Dialoghi per voce sola – di Clara Piacentini

Tre dialoghi, in realtà tre monologhi. Tre monologhi d’amore.

In tre racconti che pare siano strappati dall’anima della narratrice, ogni volta diversa, si riconosce la mano dolce e carezzevole dell’autrice. La delicatezza delle parole e la costruzione delle frasi, come trasposizione dei pensieri, conducono il lettore nel mondo appassionato di Clara Piacentini. Conosco la scrittura dell’autrice da alcuni anni e ammiro la sua capacità di fondere emozione, narrazione e sentimenti senza mai cadere in stereotipi o luoghi comuni. Originalità è la parola che contraddistingue la poetica di questa autrice, una prosa che ha in sé l’essenza della poesia.

È delicata l’autrice quando descrive i luoghi, le persone, i sentimenti. È ricca di particolari. È precisa nei dettagli, nella punteggiatura, nella posizione delle parole mai poste a caso. Nei tre monologhi che diventano spesso un parlare a sé stessa troviamo alcuni personaggi particolari che sono presenti in ogni vita: l’amore, ovviamente, il destino beffardo e a volte generoso, l’illusione, la delusione, il rimorso, la malinconia.

Tre drammi non facili da recitare per i quali l’autrice ha scelto uno stile che ricorda il diario: colloquiale, fresco, una chiacchierata a voce alta. È l’autrice stessa a specificarlo nel terzo monologo.

“Mi blocco. Di colpo. Smetto di scrivere. Diari, sono pagine di diario queste mail, scritte solo per me. […] Mi sopraggiunge la noia, quasi il disgusto verso me stessa, quel me stessa datti di inutile poesia. Quanto sono stata stupida! Sfoglio sempre più in fretta pagine senza spessore, immateriali scivolano sotto le mie dita sullo schermo di un tablet. Parole a caso mi colpiscono, separate, secche come chicchi di grandine. Per chi ho scritto se non per un personaggio inventato dal mio stesso desiderio? Mi sono aggrappata a poche parole per costruirmi l’oggetto d’amore, poche parole forse false, forse veritiere che nel mio animo hanno rimbombato come rullo di tamburi lontani, come il suono del corno che propaga le sue onde e ottunde ogni altro suono.”

I tre dialoghi, o monologhi che siano, sono tre voci solitarie che si intrecciano, si scambiano, creano la sensazione di un’unica storia mentre in realtà non lo sono. Eppure c’è un continuum, una sorta di proseguimento logico, un filo che si tende di voce in voce, sotteso di malinconia, illusione, delusione, amarezza.

Ritorna l’Africa, prepotente e inscindibile compagna di Clara Piacentini. Ritorna quell’amore possente per i colori, gli occhi, gli sguardi, la delicatezza della natura e dei tratti dei bambini. È l’essere bambini, il non voler crescere, il non conoscere l’amore, quello che fa soffrire e strappa l’anima in tanti coriandoli di carta.

Dialoghi per voce sola è una poesia che l’autrice scrive per me, per te o molto probabilmente per se stessa. È l’espressione della passione per l’arte e per la natura; è la rappresentazione dell’amore più puro ma anche più disperato.

Chiudo con le parole di Clara Piacentini, tratte da Dialoghi per voce sola, semplici e fortemente motivanti:

“Per nessuno al mondo devi permettere che sia scalfita l’armonia della tua persona. Concentrati sulle tue letture, la tua scrittura, i bei progetti che stai realizzando. Allontana qualsiasi pensiero, non sobbarcarti l’incapacità altrui. Se qualcosa di bello c’è stato, conservalo. Se qualcosa di buono ancora accadrà, non puoi saperlo. Concentrati solo su di te. Non lasciarlo entrare… ciò che ti può far male.”

Dialoghi per voce sola di Clara Piacentini è pubblicato da ALA Libri

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