Alla parola “solitudine” il mio Gabrielli risponde così: “L’essere solo; condizione di chi vive solo: la solitudine lo rendeva triste; aveva bisogno di un po’ di solitudine; vivere in solitudine.

Ha una connotazione triste, la solitudine, eppure negli ultimi tempi è diventata la mia amica migliore. “Non migliore amica, ma amica migliore.” (Questa citazione l’ho rubata in Umberto Dei, lo ammetto, spero che l’autore mi perdoni! La scrivo anche fra virgolette, non si sa mai.)

Cosa c’entra la solitudine con Umberto Dei? Me lo sto chiedendo da dieci minuti, da quando mi sono seduta in poltrona, con il notebook sulle gambe, con l’idea di scrivere un post che parlasse di Umberto Dei e della solitudine.

Andiamo per ordine.

Undici minuti fa, ho finito di leggere, per la seconda volta, Umberto Dei Biografia non autorizzata di una bicicletta. A mio avviso, il più bel romanzo di Michele Marziani. È la storia di Arnaldo, esperto di economia, che decide di cambiare vita e diventa meccanico di biciclette. È una storia di amicizia fra Arnaldo e Nas, il ragazzo uzbeko che assume come apprendista nella sua officina. Una storia che diventa anche un po’ un giallo e che ha un finale in forte salita, dove le ultime pagine non puoi leggerle e basta, perché l’istinto è quello di mangiarle.

Arnaldo è un uomo solo, la sua donna è morta, i suoi genitori sono lontani, e lui ha solo la sua bottega di meccanico di biciclette. Una vita senza ordine, senza nessuno da cui tornare, senza domani in cui sperare. La vera solitudine.

Perché la “vera solitudine”? Forse ce n’è una falsa? La solitudine, penso io, è vera per chi la vive. Per quelli a cui, quella solitudine, pesa e tanto. Come ad Arnaldo. Fino a che non arriva Nas, studente al Politecnico con la passione per le biciclette. Ma non per biciclette qualsiasi. Per le Umberto Dei.

E così la vita di Arnaldo si riempie, e quel vuoto è un po’ meno vuoto.

Bevo tè e mangio biscotti e scribacchio frasi che parlano di solitudine. E penso che forse le parole contengono un significato diverso per ognuno. Che a me la parola solitudine non fa paura, ma capisco chi invece teme di restare solo.

La solitudine mi ricorda il silenzio, il vuoto da riempire di cose che piacciono: buona musica, ottimo cibo, letture piacevoli, un computer, una tastiera, un foglio … Non riesco ad essere triste pensando alla solitudine e, se fosse possibile, sul mio Gabrielli cancellerei tutte le citazioni e lascierei solo: aveva bisogno di un po’ di solitudine.

Comprate Umberto Dei, leggetelo, regalatelo a Natale e commuovetevi sull’ultimo capitolo. Merita davvero un premio con fascetta attorno alla copertina.