

E allora, come uscire dall’irrigidimento creativo?

La mia tecnica è una sola, l’unica che so mettere in pratica: siedo da qualche parte, musica in cuffia, computer sulle ginocchia o sul tavolo, tazza di té e le parole che escono dalle dita senza controllo e senza collegare il cervello. Scrivo di getto: 10 righe, 500 parole, 2000 caratteri, fino a che le frasi non escono libere e la creatività si scioglie. A quel punto sono pronta per affrontare un nuovo capitolo.

C’è stato un periodo in cui scrivevo qualsiasi cosa uscisse dalla penna, senza pensare al risultato, alla forma, alla scelta delle parole. Scioglievo le briglie e quello che veniva, veniva. Scrivere di getto è bellissimo, libera l’anima, la ripulisce di tutte le scorie che ha accumulato giorno dopo giorno. Il lato negativo di questo metodo è la riscrittura: quando rileggi sei costretto a buttare via la maggior parte di quello che hai prodotto in prima stesura.

Ci sono voluti anni di esperienza e studio, prima di trovare il “mio stile” (e non è detto che ci sia riuscita!).

Quello che faccio ora è cercare di costruire, già in prima stesura, qualcosa che abbia un senso. Rileggere subito ogni capitolo per ottenere un manufatto che sia il più pulito e controllato possibile.

È il metodo giusto oppure no?

Non sono ancora certa che esista un metodo da applicare in scrittura. Si parla tanto di corsi di scrittura; io li ho frequentati, li frequento ancora e ne sono felicissima. Alcuni mi sono serviti tantissimo.

Con gli anni mi sono convinta che una delle regole fondamentali in narrativa sia l’allenamento, la pratica costante, continua, incessante. Quando il mio maestro si riferiva allo scrittore come artigiano intendeva questo. Dopo anni di tentativi, cancellazioni, riscritture ho capito finalmente cosa volesse dire. Non serve a nulla la tecnica, il sapere perfettamente cosa fare, se alla fine non si scrivono almeno 3000 parole al giorno.

E quando, dopo mezz’ora di inoperosità davanti al foglio bianco di Word, ti rendi conto che non hai nulla da dire vuol dire che c’è qualcosa che non va. La stasi non è un buon segno. Sei in compagnia di tutti quei personaggi e non sai come andare avanti, devi decidere in fretta, capire cosa non funziona. Quando mi capita solitamente mi deprimo, comincio a chiedermi se sono capace di scrivere davvero e mi dico che devo lasciare perdere. Una sensazione orribile che dura pochissimo. Non esiste crisi che possa abbattere una forte passione. Al massimo può farla evolvere.

Quando cado nella depressione creativa posso fare solo una cosa: chiudere tutto e lasciare che quella orribile sensazione di vuoto passi da sola.

Ascolto musica, leggo, esco, vivo e mi distacco completamente dalla storia.

A volte invece mi accorgo che la storia non funziona, è spenta, non trasmette. In questo caso devo ricominciare daccapo e riprendere in mano il progetto dall’inizio: è sbagliato l’incipit, il soggetto narrante, l’ambientazione? Oppure il tempo verbale, il personaggio in primo piano, i dialoghi? Oppure devo modificare lo spazio in cui scrivo, spostare me stessa o lo spazio attorno cui ruota la storia?

Negli anni sono state più le pagine che ho cestinato di quelle che ho conservato. Ho eliminato frasi che amavo e ritenevo indispensabili; le prime volte è stato come tagliare un pezzo di me, poi col tempo ho capito che cancellare vuol dire esaltare (mettere in risalto, rendere più forte). Potare i rami secchi rinvigorisce la pianta.

Non ci credevo ma poi l’ho provato sulla mia pelle.

Ed ora, quando ho dubbi, preferisco cancellare piuttosto che aggiungere. Se una frase non riesco a scriverla o, peggio ancora, a correggerla, la butto via.

Qualche mese fa ho cestinato un intero romanzo. Sono pazza? Probabile, ma quando ho iniziato a editarlo ho capito che ormai non era più parte di me, non mi riconoscevo più in mezzo a quelle pagine.

Per chi avesse letto le bozze mi riferisco a Rosa e Michele.

Non piangete. Io non l’ho fatto. So che se avranno voglia di farsi leggere, Rosa e Michele torneranno.

P.s.: Pensavo di scrivere un post sul blocco dello scrittore! Ma dove sono andata a finire?

Leggete! Contiene ringraziamenti e “spoiler”…

Compio 50 anni e realizzo un sogno…

Pensavo che un giorno in più non facesse differenza e che io mi sentissi quella di ieri, come negli anni passati. Credevo che, come per i 30 e i 40, anche oggi sarebbe stato un compleanno come gli altri: tanti auguri, tanti ringraziamenti, tantissima felicità.
Mi sbagliavo! Compiere 50 anni non è come compierne 20, 30 o 40… è meglio!!! Molto meglio!
A vent’anni mangi la vita, a trenta la subisci, a quaranta la vivi e a cinquanta… sai cosa vuoi.
Ringrazio tutti gli amici per gli auguri e vi ABBRACCIO FORTISSIMO, siete nel mio cuore e se avessi potuto avrei trascorso questa giornata con ognuno di voi. Mi sono commossa tantissimo leggendo i vostri messaggi (ne ho ricevuti una montagna, tutti speciali!); hanno reso ancora più bella questa festa.
Ed ora lo spoiler!
Qualche giorno fa ho ricevuto una notizia meravigliosa; l’ho tenuta riservata fino alla firma dell’accordo, avvenuta la settimana scorsa. E per i miei 50 anni un regalo stupendo!
Tombolini Editore pubblicherà, prossimamente, un mio romanzo, nella collana Amaranta. Non aggiungo altro, per il momento se non di invitarvi a seguire il mio blog e le mie pagine social in cui pubblicherò tutte le news che riguarderanno questo magnifico evento.
Grazie DI CUORE! Vi voglio bene :*

© 2019 Roberta Marcaccio

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