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Ti raggiungo in Pakistan

Il mio secondo romanzo.

(Estratto da TI RAGGIUNGO IN PAKISTAN.)

Poi riporta l’attenzione al display del cellulare. Davide abbraccia la chitarra, accarezzandola con gesti teneri e delicati. La sfiora con la punta delle dita. Fa vibrare le corde sotto il tocco preciso ed esperto delle mani. Anna capisce cosa prova mentre suona, perché è esattamente quello che sente lei nella quiete del solaio, quando tutto si spegne e resta sola davanti al computer. L’energia dell’universo passa attraverso le parole e le note. La musica e la scrittura. Due volti dell’anima. Due voci alternate che esprimono in modo diverso la stessa passione.

Solo i veri talenti possono suonare così, e Davide lo è.

«Ma come fai?» chiede Anna. Questa volta è lei a guardarlo con occhi spalancati; fissa senza sbattere le palpebre quelle labbra che sembrano appese lì perché lei le colga.

La magia della musica ha cancellato tutto, anche la fisicità di Davide. Il profumo stordisce i sensi. I corpi sono troppo vicini e l’energia che emanano annebbia i pensieri. I cuori parlano con accelerazioni, rincorse e tripli salti mortali.

«Come fai a muovere le mani così velocemente?» la voce di Anna è un soffio.

Davide allunga la mano, Anna la prende e l’accarezza. Lui chiude il cellulare e lo appoggia sul tavolino. Con la mano destra le accarezza una guancia, mentre con l’altra afferra i capelli e li tende dolcemente. Anna inspira a fondo e Davide la imita, in apnea, prima di affondare la bocca nella sua.

 

La storia di Anna. Il racconto della sua vita, dei suoi amori e della sua immensa passione per le cose semplici e la scrittura.

Per leggere l’anteprima di TI RAGGIUNGO IN PAKISTAN o acquistarlo CLICCARE QUI.

 

Virginia Alba legge “Ti raggiungo in Pakistan”

Per ascoltare l’incipit di Ti raggiungo in Pakistan narrato dalla voce splendida di Virginia Alba, clicca sul link qui sotto. Verrai trasportato immediatamente nel magico mondo di Anna!

Ascolta l’audio qui

Auto-promozione: io e Anna in radio

Sono le cinque ed è l’ora del tè. Oggi con me non ci sarà nessun ospite a chiacchierare di scrittura, libri e tutte quelle curiosità che fanno degli autori quelle persone strane con la testa fra le nuvole.
Mentre sorseggiate il vostro earl grey o darjeeling preferito vi racconto cosa succederà questa sera.
Vi ho deluso? Spero di no!
Volevate una nuova puntata de L’ora del tè, vero? Arriverà presto e con autori molto interessanti; nel frattempo berremo assieme un ottimo calice di vino rosso o bianco oppure, meglio ancora, una birra artigianale, pasteggiando con salumi e formaggi.
E mentre voi vi rilasserete sbocconcellando in qua e in là, io chiacchiererò per voi con la bravissima Francesca Scherini, la conduttrice di Caffè Letteradio, la trasmissione di Radio Blabla in cui si parla di libri, e poi di libri, e infine ancora di libri.
Tutto questo succederà fra qualche ora, precisamente alle 20.30, proprio mentre voi addenterete una fetta di culatello o una scaglia di parmigiano.
Io e Francesca parleremo di Ti raggiungo in Pakistanil mio ultimo romanzo auto-pubblicato con StreetLib, la piattaforma per il self publishing.
Ovviamente ascolteremo anche della buona musica, alcune canzoni legate al libro e alla storia di Anna, la protagonista.

Io vi aspetto numerosi e partecipi, anche a bocca piena!

A fra poco!

TI RAGGIUNGO IN PAKISTAN, il mio nuovo romanzo

Parla di lei, di Anna, la protagonista delle mie storie, dei miei sogni di autrice innamorata della scrittura e dei libri. Così come lei è scrittrice e maestra di parole. Credo di avere sognato così tanto, raccontandola, che quasi mi sembra una storia reale, qualcosa di esistito parallelamente alla mia vita, come fosse un’amica, una sorella o una persona vicina a me.
Il nome Anna è fonte di sorrisi, di pensieri positivi, ma anche di una forte propensione introspettiva, è un nome che mi ha raggiunto a gennaio 2012 quando iniziai la stesura di Ti raggiungo in Pakistan,  e non mi ha abbandonato mai.
Oltre ad Anna è esistita una Annamaria, co-protagonista di Michela in Tranne il colore degli occhi e una Anna, personaggio secondario di un romanzo inedito che un giorno spero di pubblicare, in seguito rinominata.
E’ un nome che vive con me, che mi è affine. Non so per quale motivo, lo scoprirò negli anni a venire.
Intanto ve la cedo. Da questo momento Anna è di chiunque decida di accoglierla. Nata il 15 giugno 2017, sotto auspici e astri favorevoli, in primavera inoltrata, nel segno zodiacale dei gemelli.
Ti raggiungo il Pakistan è una storia d’amore, di sogni, di speranza e di rinascita.
Troverete amore, amicizia, passione e la voglia di ricominciare daccapo, sempre e comunque. Nonostante le difficoltà.
Compratela, leggetela, amatela e fatela vivere dentro di voi!
E inviatemi i vostri commenti, per me fondamentali.

Io e Anna vi aspettiamo in Pakistan!
Buona lettura.

SINOSSI
Il quattro marzo Anna incontra Davide alla Feltrinelli di Rimini. L’uomo ha espresso il desiderio di conoscerla dopo avere letto Guardati allo specchio, il libro di Anna, una storia autobiografica il cui tema centrale è la depressione.
L’incontro con Davide spezza il lungo periodo di assenza d’amore nella vita di Anna, dopo la fine del suo rapporto con Roberto, e cambia il senso dei giorni scanditi dalla discreta presenza del figlio Andrea, dall’affettuosa amicizia di Giorgia e dalla passione per la scrittura che Anna esprime collaborando con DEA, la rivista di cultura femminile di cui Giorgia è caporedattrice.
Dall’incontro con Davide nascerà davvero un nuovo amore? L’esistenza di Anna seguirà il nuovo percorso, grazie all’ingresso dell’uomo nella sua vita, oppure devierà nuovamente con l’apparizione improvvisa di Francesco? Anna riuscirà a trovare serenità oppure dovrà ricorrere alla scrittura e alla presenza tranquilla del mare al quale si rivolge ogni volta che l’anima si spezza?

 

Potete acquistarlo su StreetLib, Amazon e in tutti gli store on line.
Prossimamente anche in versione cartacea.

L’ora del tè, quando i ruoli si invertono: Ilaria Vitali intervista Roberta Marcaccio

Mancano dieci minuti alle cinque, Roberta è qui di fronte a me, tamburella nervosa con le dita sul bracciolo della poltrona, facendo tintinnare braccialetti e pendagli, fissandomi silenziosa da dietro gli occhiali, a metà tra il divertito e il preoccupato.
Sono Ilaria Vitali, mi sono impossessata del salotto di Roberta Marcaccio e ho uno scopo preciso: intervistarla.
«Ma sei sicura?» mi chiede in un soffio.
«Zitta, le domande le faccio io!»
Ride Roberta, non mi prende sul serio e la sua risata per un attimo mi travolge piacevolmente.

Roberta, prima o poi sapevi che sarebbe successo. Adesso tocca a te, siediti comoda, smetti per favore di tintinnare quel braccialetto e rilassati. Ho già preparato il tuo tè preferito e una fetta di crostata di ciliegie. Qui c’è gente che aspetta, vogliamo cominciare?
Sono comoda, ma guardare le cose da questa diversa angolatura mi crea un po’ d’ansia. Di solito le domande le faccio io. E poi vorrei sapere chi ti ha suggerito qual è il mio tè preferito e che amo la crostata di ciliegie. Vabbè, pazienza, visto che i lettori sono interessati ad altro iniziamo pure. Sono pronta!

 

cropped-Roberta-2.jpgRoberta Marcaccio, lavoratrice indefessa, moglie e mamma, figlia e nipote, scrittrice prolifica, lettrice affamata, la domanda sorge spontanea: come fai a conciliare una vita così frenetica? Ho come la sensazione che la scrittura e la lettura rappresentino questa stanza, dove tu riesci a isolarti mentre fuori il mondo cammina a velocità sostenuta. L’ora del tè non è casuale, è il luogo che tu hai creato, un rifugio morbido dove Roberta trova serenità. Vuoi parlarcene?
Guardandola da fuori, la mia vita, è davvero come la descrivi tu, ma fino ad ora non l’avevo mai analizzata. In effetti me lo sento ripetere spessissimo: “Ma dove trovi il tempo per scrivere?” Negli occhi di chi mi fa questa domanda leggo il rispetto del mio interlocutore nei confronti di un amore che è ormai molto più grande di quanto io riesca a gestirlo. È diventato anche il “tormentone” del mio BLOG – Il mio amore per la scrittura – è il mio mantra, è una urgenza che mi costringe a scrivere, perché quando ami una cosa o una persona con tutto te stesso vuoi stare o solo con quella cosa o con quella persona. Devo dire la verità, a volte vado in overflow, succede quando ho “in lavorazione” più attività di quelle che riesco a gestire; in questo ultimo periodo ho superato il limite di guardia, tanto che ho dovuto rallentare: mi sono ritrovata con un romanzo in scrittura, la rubrica de L’ora del tè a pieno ritmo, i libri da leggere (perché gli scrittori prima di scrivere leggono) più i manoscritti da selezionare per la collana di cui sono lettrice, le presentazioni di Tranne il colore degli occhi (quattro in due mesi), i racconti che ogni tanto ho l’orgoglio di vedere pubblicati su Il Colophon, la rivista letteraria di Antonio Tombolini Editore… Però, anche quando rallento, il mio cuore è sempre là, la testa macina storie, il bisogno di scrivere si fa urgenza e, in un modo o nell’altro, devo immergere le mani nelle pagine dei libri, miei o di altri.
L’ora del tè, che come dicevo ha subìto un rallentamento forzato ma ripartirà presto con nuovi e interessanti scrittori, è la rubrica nata per dare voce agli altri autori, farli conoscere in un modo semplice e simpatico, simulando una chiacchierata in salotto all’ora del tè. Mi piace il rapporto vivo, quello vero, a faccia a faccia, mentre si parla di libri, scrittura e arte in genere. E volevo che il mondo caotico venisse confinato fuori da questo piccolo angolo silenzioso in cui regna sovrana la parola scritta e la voce dell’autore. Spero di essere riuscita nel mio intento e mi auguro che la rubrica sia apprezzata.
Devo dire che grazie ai tanti impegni e soprattutto a L’ora del tè, ho imparato ad organizzarmi. A dedicare il tempo giusto alle cose. A fare la scaletta delle priorità e a riempire fogli e fogli di TO DO che si alleggeriscono mano a mano che tiro una riga sopra alle cose fatte. Non sono una super-woman. Sono semplicemente una che sacrifica tutti i momenti liberi per amore di una cosa importante in cui crede: le pause pranzo, la mattina presto e la sera tardi e qualche mezza giornata nei week end. In mezzo a tutto il resto, ovviamente.

 

La scrittura, potente mezzo di comunicazione prima con sé stessi che con gli altri. Perché questa urgenza di scrivere? Io da scrittrice me lo sono chiesto mille volte senza darmi una risposta soddisfacente. Quando scrivi, cosa succede?
L’urgenza di scrivere nasce da un bisogno interiore: raccontare storie è come vivere altre vite. Da piccola me le raccontavo da sola, erano il mio passatempo nei momenti di solitudine, mi facevano compagnia. Raccontare storie è ossigeno, cibo, vino, è vita. Ora che sono grande (così dice l’anagrafe!) quelle storie che mi racconto da sola, premono affinché io le scriva per gli altri.
Scrivere (e leggere) è come vivere centinaia, migliaia di altre vite, quelle che non potremo vivere mai.

 

10423644_990163001033578_6127305744714367041_nIo ho conosciuto Anna. Ancora una donna, coinvolta da eventi profondi, di quelli che lasciano il segno. Anna è la protagonista del tuo prossimo libro in uscita, Ti raggiungo in Pakistan, che ha già solleticato la curiosità di chi, come me, segue le tue avventure letterarie. Chi è Anna?

Innanzi tutto devo spiegare una cosa che riguarda Anna. Devo chiarire la confusione che ho involontariamente creato sui social. Chi mi segue su Facebook, Twitter, trova citazioni, estratti, brani, monologhi firmati Anna. Con gli amici ho parlato tanto del romanzo che stavo scrivendo facendo riferimento ad Anna. E per tutti, è Anna.
Quando accenno a Ti raggiungo in Pakistan noto il disorientamento negli occhi dei miei interlocutori e più volte mi sono sentita chiedere: “E Anna? Quando lo pubblichi?”
La risposta è facile: Ti raggiungo in Pakistan è Anna.
E così spero di avere chiarito il fraintendimento che ho provocato.
Ed ora veniamo a lei.
Anna è uno specchio, la proiezione della mia anima ribelle e in subbuglio. A lei ho trasferito tre cose che mi appartengono e che sono parte predominante della mia vita: l’amore per la scrittura, per il mare e l’amicizia.
Anna è parte della mia essenza primaria.
Contiene le cose che amo, le mie passioni, i sogni, tutto ciò che fa parte di me e del mio mondo.
Ovviamente non contiene i dettagli della mia vita privata. Non è un’autobiografia.

 

Possiamo quindi ritornare a quello che affermavi poc’anzi sull’urgenza di scrivere come esperienza di viaggio e di vivere altre vite. Anna è una Roberta in un ipotetico mondo parallelo? Se sì, il fatto che sia privo di elementi autobiografici, Ti raggiungo in Pakistan si presenta più come un sogno a occhi aperti? E qui tocchiamo il tuo modo particolare di accompagnare i personaggi delle storie che scrivi, un modo che definirei al confine tra il materno e il fraterno, dove a tratti si percepisce la forte empatia con alcuni di essi. Con Anna è stato così? In parte hai già risposto, ma vorrei che parlassi del tuo legame con lei.
L’urgenza di scrivere nasce dalla mia incapacità di vivere una sola vita. È un bisogno che è nato con me, si è sviluppato fin da piccola, durante la lettura dei primi libri o la visione dei miei film preferiti (non ho perso neanche una puntata di Ellery Queen oltre ad aver letto i libri ovviamente). Dall’adolescenza in poi le storie ho iniziato a raccontarmele da sola. Erano il mio passatempo. Un vero sogno ad occhi aperti. Da qui l’esigenza di trasportarmi in un altro mondo in cui vivere una vita diversa, irreale e reale allo stesso tempo.
La scrittura ha amplificato un processo nato con la lettura, che continua ancora oggi.
L’amore per i libri va oltre ogni altra passione. Il bisogno di fantasticare, sognare è irrefrenabile. Potrei smettere di leggere e scrivere ma la mia anima continuerebbe a produrre storie.
Per nutrirsi.
Non c’è nulla di autobiografico nelle storie che invento.
Che bisogno avrei di scrivere la mia vita; la sto già vivendo ed è più che sufficiente.
Certo, nei racconti ci finiscono situazioni, persone ed emozioni che mi ruotano attorno. Questo è normale.
Se qualcuno pensa che ciò che scrive un autore sia completamente inventato si sbaglia di grosso. Anzi, vorrei mettere in guardia gli amici degli scrittori: prima o poi potreste essere rinchiusi in un capitolo.
E il sogno a occhi aperti di cui parli, oggi è un sogno reale. È quello stato di trance che caratterizza gli scrittori e che a volte li fa apparire assenti e un po’ folli. Quando lo scrittore è con lo sguardo perso nel vuoto o assorto, non sta riposando, non è depresso e nemmeno triste: sta semplicemente lavorando.
Ti rispondo alla seconda parte della domanda. Parlare di Anna per me non è facile. È un personaggio che io amo profondamente, sono cinque anni che vive con me, al mio fianco, la osservo mentre lavora, vive, soffre. Mentre ama.
Come ho già detto, a lei ho trasferito alcune mie manie o passioni ma anche alcuni moti della mia anima. In effetti forse le ho trasferito un po’ troppe cose.
Devo dire che mi sono divertita a cucirle addosso la vita che desiderava vivere. A farle incontrare gli uomini sbagliati e poi quelli giusti o viceversa. A farle fare il lavoro che amava. Ad affiancarle l’amica giusta.
È stata Anna a parlarmi e a raccontarmi di sé. Io ho solo trascritto sulla carta.
Io sono stata il suo specchio… e lei il mio.

 

IMG-20160718-WA0017Tranne il colore degli occhi è uscito nel 2016 nella collana Amaranta di Antonio Tombolini Editore, per Ti raggiungo in Pakistan hai scelto una nuova avventura che è quella dell’auto pubblicazione. Da fuori emerge una volontà quasi viscerale di fare in modo che Anna abbia voce, quasi che fosse un elemento materico che hai deciso di plasmare dall’inizio alla fine senza percorrere strade più convenzionali. Ce ne vuoi parlare?
Ho riflettuto tanto sul futuro di Anna, per molti mesi, ho pensato e ripensato a quale dovesse essere il suo ruolo e soprattutto chi dovesse occuparsi di lei. Anna ha incontrato diversi editori, ha ricevuto critiche positive e suscitato interesse.
È nata nel 2012 e da allora ha subito diverse fasi di lavorazione; l’ho scritta, riscritta, corretta, riletta, anche quando era già a posto è ripassata di nuovo sotto la macchina dell’editing. In un attimo di follia avevo addirittura pensato di riscrivere il finale. Anna è nata di getto, è giunta a me con la forza di uno tsunami, mi ha travolta con la sua potenza e con la stessa urgenza mi ha costretta a scrivere di lei.
È dentro di me in modo inscindibile.
Chi mi conosce bene sa cosa intendo. L’energia che mi trasmette è vita piena, vera. Ha una forza che non può non essere comunicata.
Anna merita voce. Merita di essere conosciuta, letta, amata o odiata, apprezzata o disprezzata. Merita di essere accompagnata, presentata, annunciata.Mi aspetto commenti positivi ma anche negativi. Questo non toglie che Anna lascerà qualcosa di sé in tutti.
Con questa consapevolezza mi sono fatta le mille domande che un autore si fa prima di consegnare la sua opera a una casa editrice.
Non sarà sicuramente il libro della vita o il bestseller dell’anno ma merita le attenzioni che vale.
Dopo queste riflessioni mi sono risposta.
L’unica persona che può presentarla al mondo è colei che l’ha creata, plasmata, educata, cresciuta.
Non c’è nessun altro che possa offrirle la vetrina che merita. E da qui la decisione, difficile e ragionata mille volte, di produrla da sola. La paura è di non farcela, non avere tempo sufficiente, non essere capace. Confido nella passione che mi muove e nell’amore che ho per lei.
Anna è una storia di passione, amore, amicizia, vita, sogni. Ha la profondità del mare, lo stesso che lei ama, e spero non venga trattata per una banale storia d’amore.
Aggiungo che il prodotto finito è il risultato di un lavoro a più mani. Ho voluto curare Anna in tutto e per tutto: l’editing, la copertina, tutta la grafica e la produzione del libro sono stati realizzati da Carla Casazza e Carlo Alberto Civolani, miei carissimi amici oltre che grandi professionisti.

 

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Roberta, a questo punto non ci rimane che attendere l’uscita di Ti raggiungo in Pakistan, ma vorrei chiudere questa intensa chiacchierata con un’ultima domanda.
Al di là di quello che hai detto prima riguardo al fatto che Anna rappresenti la proiezione della tua anima, i personaggi delle tue storie sono sempre donne. Perché l’universo femminile?
Ad essere sincera un motivo preciso non c’è, è una cosa avvenuta per caso. La risposta facile sarebbe: “perché l’universo femminile mi appartiene”, ma non è così.
Ti racconto una cosa successa durante una presentazione del mio romanzo Tranne il colore degli occhi, che forse può aiutarci a spiegare questo fenomeno. Una ragazza in sala mi ha fatto una domanda che nessuno mi aveva mai posto e quella sua riflessione è stata come uno “squarcio di luce in mezzo a tante nubi” (cit). Tutto quello che ho scritto fino a ora, è il risultato di un percorso preciso di cui non ero cosciente. La scrittura parte sempre da un’idea che poi la fantasia sviluppa. Ed è stata proprio la mia fantasia a portarmi nel luogo giusto, quello dell’anima delle donne.
La ragazza che ha provocato quella riflessione è parte di questo percorso. È l’anello di congiunzione di tanti tasselli di cui, fino a quel momento, non comprendevo il significato.
Nei giorni successivi a quella presentazione ho messo assieme le tessere del puzzle e ho capito quale scrittrice voglio essere da grande. È la strada avviata con Tranne il colore degli occhi, che proseguirà con Ti raggiungo in Pakistan e che definirà il mio genere: letteratura femminile. Non romance, non eros, ma femminile.
Storie dal contenuto scomodo. Storie di donne che parlano alle donne, ma anche storie di uomini con a fianco grandi donne.
Spero di non essere travolta dalle critiche maschili, il mio intento non è sminuire il mondo degli uomini, ma trovare nell’anima delle donne la ricetta per crescere, riflettere, fare propri certi sentimenti ed emozioni che possano rendere meno difficile vivere. Indipendentemente dal sesso.

 

Direi che abbiamo finito e che puoi riprendere le redini de L’ora del tè. Non senza prima avermi versato un Martini Rosso! Suerte!

Ma potrò brindare con una che beve Martini Rosso? Mi verso una Saison! Prosit!

 

Ringrazio Ilaria Vitali per la splendida e ironica intervista. Oltre a essere una bravissima scrittrice Ilaria è anche mia grande amica, una delle poche persone al mondo che appartengono per motivi inspiegabili e stregoneschi alla mia anima. Vi aspetto alla prossima puntata de L’ora del tè.

Una vetrina per Anna.

Ricordate Anna? Non dite di no, vi ho stressato, torturato, raccontato; tutti, più o meno, sapete cos’è Anna. Forse non conoscete la storia e nemmeno il suo titolo. Ma sapete l’importanza che ha per me!

Ebbene, finalmente Anna ha la sua vetrina. Da oggi partecipa al 1° Concorso Letterario Nazionale della casa editrice Booktribu “Live Your Belief! Vivi ciò in cui credi!”. 

La selezione delle opere avviene attraverso la votazione delle stesse da parte della Community di Booktribu ed, in seguito, da una Giuria di Qualità.

E qui ora mi rivolgo a voi, Amici Miei!

Per fare avanzare Anna, e raggiungere la Giuria di Qualità, mi occorrono in vostri voti.

E’ sufficiente accedere alla pagina relativa al mio romanzo, il cui titolo è Ti raggiungo in Pakistan (basta cliccare qui), registrarsi alla Community e votare: con “mi piace” l’opera guadagna 1 punto e con la “prenotazione”, del Manoscritto stesso, 10 punti.

Grazie, di cuore a tutti! Anche Anna ringrazia 🙂

© 2019 Roberta Marcaccio

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